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venerdì 10 gennaio 2014

MEDJUGORJE e L’OMOSESSUALITA’


La Madonna non si è mai sbilanciata a parlare di questo argomento, eppure qualcosa alla ribalta è giunto. Testimonianze seppure poche di giovani che hanno cambiato vita..
La Madonna ci stupisce sempre per la delicatezza che adopera per aiutare i suoi figli a realizzare una rinascita di tutto il loro essere quando si abbandonano a Lei con fiducia. Nella prima testimonianza la conversione è da intendersi come un cambiamento di vita volto a mettere ordine e priorità diverse nel proprio modo di vivere. Da paragonarsi agli eccessi contrari dei già ben noti volti televisivi.

1° TESTIMONIANZA

Samuel, un parrucchiere francese, è venuto in pellegrinaggio l’inverno scorso a Medjugorje e racconta:
“Ero omosessuale. Pur avendo ricevuto nella mia infanzia un’educazione cattolica, la mia vita era molto lontana da Dio. A Parigi frequentavo le discoteche più perverse e la mia più grande preoccupazione era di apparire. A 36 anni, durante un ricovero d’urgenza in ospedale, ho scoperto di essere malato di Aids. In quel momento mi sono ricordato di Dio ma, una volta lasciato l’ospedale, ho continuato per tre anni a cercare l’uomo della mia vita… Infine, di delusione in delusione e di vuoto in vuoto, ho capito che stavo percorrendo una falsa strada. Ho iniziato allora ad orientare la mia vita verso Dio; solo Lui poteva infatti donarmi l’amore di cui avevo disperatamente sete. Desideravo convertirmi e un giorno mi è capitato tra le mani un libro su Medjugorje e ho scoperto che in quel luogo tutti trovano una nuova vita e una nuova speranza. Io, che come tipo ero piuttosto duro, ho pianto tutte le mie lacrime, ero sconvolto. Mi sono quindi recato a Medjugorje e sono stato colpito dall’intensa presenza di Maria, mia Madre, che mi comunicava una grande pace interiore. Da quel momento ogni giorno mi impegno per
cambiare il mio cuore e guardare verso Dio. Mi sono convertito da poco, sono ancora molto debole e vulnerabile, ma ogni giorno il mio cuore trabocca di gioia per aver trovato il mio Creatore e mia Madre. Questa malattia che avrebbe potuto uccidermi, Dio l’ha utilizzata per farmi rinascere. A coloro che oggi sono come io ero prima, voglio dire: Dio esiste, è Lui la verità!”. (Dal diario di sr. Emmanuel)

Se dunque abbracciare Cristo significa metterlo al primo posto, quindi abbracciare le sue leggi, vuol dire cercare di mettere in pratica i suoi comandamenti. Da qui l’infinito dolore che provano tutti coloro che si trovano in situazioni contrarie a ciò che la Chiesa stessa non approva.
Ecco una toccante lettera inviata da un ragazzo di Malta a Papa Benedetto XVI
Santità, vorrei parlare a nome di quei giovani che come me vivono alla periferia della Chiesa per vari fattori, perché abbiamo orientamenti sessuali diversi o perché veniamo da famiglie rovinate, o perché vittime di abusi sessuali. Fra di noi, numerosi fratelli e sorelle si sono ritrovati a vivere delle esperienze che li hanno allontanati dalla Chiesa. I cattolici ci mettono tutti in un solo calderone, per loro siamo quelli che dicono di credere ma che non vivono all’altezza dell’impegno di fede. Per noi la fede è una realtà difficile da vivere e ci porta grande sofferenza: noi sentiamo che neanche la Chiesa stessa ci riconosce. Una delle nostre ferite più profonde risiede nel fatto che, se le forze politiche sono preparate a riconoscere il nostro desiderio di integrazione, la comunità della Chiesa ci considera un problema. Noi ci sentiamo meno accettati e considerati degni dalla comunità cristiana, di quanto non facciano altri membri della società. Ci rendiamo conto che il nostro modo di vivere mette la Chiesa in una posizione difficile ma riteniamo di dover essere trattati con maggiore compassione, senza essere giudicati e con più amore. Siamo portati a credere che viviamo nell’errore, questa mancanza di comprensione da parte di altri cristiani provoca in noi grandi dubbi, non solo nei confronti della comunità ma anche nel nostro rapporto personale con Dio. Ci sentiamo emarginati come se non fossimo stati invitati al banchetto. Dio ci ha chiamato tutti. Santità, ci dica qual è l’appello di Dio per noi; noi vogliamo farvi vedere quanto valida sia la nostra Fede. Anche noi vorremmo dare il nostro contributo alla comunità cattolica: Santità, che cosa dobbiamo fare? 

La risposta è che l’omosessuale cattolico è chiamato alla castità senza vie di mezzo o mezze misure, al pari di un divorziato oserei aggiungere. Dunque molti non riuscendo a rinunciare alla loro indole vivono come abbiamo letto, questa condizione di emarginazione con grande dolore. Ma c’è anche chi è riuscito a vincere su se stesso, ma è stato comunque pesantemente condannato e giudicato. E’ il caso di Luca di Tolve.

2° TESTIMONIANZA

Il più discusso cambiamento di rotta dopo un viaggio a Medjugorje ce lo ha fornito Luca di Tolve, un 39enne che nel 1990 è stato eletto Mister Gay. Non è altro che l’ennesimo miracolo avvenuto ai piedi del santuario mariano di Medjugorje, secondo quanto lo stesso Luca racconta nel libro da lui scritto, dall’eloquente titolo ‘Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso‘, edito da Piemme. E’ successo che, durante una sua visita al santuario jugoslavo, Luca, per usare le sue parole, ha ritrovato se stesso ed è diventato eterosessuale. Vittima dell’abbandono da parte del padre quando era un bambino, e del conseguente rapporto sbilanciato, ai limiti del morboso, con la madre, Luca si ritrova a mettere in discussione la propria identità di genere e a intraprendere l’esperienza omosessuale. Dopo i primi amori adolescenziali, l’ingresso nell’età adulta coincide con la scelta di vivere senza timori la propria condizione.
Eletto Mister Gay negli anni ’90, si ritrova famoso e molto richiesto a eventi mondani, feste e spettacoli. Un manager di successo che organizzava crociere animate da drag queen e transessuali, un dirigente dell’Arcigay che guadagnava molto bene. La sua nuova vita lo porta a vivere ogni sorta di trasgressione e sfrenatezza. Dietro l’angolo, però, sta in agguato un nemico letale: l’Aids, che senza pietà lo priva nel giro di poco dei migliori amici. Si ritrova con tanta rabbia addosso, soprattutto verso il padre e verso Dio. Un giorno accade che qualcosa si rompe nella dinamica di vita e nel precario equilibrio costruito in quegli anni. Luca rientra in se stesso e decide di intraprendere un percorso di conversione, su base psicologica e religiosa, che lo porta a scoprire e a sanare le ferite di tanti anni, fino a riappropriarsi della sua mascolinità ed eterosessualità. Un cammino faticoso, fatto di dubbi e ricadute, che lo porta fino a Medjugorje: l’incontro con la Madonna lo spinge decisamente sulla strada della conversione, favorendone una completa rinascita interiore. Dopo sofferenze e fatica, Luca incontra anche l’amore a lungo cercato e con Terry inizia una nuova vita.
Ebbene, in seguito a questa ‘conversione’, secondo Luca, intervistato dal quotidiano di Maurizio Belpietro ‘Libero‘, su di lui si è scatenato l’inferno. ‘Perché se uno da etero passa a gay viene salutato come un eroe e se un omosessuale compie il percorso inverso viene tacciato di falsità e ipocrisia?‘, si chiede il neo convertito. ‘Da quando ho dichiarato di aver chiuso con l’omosessualità mi sono trovato tutti contro. L’Arcigay e le altre associazioni di categoria mi guardano come a un rinnegato; gli opinion leaders che ne sostengono la causa mi ritengono un pericoloso grimaldello nelle mani degli atavici sostenitori della vecchia cultura retrograda e omofoba. Ho ricevuto minacce di morte, mi hanno denigrato pubblicamente giornalisti che non ho mai incontrato… ‘, conclude Luca.

Fonti: http://medjugorje.altervista.org/doc/testimonianze//028-omosessuale.php
http://attualita.tuttogratis.it/cronaca/guarire-dallomosessualita-grazie-alla-fede-un-gay-a-medjugorje-diventa-etero/P55089/

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