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venerdì 7 febbraio 2014

Quando preghiamo il "Padre Nostro" diciamo - non indurci in tentazione - ma è la giustra traduzione?

 La frase  del Padre Nostro "non indurci in tentazione" non è la più esatta; essa potrebbe creare una ambiguità di interpretazione. Affermare che Dio sia causa della tentazione è errato, infatti è impossibile che Dio tenti l'uomo al male. Al contrario si dovrebbe dire "aiutaci a non cadere in tentazione ".

  Una spiegazione chiara ci è data da S. Giacomo quando scrive" Nessuno quando è tentato dica : sono tentato da Dio, perché Dio non può essere tentatore del male e non induce nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce" (Gc 1,13-14). Alla luce di tale affermazione si può con certezza dire che l'interpretazione più esatta della frase è: "Fa che non entriamo in tentazione"; chiediamo cioè al Padre di allontanare il male da noi, lo supplichiamo di non entrare nelle prospettive del tentatore, di non venire a patti con lui, di concederci la grazia di resistere al male conservandoci fedeli. Chiarito il senso della frase cerchiamo ore di capire cosa si intende con il termine tentazione. In greco ha un duplice significato: tentazione e lotta. Nel greco biblico il verbo tentare ha il significato di provare, saggiare, come dice S. Paolo nella 2 lettera ai Corinzi: "Tentate voi stessi se siete nella fede" (2 Cor 13,15). La parola tentazione quindi può avere questi significati: tentazione vera e propria, lotta o prova. Il termine può essere compreso in pienezza se lo mettiamo in stretta correlazione con la seconda frase della petizione: ma liberaci dal male. Tutto il contesto della petizione è una implorazione di salvezza, una invocazione a chiedere perdono. Tale preghiera può essere così tradotta: non lasciarci in balia della prova, non abbandonarci quando ci provi, soccorrici nella nostra debolezza quando ci provi e perdona tutte le nostre debolezze dinanzi ad essa. Alla luce di tali interpretazioni la tentazione non è per se stessa peccato, lo diventa quando cediamo ad essa. La chiave di lettura dell'intera petizione stà in quell'"indurre", che significa stare in guardia perché Satana non ci sorprenda distratti e ignari del pericolo. Stiamo chiedendo a Dio di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato, nella lotta tra carne e spirito. Chiediamo a lui aiuto, consapevoli della nostra debolezza, ricordandoci che lo spirito è pronto, ma la carne è debole.
2. PERCHE' ESISTE LA TENTAZIONE
Spiegato il significato letterale della petizione è ora necessario entrare nel suo senso esistenziale, spiegano perché esiste, come si manifesta e come la combattiamo. La tentazione è necessaria alla nostra vita. L'uomo ha bisogno di essere assoggettato ad essa per conoscersi. La tentazione infatti mette in evidenza ciò che siamo, perché nel nostro essere ci sono cose nascoste e ignorate persino da noi stessi, che non vengono alla luce, né si conoscono se non nella tentazione. Se Dio non permettesse più a Satana di tentare l'uomo, sarebbe come un maestro che smettesse di insegnare. Questa è la pedagogia di Dio: lasciare che i suoi figli vengano tentati per mostrar loro la sua misericordia, il suo amore e la sua fedeltà. Dio non permette che l'uomo venga tentato per allontanarlo da sé, bensì per avvicinarlo e provare se è fedele. Così prova Abramo, Isacco, Giacobbe… Così provò Israele nel deserto. La tentazione serve all'uomo da crogiuolo, come scrive il Siracide: "Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione; abbi un cuore retto e sii cosciente, non ti smarrire nel tempo della seduzione perché con il fuoco si prova l'oro, e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore". La fede cristiana è sottoposta al crogiuolo della tentazione che genera pazienza e con questa la speranza che non delude, permettendo di restare radicati nell'amore di Dio. Come dice S. Giacomo: " Con la prova gli dà la forza di sopportarla e la corona della vita promessa". E ancora: "Considerate perfetta letizia miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza". Ancora Dio permette che veniamo tentati per mostrare che la sua potenza è superiore a quella del maligno, tanto che pur permettendo che da esso veniamo tentati, non permette che da esso veniamo schiacciati intervenendo nella nostra vita con la sua potenza liberatrice, come dice il salmo 65: "Dio ci hai messi alla prova, ci hai passati al crogiuolo come l'argento. Ci hai fatto cadere in un agguato, hai messo un peso ai nostri fianchi, hai fatto cavalcare uomini sulle nostre teste, ci hai fatti passare per il fuoco e l'acqua, ma poi ci hai dato sollievo". L'arrivo del sollievo è la liberazione dalla tentazione.
3. COME SI MANIFESTA LA TENTAZIONE
Per comprendere come si manifesta la tentazione partiamo da una distinzione di S. Ignazio di Lodola che divide i cristiani in due categorie: quelli che passano da un peccato mortale all'altro, e quelli che lavorano coraggiosamente per purificarsi dal peccato. Entrambi vengono tentati dal maligno. I primi li tenta tranquillizzandoli. Permette loro molti piaceri, riempie la loro immaginazione di mille soddisfazioni, per impedirgli di riflettere sulla loro vita. Li attira ai desideri della carne e della sensualità: il piacere, il bere, il cibo, il denaro, il sesso, la droga, il potere. Si impegna affinché rimangano nel loro peccato, li rassicura, ricordando che la misericordia di Dio è infinita e quindi non devono preoccuparsi del loro peccato. Toglie loro la paura del peccato e li fa affermare che l'inferno non esiste. I secondi, cioè quelli che amano Dio e cercano di crescere nell'amore, Satana li tenta con lo scoraggiamento e si insinua dicendo loro che non c'è bisogno che si diano tanto da fare, che si può essere buoni cristiani impegnandosi molto meno. In questo modo fiacca la loro volontà facendo scegliere il minor sforzo. Suscita in loro sentimenti di falsa umiltà con pensieri del tipo: non sei capace di tanto; sono cose per grandi santi; non ce la farai mai; è inutile che ti sforzi. Cerca in ogni modo di distoglierli dal desiderio del bene che hanno. Li assilla con falsi ragionamenti, li turba con scrupoli indescrivibili, ridesta in loro un passato che non riescono a dimenticare. Si impegna per renderli tristi e scoraggiati, facendoli scivolare nell'angoscia, nel timore, nel turbamento, nel disgusto della preghiera, li mette davanti ai loro peccati e mormora loro che sono troppo arditi nell'avvicinarsi al Signore con tale impedimento. Gli presenta la vita come un fallimento irreparabile fino a fargli dubitare della misericordia del Padre, giudicando e condannando se stessi, disprezzandosi fino alla disperazione. Li fa ripiegare mostrando il loro io peggiore. Li soffoca con rimproveri e con frasi del tipo: prima eri migliore, sei peggiorato. Devi cambiare vita, non sei fatto per quello che hai scelto, la tua vocazione è sbagliata. Altre volte fa il suo gioco, proponendogli cose superiori alle loro capacità in modo che nel momento che non riescono a compierle sperimentano il loro fallimento.
4. COME SI COMBATTE LA TENTAZIONE
Se è vero che Dio permette la tentazione nella nostra vita, è altrettanto vero che ci da di combatterla e come questo si faccia ce lo insegna Gesù quando rivolgendosi ai suoi discepoli nel Getsemani, dice: "Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione" (Mt 26,41). Gesù invita i suoi discepoli a vegliare per non cadere in tentazione; ma ciò non basta. E' altresì necessario vigilare. Il cristiano ogni giorno sperimenta la debolezza della sua carne e cade in tentazione, dinanzi ad essa solo lo Spirito chiesto con la preghiera può dargli la forza di resistere e non soccombere. Il combattimento e la vittoria sono possibili solo con questo potente strumento che Dio ci ha donato. Per mezzo della preghiera Gesù è vittorioso sul tentatore, fin dall'inizio (Mt 4, ss) e nell'ultimo combattimento della sua agonia (Mt 26, 36-44). In questa domanda del Padre Nostro Gesù ci unisce al suo combattimento e alla sua agonia. Quindi il segreto per combattere la tentazione è la preghiera, e con essa la vigilanza. Non c'è tentazione, lotta o prova, che la preghiera non possa superare, perché con essa c'è in noi la potenza di Dio. Quando siamo imprigionati nella tentazione seguiamo questi due consigli: 1. guardiamola in faccia e accettiamola dicendo: sono un peccatore- 2. guardiamo a Dio e non a noi stessi. Come il naufrago non si salva da solo se non sa nuotare, ma è necessario che qualcuno lo salvi allo stesso modo noi guardiamo a Dio e chiediamo che ci salvi dalla tentazione. Poiché ogni giorno siamo tentati, ogni giorno dobbiamo martellare il cuore di Dio per esserne liberati. Altro modo per combattere la tentazione è non avere paura di essa, come dice S. Giacomo: "Resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi" (Gc 4,7), e Pietro dice: "Resistetegli saldi nella fede". Satana nulla può sull'uomo se questi non si dà in suo potere. Per quanto sia un leone possiamo resistergli ed egli fuggirà. E' come un cane furioso, ma è un cane legato, e noi dobbiamo stare attenti a conoscere la lunghezza della corda. Non dobbiamo avere paura. Non dobbiamo mostrare segni di stanchezza. Egli è intelligente e ci attacca dove siamo deboli. Perciò guardiamo al nostro sonno e non lasciamoci andare a tutto ciò che rende meno vigilanti. Come Gesù nel deserto preghiamo, digiuniamo, apriamo la Scrittura per scacciare il tentatore, contro il quale la Parola di Dio è potente ed efficace, ci protegge e ci difende. Quando la tentazione nonostante la preghiera, il digiuno, diventa persistente non chiudiamoci nel silenzio ma parliamone, perché questo ci libera dalla tentazione o per lo meno ci permette di ridimensionarla.
5. MA LIBERACI DAL MALE
Questo punto è fondamentale. Siamo chiamati ogni giorno a chiedere al Signore di liberarci dal male. La traduzione giusta è: "Ma liberaci dal maligno". Sappiamo bene che il compito del maligno è quello di ostacolarci continuamente nel cammino di conversione. Esistono due diversi attacchi diabolici. Ci sono gli attacchi ordinari e quelli straordinari. Per quanto riguarda gli attacchi ordinari, essi comprendono tutti i tipi di tentazione di fronte alla quale ci troviamo ogni giorno. Abbiamo già elencato le "tentazioni" che quotidianamente il maligno ci propone, e anche come possiamo affrontarle e vincerle. Ma esistono gli attacchi straordinari, che riguardano le situazioni di : ossessione diabolica; vessazione diabolica; possessione diabolica e infestazione diabolica. Di solito si incorre in questi pericoli quando nella vita si sono avuti legami con maghi, cartomanti, stregoni, astrologi, sedute spiritiche, scrittura automatica ecc…; oppure il Signore permette queste prove come una croce, che utilizza per riavvicinare le persone a Lui. La ossessione diabolica riguarda gli attacchi che il demonio fa attraverso la mente. Cioè quando il maligno riesce ad insinuare un pensiero che poi diventa ossessivo. Per esempio il pensiero del suicidio. Diventa una ossessione rimbombante nella mente che in molti casi porta drammatiche conseguenze. La vessazione diabolica riguarda gli attacchi esterni del maligno. Per esempio quello che ha fatto a certi santi, come Padre Pio, Don Bosco, santa Gemma Galgani, il Santo Curato d'Ars ecc…Cioè dispetti vari, percosse notturne, strane malattie che compaiono e scompaiono misteriosamente ecc… La possessione diabolica si ha quando il demonio si impossessa del corpo di una persona e attraverso questa possessione riesce a far compiere gesti o a far pronunciare parole blasfeme al posseduto. Questo tipo di attacco diabolico grazie a Dio non è molto frequente. Vi sono anche diversi gradi di possessione. Si passa da una più lieve ad un livello più grave. Infine abbiamo l'ultimo attacco che si chiama infestazione diabolica. E riguarda soprattutto i luoghi. Cioè il maligno infesta una casa, un ambiente di lavoro, ecc… L'invocazione "Liberaci dal maligno" riguarda dunque non solo la liberazione dalle tentazioni ordinare, ma anche la liberazione dagli attacchi frontali di Satana sopra elencati. Sappiamo che il demonio è un angelo decaduto, e che , essendo molto astuto spesso riesce a seminare il veleno dei suoi inganni nel nostro cuore e nella nostra vita. Il rimedio a tutti gli attacchi del demonio rimane comunque il digiuno e la preghiera. Siamo chiamati a pregare incessantemente per non cadere in nessuna trappola di Satana. In alcuni casi è necessaria una vera e propria preghiera di liberazione dal maligno. Quando gli attacchi sembrano non cessare sarebbe opportuno richiedere una semplice preghiera di liberazione a qualsiasi presbitero. Nei casi più gravi la Chiesa interviene con la preghiera di esorcismo, che può compiere solo un presbitero autorizzato da Vescovo. Non dobbiamo dimenticare, che Gesù stesso ha compiuto parecchi esorcismi nella sua vita terrena. Il Vangelo è pieno di episodi che narrano gli esorcismi di Gesù. La cosa importante è credere seriamente alla potenza di Gesù Cristo, cioè credere che Lui è risorto, che ha vinto la morte, il peccato e il demonio, e che se noi abbiamo Gesù dentro, non dobbiamo temere nulla.
Note di don Massimiliano

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