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mercoledì 16 aprile 2014

Due discepoli hanno tradito Gesù ma Pietro viene perdonato Giuda NO perchè?

La diversità del comportamento di Giuda e di san Pietro; la morte di Giovanni Battista

Gentile Padre,
mi colpiscono soprattutto due personaggi del vangelo uno è Simon Pietro e l'altro e Giovanni il Battista. Ma è innanzitutto Pietro ad attirare la mia attenzione, la prima domanda che mi pongo è quale sia la differenza tra Pietro e Giuda, perché entrambi tradiscono e uno viene perdonato e l'altro no.
E' un po' sconcertante pensare che una chiesa che deve essere fondata su solide basi, si fondi sull'affidabilità di un personaggio mica poi tanto affidabile.
In fin dei conti anche Giuda si renderà conto di aver sbagliato tutto, ma per lui sarà troppo tardi, mentre per Pietro sarà solo l'inizio.
Venendo a Giovanni il Battista, perché deve perdere la sua testa? Sembra quasi una punizione, come se non riuscisse a portare a termine qualcosa. Eppure è un santo, stimato e che ha avuto il compito di battezzare Gesù, perché quindi questa brutta morte?
grazie
F.

Risposta del sacerdote
Cara F.,
1. c’è una differenza tra Giuda e Pietro.
Il primo tradisce Il Signore e lo mette nelle mani dei carnefici.
Il secondo lo rinnega, finge di non averlo mai conosciuto.
Il primo si pente, ma preso dall’orgoglio non domanda perdono a Gesù e va ad impiccarsi.
Il secondo, al vedere lo sguardo di Gesù, viene preso da pentimento e piange amaramente. San Marco, che è l’interprete di San Pietro, dice che quando la Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che Gesù era risorto e che lei stessa l’aveva incontrato, li trovò “in lutto e in pianto” (Mc 15,10).
Pietro era tra questi. Era in lutto e piangeva non solo la morte del Signore, ma certamente anche il suo rinnegamento.
L’iconografia cristiana antica presenta San Pietro con due fossette agli zigomi, segno del pianto che poi lo avrebbe accompagnato per tutta la vita ogni volta che ricordava quello che aveva fatto.
In Pietro ognuno di noi ha un esempio molto bello di come si debbano piangere i propri peccati, che sono stati la causa della morte del Signore.
Per Giuda invece le cose andarono diversamente. S. Caterina da Siena si sentì dire dall’Eterno Padre: “Questo (della disperazione) è quello peccato che non è perdonato né di qua né di là, perché il peccatore non ha voluto, spregiando la mia misericordia; perciò mi è più grave questo che tutti gli altri peccati che ha commessi. Unde la disperazione di Giuda mi spiacque più e fu più grave al mio Figliolo che non fu il tradimento che egli mi fece. Così sono condannati per questo falso giudizio d’aver posto maggiore il peccato loro che la misericordia mia; e perciò sono puniti con le dimonia e cruciati eternamente con loro” (Dialogo della Divina Provvidenza, c. 37).
2. Mi dici poi che trovi “sconcertante pensare che una chiesa che deve essere fondata su solide basi, si fondi sull'affidabilità di un personaggio mica poi tanto affidabile”.
Ti posso rispondere semplicemente che, al momento del rinnegamento, Pietro non aveva ancora ricevuto lo Spirito Santo nella forma in cui lo ricevette a Pentecoste. In quel giorno fu letteralmente trasformato e diventa pronto a dare la vita per il Signore non solo con le parole, ma con i fatti. Giunto al momento del martirio, disse ai carnefici: “Non sono degno di morire come il mio Maestro. Crocifiggetemi con la testa in giù”.
3. Osservi infine che la morte di Giovanni Battista non è stata tanto bella. Che non meritava di morire così.
Ti chiedo: e Gesù meritava di morire così?
Giovanni Battista è stato precursore della venuta del Signore. Ma gli è stato precursore non solo a parole, ma anche con la morte violenta.
E per questo martirio si è meritato una gloria molto grande non sulla terra, dove le glorie sono tutte caduche e spesso al dire di santa Teresa d’Avila sono “una grandissima menzogna”, ma in cielo e per tutta l’eternità.
Ti saluto, ti prometto una preghiera e ti benedico.

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