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martedì 3 dicembre 2013

La Madonna a Medjugorje ci ha invitato alla preghiera. Ma cosa è, in realtà, la preghiera?



La preghiera deve nascere da un amore libero che ci spinge a cercare Dio, non da un obbligo esteriore. È infatti una contraddizione pensare che qualcuno ci costringe ad essere liberi. La preghiera nasce dall’ascolto interiore dell’amore di Dio. Essa non mira ad ottenere delle cose e o a trovare delle soluzioni. Quello lo farà Dio per noi. La preghiera è concepita solo per sentire la presenza di Dio che, per mezzo di Gesù Cristo, ci porta al Padre. Una presenza che perfeziona la nostra vita, che ci guarisce, che ci fa risorgere, che ogni giorno ci fa crescere e ci fa fruttificare.
Conosciamo questo tipo di preghiera? Abbiamo tempo per questa preghiera? Sono interrogativi fondamentali. Forse preghiamo tre Rosari al giorno – come ha chiesto la Madonna – e spesso non sappiamo neanche che cosa abbiamo fatto. Probabilmente non siamo neanche entrati in preghiera! Sarebbe meglio rimanere davanti a Dio e dire: “Maria, aiutami ad entrare in rapporto con Dio Trino e Uno. Prega con tutti gli angeli e santi. Ecco, io mi apro per ascoltare Dio e per fare dei nuovi passi sul cammino…”.
Abbiamo lo spazio e il tempo affinché Dio discenda in noi? Se siamo occupati da tutto il resto e non abbiamo tempo per Dio, siamo come degli uomini molto ricchi che si preoccupano di far tanti soldi e muoiono perché dimenticano di occuparsi della propria salute. Anche noi rischiamo di morire nella religione se non permettiamo che l’Onnipotenza di Dio ci trasformi, se trascuriamo le nostre profondità, se non vogliamo che Dio illumini i misteri della nostra vita e ci dia risposta alle domande più profonde; se non abbiamo tempo e spazio affinché tutto il nostro essere sia elevato nel desiderio che si realizzino le promesse di Dio…In questo caso la nostra preghiera non ha alcun valore. Dio è sceso in mezzo agli uomini, ma gli uomini non l’hanno riconosciuto. Egli vuole continuare a discendere tra i suoi figli, ad apparire, ad essere il Dio-con-noi. Ma se non abbiamo spazio, se non abbiamo tempo per questo Dio, non possiamo neanche vivere la sua incarnazione in noi.
Per vivere la preghiera in questa apertura a Gesù Cristo nello Spirito Santo, dobbiamo liberarci da alcune cose. Dall’egoismo innanzitutto. Poi dalle motivazioni false, dalle preghiere egocentriche, dall’amore puramente umano che continuamente coinvolge le persone ma non si eleva. Attenzione: questo tipo di amore è una trappola perché è fatto di compassione. Chi compatisce sprofonda nella sofferenza dell’altro e non lo aiuta. L’Amore di Dio, al contrario, eleva. Gesù non si è fermato sul cammino quando gli apostoli non volevano andare avanti. Non si è fermato quando Pietro voleva impedirgli di andare a morire… Gesù viveva sempre con lo sguardo rivolto verso il Padre. Aiutava tutti ma non si lasciava coinvolgere nelle paure e nelle patologie umane.
La nostra preghiera spesso è un continuo ripetere: “dammi, dammi…ho bisogno!”. Ma quando inizieremo a contemplare Dio? Quando arriveremo a renderci conto che Dio vive per noi? Quando tutto il nostro essere comincerà a sentire in se stesso la circolazione della Vita divina? In questi tempi in cui Maria è presente a Medj., Dio dona delle grazie particolari e chiama quelli che sono disposti ad aprirsi a Lui. Lo Spirito Santo poi, sviluppa nell’originalità di ognuno ogni dono di grazia. Molte persone sono abituate ad avere dei sacerdoti che prendono il posto dello Spirito Santo. È troppo comodo! Ognuno deve scoprire in se stesso lo Spirito Santo. Maria molte volte ci ha invitato ad essere ubbidienti allo Spirito di Dio, ad essere in ascolto. Il passaggio dall’impossibile al possibile nella nostra vita avviene proprio in questa apertura allo Spirito. E così, mentre noi ci addormentiamo preoccupati – come Giuseppe al pensiero della gravidanza di Maria – il Signore ci parla nel sonno!
Non è sbagliato chiedere. Non è sbagliato pregare per gli altri. È sbagliato rimanere fuori dal contatto con lo Spirito Santo. È sbagliato non sapersi elevare a Dio. La nostra incapacità a vivere con Dio blocca la nostra preghiera, ed essa non scorre. Se vogliamo procedere sul cammino della preghiera, dobbiamo togliere da noi molti ingombri. Satana tenta in tutti modi di bloccare la nostra preghiera, ci svia, ci impaurisce, alimenta in noi le preoccupazioni. Ma il segreto per non farci intrappolare in questi meccanismi sta nell’abbandonare tutto a Dio e lasciare che Lui ci guidi.
Nessuna forma ci salva. Dobbiamo arrivare a vivere il nostro rapporto con Dio con libertà. Non dobbiamo “dire” le preghiere, dobbiamo vivere la preghiera.
Oggi noi cristiani viviamo la preghiera allo stesso modo con cui viviamo il sonno e i rapporti tra noi: non abbiamo tempo di dormire, non abbiamo tempo di stare uno con l’altro…Non abbiamo quindi tempo di stare con Dio. È come se dicessimo: “Signore non ho tempo di ascoltarti, adesso devo dire il mio Rosario! Non ho tempo di accogliere il tuo Spirito… Forse quando sarò in vacanza troverò un attimo per te!”. Naturalmente con questo non intendo dire che non bisogna recitare il Rosario, al contrario: è una preghiera importantissima. Dobbiamo solo pregarlo cercando di stare interiormente con il Signore, e non in modo meccanico o superficiale.
Poniamoci un’ultima domanda: abbiamo tempo per risorgere? La conversione è sapere organizzare la propria vita affinché dentro di noi cominci la Vita di Dio, la vita nuova. Molte volte la preghiera ha delle forme che stancano. Bisogna sapere quindi essere creativi. Ci sono molti modi per pregare… Preghiera è sapere riposare in Dio. Preghiera è immergersi nella natura con amore perché Dio ce l’ha donata. Preghiera è sapere ammirare un fiore perché Dio l’ha piantato per te! Dio ti sorride da tutte le parti e tu passi e non vedi niente, non cogli niente! Se non riusciamo a cambiare il nostro modo di pregare, se siamo dipendenti dalle forme non possiamo procedere sul nostro cammino. Rimaniamo statici.
Impariamo a stare davanti a Dio. Troviamo il tempo per entrare in un rapporto vivo con Dio, sia come individui, sia come gruppi, sia come comunità. Dobbiamo liberarci dalla schiavitù. Tutta la dimensione della nostra vita deve ritrovare il suo rapporto con Dio. Allora ci accorgeremo come la potenza dello Spirito Santo scorrerà in ogni circostanza della nostra esistenza: al lavoro, a casa, in vacanza. Ovunque ci sarà data e ci accompagnerà, per renderci creature sempre più libere e felici.
p. Tomislav Vlasic

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