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mercoledì 11 dicembre 2013

Padre Slavko: i segreti di Medjugorje fanno paura


« Mio Dio, deve succedere questo? ». La Madonna avrebbe risposto che non è Dio che fa questo, ma è il peccato che lo fa.
Per questa notizia io sento che molti sono stati presi dalla paura, dall'angoscia. E molti si domandano fortemente: perché pregare se devono succedere queste cose, perché digiunare, perché lavorare?...
Voglio dirvi come io ho capito questi messaggi apocalittici.
Nel Nuovo Testamento abbiamo un libro che porta il nome di Apocalisse. In questo libro potete leggere molte cose brutte che ha visto Giovanni nelle sue visioni e che ha descritto, molti disastri... Ma tutto questo, guardate, non si può spiegare anzitutto nel senso di una catastrofe fisica; questo si deve sempre capire nel senso della conversione.
Il primo livello di questi messaggi, anche se sembrano terribili, è l'invito alla conversione, cioè servono alla nostra fede. La nostra fede deve avere sempre la dimensione dell'aspettare.
Aspettare: per questa ragione anche il digiuno.
Lascio il materiale per due giorni la settimana, proprio lo lascio e aspetto il mio Signore.
Allora se la nostra fede non ha questa dimensione, non è fede cristiana nel senso pieno.
Io dico qualche volta che molti con la loro fede restano proprio in questo mondo: mangiano e bevono, coi soldi contano di organizzare la propria vita, la vita della propria famiglia, ma non hanno questa dimensione che ti fa dire: devo essere pronto ogni giorno per il mio. Signore.
Forse conoscete quello che ha fatto tante volte S. Agostino. Lui ripeteva: « Non oggi la conversione, domani », ma per noi tutti vale il contrario: « Proprio oggi la conversione ».
Pensate alla parabola di Gesù sulle vergini stolte e sagge: cinque hanno aspettato lo sposo e sono entrate con Lui e le stolte non L'hanno aspettato. Hanno perso la dimensione della fede. E non potevano entrare.
Nel Nuovo Testamento, soprattutto nell'Apocalisse, si trova una parola che la Chiesa ripeteva molte volte: Maranathà! Cioè, Signore Gesù, vieni!
I veggenti hanno vissuto questa dimensione nella fede che si apre al mondo dell'al di là e che aspetta nella speranza. Non c'è posto per l'angoscia, per la paura. Anche quando sentiamo queste cose, se abbiamo paura, non abbiamo fede o la fede è molto debole. Ieri sera ho parlato con tutti e tre i veggenti (Marija, Ivan e Jakov) anche di questa visione di Mirjana e ho chiesto: « Voi avete paura? ». Hanno detto: « No ». Badate, questo è un segno della fede: avere sempre confidenza.
E c'è un'altra cosa. Nella lettera ai Tessalonicesi S. Paolo scrive che uno, quando ha sentito che Gesù sarebbe venuto presto, non voleva più lavorare. Allora S. Paolo ha detto: « Bene, se non vuol lavorare, non lasciatelo mangiare... ».
Ripeto che tutti questi messaggi non hanno senso se noi rispondiamo con la paura. Dobbiamo rispondere con la confidenza, con l'amore e dire: « Tutto è nelle mani del Signore e io ho bisogno di vivere oggi tutti i miei doveri, amando e sperando ».
Io ho capito così e lo dico a tutti: le apparizioni non portano mai una nuova rivelazione; sono sempre un impulso a pregare, a digiunare, ad amare, a riconciliarsi, a fare per la pace.
E allora neanche questi messaggi segreti possono portare qualcosa di nuovo; dicono che la nostra fede di nuovo diventi più viva, che non dormiamo.(P. Slavko Barbaric - 15 novembre 1985)

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