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mercoledì 12 febbraio 2014

Se ognuno di noi non si sente bisognoso della misericordia di Dio ,ma meglio che non vada a Messa

 Quando andiamo a Messa la domenica è solo un momento di festa? È una tradizione consolidata che si fa? È un’occasione per ritrovarsi o per sentirsi a posto, oppure è qualcosa di più? Quando partecipiamo alla Santa Messa ci ritroviamo con uomini e donne di ogni genere: giovani, anziani, bambini; poveri e benestanti; originari del posto e forestieri; accompagnati dai familiari e soli… Ma l’Eucaristia che celebro, mi porta a sentirli tutti, davvero come fratelli e sorelle? Fa crescere in me la capacità di gioire con chi gioisce e di piangere con chi piange? Mi spinge ad andare verso i poveri, i malati, gli emarginati? Mi aiuta a riconoscere in loro il volto di Gesù?”.

 Tutti noi domandiamoci: Mi preoccupo di aiutare, di avvicinarmi, di pregare per loro, che hanno  problemi? O sono un po’ indifferente? O forse mi preoccupo di chiacchierare: ‘Hai visto come era vestita quella o come è vestito quello? Alle volte si fa questo dopo la Messa o no?”.“Si fa! E quello – ha replicato sorridendo e mimando il ‘no’ con il dito indice – non si deve fare!’”. “Pensiamo – ha aggiunto – a questi fratelli e sorelle che hanno oggi problemi qui a Roma, problemi per la pioggia, per questa tragedia della pioggia, e problemi sociali del lavoro e chiediamo a Gesù, a questo Gesù che noi riceviamo nell’Eucaristia, che ci aiuti ad aiutarli”. Il successore di Pietro ha indicato un secondo segnale per comprendere se l’Eucaristia è vissuta bene: “la grazia di sentirsi perdonati e pronti a perdonare”.

"Chi celebra l’Eucaristia – ha spiegato – non lo fa perché si ritiene o vuole apparire migliore degli altri, ma proprio perché si riconosce sempre bisognoso di essere accolto e rigenerato dalla misericordia di Dio, fatta carne in Gesù Cristo... Se ognuno di noi non si sente bisognoso della misericordia di Dio, non si sente peccatore, ma meglio che non vada a Messa! Perché noi andiamo a Messa perché siamo peccatori e vogliamo ricevere il perdono di Gesù, partecipare alla sua redenzione, al suo perdono”. “Quel ‘Confesso’ che diciamo all’inizio – ha evidenziato il Papa – non è un ‘pro forma’, è un vero atto di penitenza! Io sono peccatore e confesso! Così inizia la Messa… Dobbiamo andare a Messa umilmente, come peccatori e il Signore ci riconcilia”. L’Eucaristia, secondo il vescovo di Roma, “non è qualcosa che facciamo noi; non è una nostra commemorazione di quello che Gesù ha detto e fatto. No. È proprio un’azione di Cristo!”. “Una celebrazione – ha osservato – può risultare anche impeccabile dal punto di vista esteriore, bellissima, ma se non ci conduce all’incontro con Gesù, rischia di non portare alcun nutrimento al nostro cuore e alla nostra vita. Attraverso l’Eucaristia, invece, Cristo vuole entrare nella nostra esistenza e permearla della sua grazia, così che in ogni comunità cristiana ci sia coerenza tra liturgia e vita: questa coerenza tra liturgia e vita”. “Viviamo l’Eucaristia – ha concluso – con spirito di fede e di preghiera, di perdono, di penitenza, di gioia comunitaria, di preoccupazione per i bisognosi e per i bisogni di tanti fratelli e sorelle, nella certezza che il Signore compirà quello che ha promesso: la vita eterna!”.

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