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venerdì 17 gennaio 2014

Perchè a S. Antonio si fà il falò?

I falò si accendono per la ricorrenza liturgica di Sant’Antonio Abate, segnata nel calendario al 17 gennaio. Il fuoco, elemento naturale, come l’acqua e l’aria, brucia e riduce in cenere le scorie del terreno e oltre a purificare, propizia il nuovo raccolto. Sant’Antonio, non temeva il fuoco, incurante, addirittura varcava la soglia dell’inferno, per tentare di sottrarre anime al demonio. Nell’iconografia classica lo vediamo ritratto mentre il fuoco esce dal suo libro o dai suoi piedi.
Spesso, la notte dei falò di Sant’Antonio, festa contadina di origine celtica, è preceduta dal rito della benedizione degli animali.

Perché il Fuoco di Sant'Antonio
è sinonimo di malattia che brucia

L'eremita egiziano associato a terribili affezioni. Poco prima del 1000, interi villaggi furono colpiti da un misterioso male

MILANO - Eremita, nel deserto resistette agli insidiosi attacchi del diavolo. Investito da fuoco e fiamme, i suoi discepoli lo ritrovarono quasi morente, ricoperto di gravi ferite e dolorose ustioni su tutto il corpo. Così l'egiziano Sant'Antonio Abate (250-356 circa), per il suo rapporto con «quel grande Spirito di fuoco che io stesso ho ricevuto» conquistò non solo la santità, ma anche un posto nella storia delle gravi affezioni dell'umanità. Da secoli il suo nome è associato a tutte quelle malattie, che seppure clinicamente differenti tra loro, provocano dolore e bruciore intensi. In Italia ancora oggi chiamiamo "fuoco di Sant’Antonio" l'Herpes zoster, malattia di origine virale.

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