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giovedì 20 febbraio 2014

La polizia segreta jugoslava cercava di screditare i veggenti

Resi pubblici i documenti ufficiali in cui le forze dell'ordine definivano le apparizioni «uno strumento dell'azione nemica controrivoluzionaria» e organizzava atti per «rendere passivi i veggenti». Intanto continua il lavoro della commissione vaticana istituita da Benedetto XVI che dovrà esprimersi sulle apparizioni della Vergine Maria
Di Benedetta Frigerio

Sono usciti i rapporti ufficiali della polizia segreta bosniaca sui fatti di Medjugorje. A darne notizia il vaticanista Andrea Tornielli su La Stampa di mercoledì scorso.

I dossier, spiega Tornielli, sono stati pubblicati dal giornalista Žarko Ivković, proprio nell'anniversario dei trent'anni delle apparizioni, iniziate nel 1981 e ancora in corso. Il giornalista ha avuto accesso agli archivi dell’Agenzia d’informazione della Bosnia-Erzegovina, consultando le carte della polizia segreta jugoslava. Leggendo i rapporti, Ivković ha trovato documenti ufficiali in cui la polizia si pone come obiettivo la sconfessione dei veggenti e la persecuzione di quanti li difendevano. Dagli archivi emerge anche un legame tra la polizia e la diocesi di Mostar, che dal 1982 in poi ha sempre espresso la sua incredulità, non mancando di ammonire i francescani della parrocchia di Medjugorje, mettendoli spesso in cattiva luce.

Si apprende poi perché l'allora vescovo di Monstar, monsignor Pavao Žanić, cambiò idea sulla veridicità dei fenomeni. Dapprima favorevole, tanto da recarsi a Medjugoje nei primi tempi delle apparizioni, cambiò repentinamente posizione, dando un segnale ufficiale molto forte da parte della Chiesa. Non si capì mai cosa accadde. Ma ora l'arcano pare svelato: la polizia segreta gli aveva consegnato un documento che mentiva sui fatti di Mejugorje, sui francescani della parrocchia, sui ragazzi e sui preti che li sostenevano. Gli ufficiali comunisti usarono una strategia ben precisa per cercare di arginare il fenomeno delle apparizioni della Madonna, capendo che dovevano screditare i fatti innazittutto di fronte alla Chiesa. Tanto che molti dei rapporti, scrive Ivković, furono fatti circolare, oltre che a Monstar, anche nelle stanze vaticane e in altri paesi europei.

Delle persecuzioni che i veggenti dovettero subire si conosce molto. I veggenti, infatti, non hanno mai fatto segreto di essere stati minacciati, interrogati per ore, vessati e prelevati da scuola dalle forze dell'ordine. Ma molti li hanno accusati di mentire. Ora, però, uno dei dossier conferma le loro parole. Le apparizioni, si legge, «sono uno strumento dell'azione nemica controrivoluzionaria»; lo scopo è di «rendere passivi i veggenti». Infine, un rapporto del novembre 1987 parla di tutti i passi compiuti da un agente della polizia «per compromettere alcuni frati considerati ideatori delle apparizioni».

Si legge anche di ordini per spaventare i pellegrini, di convegni cittadini organizzati contro i francescani, in particolare contro il più grande sostenitore dei veggenti, padre Jozo. Ed emerge che di lui si doveva dire che ideò le apparizioni per sedurre i piccoli fedeli. Anche i continui ammonimenti da parte del vescovo rivolti a padre Jozo, guida spirituale dei veggenti, allontanato nel 2009 da Medjugorje, si comprendono meglio. Nel dossier consegnato al vescovo Žanić dalla polizia si accusa il prete di presunte avventure amorose e comportamenti contrari al suo ministero.

La scoperta dei documenti è poi preziosa per la nuova commissione vaticana, istituita da Benedetto XVI l'anno scorso e presieduta dal cardinal Camillo Ruini, che dovrà esprimersi sulle apparizioni e sui fatti che coinvolgono il piccolo paese bosniaco, in cui la Vergine continua ad apparire e i pellegrini a crescere in numero e devozione.


Fonte: http://www.tempi.it/medjugorje-la-polizia-segreta-jugoslava-cercava-di-screditare-i-veggenti

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