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sabato 31 maggio 2014

LA BENEDIZIONE SPECIALE E MATERNA DELLA MADONNA


LA BENEDIZIONE SPECIALE E MATERNA DELLA MADONNA

Suor Emmanuel racconta :

A Medjugorje la Madonna ha fatto un dono al mondo, ha dato la benedizione speciale e materna: io la ricevo con riconoscenza e la Madonna chiede a me e a chiunque la riceva di trasmetterla a tutti, non esiste un formula; si trasmette con il cuore. La benedizione speciale di Maria è un dono gratuito, un dono di Dio che passa da Lei quale Madre.

Coloro che vivono i messaggi hanno questo regalo e possono trasmetterlo agli altri. La Madonna mi dona uno strumento di lavoro, una sua soluzione che risolve problemi per i quali, umanamente, non sembra ci sia soluzione. Questo dono è parte di un tutto per coloro che vogliono seguire la scuola della Madonna.
Questa benedizione donata dalla Madonna non può traboccare che da un cuore colmo. Con questa benedizione ho qualcosa da donare, qualcosa della Regina della Pace. Ho ricevuto, dunque dono.
La Madonna ci raccomanda di parlare di questa benedizione e di trasmetterla solamente alle persone che sono impegnate nel cammino, alle altre noi dobbiamo trasmetterla silenziosamente.
Un giorno la veggente Marija mi ha confidato che lei stessa dava questa benedizione speciale e materna molto semplicemente dicendo: "Ecco, ho ricevuto la benedizione speciale e materna dalla Madonna e te la trasmetto", e puoi aggiungere le preghiere che vuoi, col cuore.
Questa benedizione si può trasmettere solo a una persona alla volta.
Verso gli increduli possiamo trasmettere silenziosamente questa benedizione. Ogni genere di grazie investe allora queste persone, pace, gioia, conversione.
Quando benedico i miei nemici (Gesù l’ha chiesto a tutti) con questa benedizione, Maria mi aiuta ad amare questi nemici con un cuore materno, con il suo Cuore.
La veggente Marija ci ha precisato che la benedizione dei sacerdoti è più grande, le mani del sacerdote hanno ricevuto la sacra unzione e la loro benedizione fa cadere molte grazie dal cielo.
Un’amica di Suor Emmanuel racconta: "quando sono nel metrò, benedico tutti, e sebbene sia timida e piuttosto riservata, la gente viene da me per parlarmi, per aprire il cuore". Prosegue Suor Emmanuel: "Bertrand, un infermiere parigino, detestava il suo lavoro: tutti i giorni vedeva morire dei giovani di AIDS senza nessuna assistenza spirituale ed era straziato per non poterli aiutare, perché in questi grandi ospedali gli infermieri sono insufficienti e hanno il tempo di prestare le cure minime prima di correre in un’altra stanza. Fino al giorno in cui Bertrand scopre a Medjugorje la famosa benedizione speciale della Gospa. Ritorna un anno più tardi e non è più lo stesso: è fantastico, la Madonna mi ha trovato la soluzione. Quando devo sbrigarmi per curare un malato di AIDS, gli do silenziosamente la benedizione speciale e materna e so che Maria stessa lo accompagnerà nel suo trapasso. Una volta un malato di AIDS morente è anche guarito".
Si è ancora lontani dal comprendere la portata di questa benedizione.
La Madonna ci chiede di vivere e testimoniare i suoi messaggi. Perché ha aggiunto questo fatto di trasmettere la benedizione? Perché la testimonianza non sostituisce la benedizione, è un’altra realtà. La Madonna chiede per esempio ai genitori di dare l’esempio, di essere portatori di pace, ma chiede loro anche di benedire i figli.
La sola testimonianza non trasmette la protezione come fa la benedizione.
La testimonianza esercita una buona influenza, un’attrazione, la benedizione esercita un’azione invisibile.
MEDJUGORJE, ALLA SCUOLA DI MARIA
"La gente prega in modo sbagliato. Si reca nelle chiese e nei santuari per chiedere qualche grazia materiale. Pochissimi, invece, chiedono il dono dello Spirito Santo. La cosa più importante per voi è proprio implorare che discenda lo Spirito Santo perché se avete il dono dello Spirito Santo avete tutto" (messaggio del 29 dicembre 1983)
"Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. Rinnovate la vostra preghiera personale, e in modo particolare pregate lo Spirito Santo affinché vi aiuti a pregare col cuore. Intercedo per tutti voi, figlioli, e vi invito tutti alla conversione. Se vi convertirete anche tutti coloro che sono attorno a voi saranno rinnovati. E la preghiera sarà per loro gioia" (messaggio del 25 maggio 2003)


Fonte: http://www.medjugorjeliguria.it/Danko%2025%20MAGGIO%2009.htm




E’ l’ultimo giorno di maggio! - ATTO DI CONSACRAZIONE TOTALE A MARIA





E’ l’ultimo giorno di maggio!
Preghiamo l’Atto di consacrazione a Cristo per mezzo di Maria del Santo di Montfort. A confermare la nostra consacrazione offriamo la partecipazione della Santa Messa per questa intenzione, e, durante la Comunione al Corpo e Sangue del Signore, invochiamo e ringraziamo la Spirito Santo per averci guidato in questo cammino, per averci preparato a tale consacrazione, e pronunciamo con tutto il cuore una formula di consacrazione alla Madonna che lo Spirito ci suggerirà.
Con la gioia nel cuore cantiamo infine insieme a Maria il “Magnificat”ringraziando il Signore per le grandi cose che in noi ha fatto, fa e farà!Ogni nostra parola, azione, ogni pensiero, nella consacrazione a Maria, sarà nella piena libertà e nella perfetta adesione alla Volontà di Dio.Come Maria. Per essere tutti suoi. Per sempre. A lode e gloria di Dio.
ATTO DI CONSACRAZIONE TOTALE A MARIA
( Luigi Maria Grignon di Monfort )
Consapevole della mia vocazione cristiana,

io rinnovo oggi nelle tue mani, o Maria,

gli impegni del mio Battesimo.

Rinuncio a Satana, alle sue seduzioni,

alle sue opere, e mi consacro a GESU’ Cristo

per portare con Lui la mia croce nella fedeltà

di ogni giorno alla volontà del PADRE.

Alla presenza di tutta la Chiesa

ti riconosco per mia Madre e Sovrana.

A te offro la mia persona, la mia vita e

il valore delle mie buone opere,
passate, presenti e future.

Disponi di me e di quanto mi appartiene
alla maggior gloria di Dio,

nel tempo e nell’eternità.
Amen!
“Magnificat”
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».
Questa voce è stata pubblicata il 31 maggio 2014, in Dalle Mailing lists, Devozioni con tag , , , , , .

venerdì 30 maggio 2014

Il mio cuore si è aperto a Medjugorje


 Ciao a tutti, siamo Dario ed Elizabeth, da tredici anni viviamo in Comunità come sposi e fin dall’inizio abbiamo condiviso la vita in missione, con i bambini di strada, orfani e abbandonati, prima in Messico e poi in Brasile. Io, Dario, un po’ come tanti altri giovani disperati, avevo la testa dura e quando mi hanno proposto la" Comunità  Cenacolo" non ne volevo proprio sapere. Vivevo per strada e di tanto in tanto mi facevo rivedere ai colloqui, dove ogni volta i responsabili mi vedevano in condizioni sempre peggiori, fino al giorno in cui, anche se non avevo nessuna intenzione di entrare, si sono detti fra loro: «Proviamo a farlo entrare, perché se no questo qui non lo vediamo più!». Nella vita non avevo grandi aspirazioni, anzi non ne avevo proprio. Ancora oggi mi chiedo come mai dopo venti anni sono ancora in Comunità Cenacolo e, anche se tante volte me lo chiedo, in un certo senso so la risposta: perché c’è una forza che ho trovato in Comunità, una luce che mi ha afferrato e mi ha tenuto qui. Ho fatto il mio cammino comunitario come tanti altri ragazzi, ma la svolta l’ho vissuta a Medjugorje, dove Madre Elvira mi aveva mandato come “ultima spiaggia”, e lì è successo qualcosa: il mio cuore si è aperto. Non ho maturato un particolare desiderio di partire per le missioni, ma è stata di nuovo Madre Elvira che mi ha “pescato” inviandomi in Brasile con il primo gruppo di missionari del Cenacolo. È stata un’esperienza molto forte: mi sono sentito realizzato, al mio posto. Ho vissuto sedici anni con i bambini di strada e, probabilmente, in questa convivenza con bambini che hanno già problemi più grandi dei miei, con delle storie impensabili, è nato in me il desiderio di formare una famiglia. In questo cammino missionario, in Messico, ho conosciuto quella che oggi è mia moglie: Elizabeth. Lei, da parte sua, ha incontrato la Comunità in un momento in cui era alla ricerca di un senso profondo nella sua vita. La vita comunitaria ci “piaceva”, lo stare con i bambini ancora di più, la stessa vita della missione sempre molto piena, con tantissime cose da fare, ci realizzava e così abbiamo deciso di sposarci fermandoci come famiglia e fidandoci della Comunità. Oggi abbiamo tre bambini, Francesca, Andrei e Juan Pablo, e per noi è un grande dono aver avuto la fortuna di condividere la vita di famiglia con i bambini delle missioni. I nostri figli sono nati lì e sono, quindi, cresciuti nella semplicità: per esempio giocano con qualsiasi cosa, con un pezzo di legno, qualche pietra, salendo su e giù dagli alberi. Sappiamo bene che oggi tanti bambini non conoscono più questi divertimenti semplici e sani; per questo e per tante altre ragioni crediamo che vivere in Comunità come famiglia sia un grande dono. Siamo convinti che oggi vivere i veri valori della vita sia difficile nel mondo, soprattutto perché ci si sente soli. La protezione che sentiamo qui, l’aiuto degli altri, l’invito alla preghiera, l’invito all’amicizia anche tra i bambini, sono valori che da soli non avremmo mai avuto la capacità di trasmettere in modo così incisivo. Sono frutti e doni della vita in Comunità che non possiamo non vedere e riconoscere come tali. Come tutte le famiglie, anche i nostri figli, che oggi hanno 12, 10 e 8 anni, andando a scuola e confrontandosi con la vita e con gli altri, cominciano a vedere i nostri difetti. Allora, quando le “acque” in casa non sono proprio calme e serene, ma c’è un po’ di burrasca, facciamo la revisione di vita, come ci ha insegnato Madre Elvira: ognuno espone i suoi problemi e difficoltà, i nostri figli ci dicono i nostri difetti, noi li accettiamo e poi si ricomincia tutti insieme nel perdono e nell’impegno a crescere. Sicuramente arriverà il giorno in cui i nostri figli decideranno la loro strada, ma siamo convinti che questi anni che hanno vissuto intensamente nel bene - perché la vita della Comunità è serena ma esigente - rimarranno in loro come un tesoro per tutta la vita. Il nostro figlio più piccolo, Juan Pablo, ha avuto una storia un po’ particolare: durante la gravidanza il ginecologo chiese ad Elizabeth di fare degli accertamenti perché, vista l’età un po’ avanzata, poteva essere una gravidanza a rischio. Secondo le loro previsioni, Juan Pablo doveva essere affetto da “sindrome di Down”. Ci dissero di fare un esame approfondito per decidere se tenerlo o no, ma noi, comunque fossero andate le cose, avevamo già deciso: crediamo che ogni vita, comunque e sempre, è un dono di Dio da accogliere. Quando è nato Juan Pablo, il dottore è rimasto molto sorpreso quando ha visto il nostro bambino sano e, addirittura, si è messo a piangere dalla commozione.  Le gioie che viviamo oggi sono tantissime e i doni che riceviamo ogni giorno ancora di più: desideriamo ringraziare di cuore il Signore per tutta questa “abbondanza” di grazia che questa vita nella fede ci dona.

Fonte :  http://www.comunitacenacolo.it/viewpagina.asp?keypagina=3704&idlingua=1

“Guarito” dopo vent’anni di depressione a Medjugorje



«Così è cambiata la mia vita appena giunto a Medjugorje»
Martedì 21 Giugno 2011
Parla Sabino Simone, “guarito” dopo vent’anni di depressione
Socchiude gli occhi azzurri, si concentra e pesa le parole Sabino Simone. Sono le 3 del pomeriggio, è appena tornato da Roma dove ha fatto il punto sulla celebrazione del 30° anniversario della prima apparizione avvenuta a Medjugorje. Non ha ancora mangiato. L’autoscuola di cui è titolare, a San Fermo, accanto al santuario del paese e vicina al monumento a Garibaldi, che qui vinse una storica battaglia del Risorgimento, è intitolata proprio all’Eroe dei due mondi, massone e acerrimo nemico della Chiesa.

Nell’ufficio di Sabino, invece, tra i poster di due automobili da corsa spicca il quadro di una Madonna con bambino. Sul muro di fronte, un calendario ritrae la folla di fedeli in preghiera nel piccolo paese dell’ex Jugoslavia. In alto, sulla parte anteriore di un armadio, c’è l’immagine di un Sacro Cuore. Eppure c’è stato un tempo in cui la fede di quest’uomo, 65 anni, sposato e padre di tre figli, residente a Cavallasca, era all’acqua di rose come quella di molti.
La sua vita ha avuto una svolta netta nel 1985, proprio a Medjugorje, località che oggi fa parte della Bosnia-Erzegovina, dove quattro anni prima, alle 18.15 del 24 giugno, Vicka, Ivan, Mirjana, Ivanka, Jakov e Marija, sei ragazzi avevano avuto una visione. Lo stesso accadde l’indomani. Una di loro aveva visto comparire sulla collina una giovane donna inondata di luce con un bambino in braccio e che faceva segno di avvicinarsi. Da allora quella figura di donna, identificata con la Madonna, è apparsa il 25 di ogni mese e decine di milioni di persone si recano là in pellegrinaggio.
Signor Simone, com’è approdato a Medjugorje?
«Soffrivo da ormai vent’anni di una fortissima depressione e non trovavo via d’uscita con cure mediche. Mia madre seppe delle apparizioni e tentò di convincermi ad andare in quel luogo. Io rifiutai, non mi interessava. Data la sua insistenza, alla fine, l’accontentai. Viaggiai senza aspettative. Una volta lì, stetti subito bene. Mi sentii normale. La difficoltà fu dover tornare indietro. In seguito raggiunsi quella stessa meta centinaia di volte. Il mio desiderio era di tornare più in fretta e più spesso possibile. Così cominciai a organizzare pellegrinaggi».
Lei era già credente?
«Ero un credente molto tiepido, di quelli che si limitano ad andare a messa la domenica».
Cosa la colpisce maggiormente quando torna ai piedi della collina?
«La sensazione di benessere interiore che sperimento, che io considero sicuramente frutto della grazia associata alla presenza della Madonna. Si sta bene davvero, e non dipende da ciò che siamo, abbiamo o facciamo. È dono del Cielo; è trovare tutto ciò che si è desiderato».
A Medjugorje le è capitato di assistere ad altri eventi che reputa inspiegabili?
«Sì, colgo sempre il cambiamento delle persone, vedo come sono quando arrivano e quando invece ripartono. Sono toccate e cambiate, indipendentemente dalla loro predisposizione spirituale».
Lei sa che la Chiesa è molto cauta su Medjugorje? Ha formato una commissione d’indagine composta da teologi ed esperti soltanto l’anno scorso.
«Sì, ma non pone alcun impedimento. Non formula un giudizio finché gli eventi non si sono conclusi. È normale che sia così. Si rischia però che taluni eventi negativi predetti si avvicinino perché non si fa abbastanza per scongiurarli. Ricordiamo che dopo l’apparizione, nel suo primo messaggio, il 26 giugno 1981, la Madonna invocò pace, piangendo. Esattamente dieci anni dopo, il 26 giugno 1991, in Bosnia scoppiò la prima guerra europea dopo il 1945».
Cosa risponde agli increduli e a chi, tra loro, parla di grande inganno?»
«Capisco chi fatica a credere. Anch’io, inizialmente, ero così. Però, dai frutti prodotti nelle persone che sono state a Medjugorje, dico che è proprio un peccato non approfittarne». Marco Guggiari
Fonte: http://medjugorje.altervista.org/index.php/notiziario/cattolico/2011/6/0/100

Vicka parla dei suoi figli

Intervista del 27/5/2009 alla Veggente Vicka 

 All'anagrafe si chiama Vicka Ivankovic-Mijatovic. Ma per tutti è Vicka. Arriva poco prima delle 8 di mattina. La folla di pellegrini è lì ad attenderla, paziente, da più di un'ora. E sulla scala di pietra ci sono anche due interpreti, dal tedesco e dall'inglese (per l'italiano l'interprete non serve: come tutti i veggenti di Medjugorje, Vicka parla bene la nostra lingua). L'aiuta a farsi strada, nella calca, una specie di guardia del corpo (un cugino? un amico?). Come se fosse una star. Ma è solo una ragazza di 44 anni, sorriso meraviglioso, sposata e due figli, che ha passato gran parte della vita a dialogare con la Vergine. La vede ogni giorno dal 24 giugno 1981. Siamo all'esterno della sua vecchia casa azzurra, dove viveva prima di trasferirsi nel sobborgo di Krehin Gradac. E dove, come quand'era ragazzina, incontra ancora i pellegrini, due o tre volte la settimana.



Vicka, come stai?
«Sto bene, grazie. Sì, in questo momento sto bene. Con l'aiuto di Dio e della Madonna».
Tra i sei veggenti di Medjugorje (oltre a Vicka, altre tre ragazze, oggi diventate donne: Marija, Mirjana e Ivanka; più Ivan e Jakov), è quella che nella sua vita ha sofferto di più. Ma ha sempre affrontato il dolore con grande serenità. Ci ha reso un grande favore, Vicka. Ci ha fatto accomodare in casa e ci dedica qualche minuto, mentre fuori i pellegrini sono in trepida attesa. Sono almeno trecento, in pochi metri quadrati, stretti tra un negozietto e l'altro di souvenir, sorti come funghi negli ultimi anni a ridosso della casa della veggente. Per fortuna oggi la giornata è fresca. In agosto è un tormento aspettare all'aperto, sotto il sole.
Quando ti sei sposata, ci avevi detto che nel matrimonio gioia e dolore hanno ugual peso. Dono di Dio entrambi, La pensi ancora così?
«Sì. Il matrimonio è una grande grazia del Signore. Viviamc in un momento molto difficile per le famiglie e i giovani. Le famiglia è sotto attacco».

Come va con i figli?
«Maria Sofia ha 6 anni, Antonio 4 e mezzo. Sono bravi Ogni sera recitiamo tutti insieme il Rosario in famiglia. Noi si stancano, anzi. L'altra sera il più piccolo mi ha detto: "Mamma, perché oggi abbiamo pregato poco? Domani, di più"».
Un bambino maturo...
«Hai ragione. Solo la preghiera può tenere unita la famiglia. E l'umiltà. Dice la Vergine: "Dovete mettere Dio al primo posto, nella vostra casa, come un principe". Senza Dio non si può andare avanti. Il segreto: amore e preghiera con il cuore».
Fuori cresce l'agitazione. I pellegrini raccolgono febbrili, in sacchetti di plastica, biglietti gualciti su cui hanno scritto una grazia da chiedere alla Madonna, o foto di parenti e amici malati. Una nonna, un po' affaticata, mostra orgogliosa la fototessera del suo decimo nipotino. Biglietti e foto da consegnare a Vicka, perché li affidi a Maria, durante l'apparizione che avrà questa sera.
Vicka, non sei stanca di tutta questa gente?
«No, perché?».
Qual è la cosa più importante da chiedere a Maria?
«Non bisogna chiedere niente».
Come, niente?
«Dio, cui Maria si rivolge, sa ciò di cui abbiamo bisogno. Ma i suoi tempi, i tempi di suo Figlio, non sono i nostri. Il miracolo, la grazia, avvengono quando meno ce l'aspettiamo. Spesso i pellegrini hanno un atteggiamento di pretesa. Ma a noi la Vergine chiede di seguire i suoi inviti materni: alla preghiera, alla conversione, alla pace. Insomma, è come se ci dicesse: "Vivete quello che dico, al resto ci penso io!"».
Fonte:http://holyqueen.altervista.org/medj_intervista_sansonetti_vicka.htm

giovedì 29 maggio 2014

"Con la fede ho trovato la felicità"

Dall'inferno al paradiso passando per il bunga bunga. Ania:

Intervista del 4 giugno 2011
Di Benedetta Sangirardi


Ania con Occhi di Bambina
La copertina del libro
Ania ha una casa in affitto, a Milano. Colorata, accogliente. Entrando si ha l'impressione di un appartamento vissuto, molto. Non è una di quelle case dalle quali esci la mattina presto per tornare la sera tardi. Ania Goledzinowska, 28 anni, modella polacca, intercettata nell'inchiesta Ruby-gate per le serate "Bunga Bunga", fidanzata con Paolo Beretta (nipote di Silvio Berlusconi) è una ragazza dolcissima. Mi accoglie in tuta e canottiera, computer acceso sul divano. Lei, bionda e occhi azzurri, è impegnata a scrivere il suo secondo libro, "un triller con sfumature religiose". Ben diverso dal primo "Con Occhi di Bambina" (Piemme incontri), balzato tra i 100 libri più venduti in Italia (è all'81esimo posto). Un libro non per tutti, che "scioglie" l'animo anche più cinico di chi si occupa quotidianamente di cronaca nera. E' la storia di una ragazzina "terribile", di una vita fatta di abusi (violentata a 8 anni dal compagno della madre), di droga ( già a 13 anni), di sesso. In breve, di una infanzia "non" vissuta in Polonia, di una mamma assente e di un papà scomparso prematuramente, di una sorella "che odiavo con tutta me stessa". E' una storia che fa piangere, perché è difficile vedere, anche se attraverso un libro, una piccola bambina vittima di violenza, che vaga per le strade di Varsavia alla ricerca della felicità, della serenità, della gioia di vivere.
Ma Ania, al posto del castello incantato che aveva sognato, al posto della bambole e dei giochi, ha trovato sulla sua strada tutto quanto una persona possa incontrare di peggio. L'indicibile. E ogni volta che ha cercato di rialzarsi, Ania è ricaduta. Sola, dopo anni di droga, a 16 anni coglie al volo l'occasione per venire in Italia e realizzare il suo sogno: la moda, lo spettacolo. Ma è qui che inizia il nuovo incubo. Viene rinchiusa in una casa-prigione di Torino e costretta a lavorare in un night. Si fida di una persona, di un mostro, che la violenta. Non ce la fa più e decide di fuggire dai suoi sfruttatori. La luce si accende quando incontra un ragazzo, organizza la fuga e riesce nella pericolosissima impresa. Un crescendo di emozioni, la ragazza polacca va dritta verso il sogno. Non è così. Milano bene, cocaina dalla mattina fino alla sera, locali, vip, sesso. Strada senza uscita. Quel mondo milanese che tutti sognano e invidiano è una realtà fatta di solitudine, finzione, che "quando poi vai a casa e scorri la rubrica non sai chi chiamare".
L'inferno finisce due anni fa, quando anche grazie a Paolo Brosio decide di andare a Medjugorje. Finalmente una strada che promette un futuro diverso, un futuro pulito, una speranza vera. La showgirl viene "rapita" da questo piccolo paesino della Bosnia-Erzegovina. Il castello incantato, che ha sempre sognato, ora finalmente è in costruzione. Ha le impalcature e Ania è al lavoro tutti i giorni, anche con turni extra per finire il suo lavoro che la porta verso la fede, la felicità e la sua nuova vita. Poi ci sono le "croci", come in ogni cammino spirituale. Come la storia del "Bunga Bunga".

Le intercettazioni, il "mostro" in prima pagina. Ania viene intercettata, nel gennaio scorso, mentre parla al telefono con Ruby Rubacuori. Le consiglia di stare lontana da Lele Mora, che nel 2008 l'ha spedita come "pacco" a Palazzo Grazioli per fare un regalo al presidente del Consiglio. Entra nell'inchiesta e per giorni viene associata alle Olgettine, alle ragazze che partecipano settimanalmente alle feste di Arcore. Ma la modella ora è più forte, e riesce a uscirne. La fragilità di una ragazza senza infanzia e con un passato terribile, ora la porta a non uscire di casa da circa un anno, tranne con il suo fidanzato. Ma la forza d'animo le si legge negli occhi. E le parole dure (parolacce incluse) le vengono fuori con tutta la forza quando pensa all'ultimo caso di pedofilia, quello di Don Seppia.

Tu chiedi, con coraggio, una legge perché pedofili e stupratori vengono castrati. Nel tuo libro racconti di due violenze. Una subita a 8 anni da parte del compagno di tua madre, e una a 16 anni, quando sei stata violentata da una persona di cui ti sei fidata..."Sono riuscita, con gli anni, a perdonare chi mi ha fatto del male. Ma credo fermamente che sia un reato che va punito. Che sia un prete o meno a compierlo. Se penso ai bambini che hanno dovuto subire quello che ho subito io provo una rabbia difficile da spiegare. Ogni volta mi viene da piangere. C'è scritto nel Vangelo (Marco capitolo 9, versetto 42): "E chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono, meglio sarebbe per lui che gli fosse messa al collo una macina da mulino da mulino e fosse gettato in mare". Oggi prego per queste persone perché, e cito ancora Gesù, "loro non sanno quello che fanno". Le mele marce sono ovunque, ma questo non vuol dire che non debbano essere punite".
Che tipo di legge proponi?"Un periodo di recupero, prima. Ma se poi non funziona in qualche modo bisogna fermarli...".
La prima parte del tuo libro è davvero choccante. Una bimba senza giochi, senza sorriso, violentata, che a 13 anni è già "strafatta" di eroina."Mia sorella ha iniziato con l'eroina a 11 anni, e a 25 ancora non ha smesso. Sta cercando di uscirne. Io mi drogavo già a 13. La mia non è stata un'infanzia. Quando, ancora oggi, entro nei negozi di bambini, io vorrei comprare tutto, bambole, peluche. Non ho mai avuto niente. Mi sentivo una figlia di nessuno. Uscivo, giravo incontrollata, mi drogavo. Mia madre era inesistente".
L'hai odiata per la sua assenza? Lei ti ha abbandonata e affidata ai tuoi zii. Una donna debole, diventata ancora più fragile con la morte di tuo padre."Sì, il mio era odio puro. Se anche fosse morta, allora, non mi sarebbe cambiato niente. Non provavo nessun sentimento. Ancor di più quando è nata mia sorella e da quando, a 8 anni, è morto il mio papà e mia madre si è fidanzata con l'uomo che ha abusato di me. Ma c'è di peggio. Un po' di tempo fa sono tornata in Polonia e mia madre mi ha confessato che quel "mostro" ha violentato anche mia sorella, non solo me. E' terribile, lei aveva appena 4-5 anni. Io ho sempre odiato mia sorella, pensavo fosse la causa della mia infelicità. E invece...".
Oggi in che rapporti sei con  la tua famiglia?"Va tutto bene, sia con mia madre che con mia sorella. Sto cercando di aiutare Natalia (la sorella, ndr), che da un anno si cura con il metadone per uscire dal tunnel dell'eroina. E' ingrassata di 30Kg e io mi sento in colpa per il mio passato. Quando eravamo piccole lei mi veniva sempre dietro, voleva uscire con me. Ma io la respingevo, la trattavo male, la odiavo. Ma tornare indietro non si può".

La droga, così piccoli, deve essere devastante. Eri appena una bambina."Non bisogna pensare che sia una realtà lontana, che succeda solo in Polonia o nei paesi poveri. Succede anche in Italia. Penso a Napoli, alla Sicilia, magari anche a quei ragazzini di Genova, adescati da Don Riccardo. Famiglie disagiate, in cui i bambini a 12 anni fanno sesso, trovano la droga. Sono realtà che facciamo finta di non vedere, le ignoriamo, ma esistono eccome".
A quanti anni hai avuto la tua prima esperienza sessuale?"A 14 anni. Il mio primo bacio l'ho dato a un ragazzo polacco che dopo qualche anno ha ucciso di botte la sua fidanzata e l'ha gettata nel cassonetto (Ania prende il giornale e mi fa vedere la foto del giovane in manette sulla prima pagina di un quotidiano polacco, ndr)".
A 16 anni si realizza il sogno di venire in Italia. Ma si trasforma nel più grande incubo. Qui per fare la modella, vieni rinchiusa come una schiava in una casa di Torino insieme ad altre ragazze, tutte giovanissime.(Prende un altro giornale polacco che racconta dell'arresto di un gruppo di sfruttatori che portavano ragazze in Italia e indica: "E' lui"). "L'unica possibilità che avevamo di uscire era per andare nel night, dove stavamo fino alle 5-6 del mattino. Ci svegliavamo alle 3 di pomeriggio, mangiavamo. Uscivamo sempre con lui (lo sfruttatore, ndr), mai sole".
Non sei riuscita mai a ribellarti?"Non c'era possibilità. Ero senza documenti. Queste persone sono furbe, ti ricattano. Ti dicono che se fai qualcosa vanno dalla tua famiglia, li uccidono. E tu hai paura..."
Una sera, al locale, ti sei fidata di un uomo... Ma era quello sbagliato"Sì, pensavo potesse salvarmi e portarmi via. E invece mi ha violentata, in macchina. Avevo 16 anni".
Come è cambiata la tua vita da allora?"Non sono più riuscita ad avere rapporti intimi con gli uomini, se non sotto effetto di alcol".
Poi arriva "l'angelo custode". Una notte decidi di scappare dalla casa-prigione. E un ragazzo ti aiuta nella fuga."Non l'ho mai più rivisto. E' stata una notte folle, avevo una paura incredibile. Ma ce l'ho fatta".
Che notizie hai delle altre ragazze che erano con te?"Altre tre sono riuscite a fuggire, dopo di me. Ma c'erano anche quelle a cui piaceva questa situazione. Guadagnavamo molto più di quanto avrebbero fatto nel loro paese. Ed erano contente di potersi comprare una casa. Ma io non ero venuta in Italia per quello".
Da quel night maledetto, sei passata a un altro night, più raffinato. Dove nessuno ti costringeva a fare sesso.
"Sì, ma sapevo che era una fase di passaggio. Dovevo accontentarmi, non avevo documenti, ma non volevo tornare in Polonia. Credevo ancora nel mio sogno".
Nella tua vita c'è la presenza costante di uomini. Tuo padre, poi il ragazzo che ti salva, il tuo fidanzato Marco, l'uomo che hai sposato con un finto matrimonio per avere il permesso di soggiorno, chi ha fatto in modo che arrivassi a Milano. Manca una figura femminile, un'amica."Non ci avevo mai pensato. Ma no, nel mio percorso le donne non ci sono state. Sono invidiose, ti giudicano facilmente senza conoscerti, non mi fido delle donne. Sono prevenute. Mi trovo meglio e ho tanti amici uomini. Negli ultimi anni ho avuto diversi amici e amiche "vip". Quando hanno saputo del libro mi hanno chiamato, preoccupate dicendomi: 'Ania, ma non è che ci legano alle tue disavventure di droga e ci coinvolgono?'"
Entriamo nel mondo vip. Arrivi a Milano e inizi la "bella vita". Locali, feste, mondo dello spettacolo, calciatori. E quando pensi che ce l'hai fatta, ricadi. La cocaina diventa il tuo "pane quotidiano"."E' un mondo incredibile, perverso. Pensavo che Marco, un ragazzo ricchissimo che mi ha mantenuto per i primi anni e che ho amato, mi avrebbe salvato. E invece mi ha rovinato".
Raccontaci la tua giornata-tipo di allora?"Marco mi lasciava sempre soldi, ero piena di soldi, avevo tutto quello che volevo. Ci facevamo di cocaina fino alle 10 del mattino. Lui poi andava a lavorare, non so come facesse. Io mi svegliavo verso le 15, uscivo, facevo la spesa, compravo vestiti. La sera sempre cene e feste con gli amici, si beveva e ci si faceva di cocaina, tutti i giorni".


Non ti annoiavi mai?"In quel momento non ci pensavo. Ero molto innamorata di questa persona, avevo perso la testa".
E poi..."La droga iniziava a stancarmi. Non mi faceva più effetto. Ho cercato di tirare anche Marco fuori dalla cocaina. Ma lui non ne voleva sapere. E ci siamo allontanati. Ma è stato peggio. Quando ci siamo lasciati ho iniziato a uscire con altri amici del mondo dello spettacolo e la droga al posti di diminuire, è aumentata. Facevo di tutto e di più. Fino a una notte...".
Che è successo?"Ho fatto un sogno, o almeno credo fosse un sogno. Un uomo con la barba mi parlava ma non sentivo cosa diceva. Ma mi guardava e io ho capito che quella figura mi avrebbe cambiato la vita".
La Milano bene è fatta di soldi, feste, gente ricca. Tu hai frequentato per anni quel mondo. Che cosa pensi di loro?"Tutto fumo, le feste dei vip che fanno vedere sui giornali sono finte. E' tutto finto. Indossi una maschera e partecipi a party in cui tutto è apparenza. Poi arrivi a casa, apri la tua agenda, e non sai assolutamente chi chiamare. Sono tutte persone sole. L'amicizia è impossibile, perché tutti sgomitano per arrivare, per avere un programma, per andare in tv".
Oggi che rapporto hai con il sesso?"Ho avuto storie con persone famose di cui non ho mai parlato, anche di una sera. Fa parte di quel circolo vizioso. Io dico sempre che nella mia vita ho fatto tutto quanto di peggio una persona possa fare. Solo due cose non ho fatto: non ho mai ammazzato nessuno, e non mi sono venduta. Da un anno ho fatto una promessa a me stessa, e non ho più rapporti sessuali".
A un certo punto di sei fidanzata con il cantante Baccini."Grazie a lui mi sono allontanata dalla droga. Ed è iniziata la mia nuova vita".
Fino a Paolo Brosio..."Non siamo mai stati insieme. Ma ci siamo molto aiutati a vicenda. E grazie a lui che sono andata a Medjugorje, un anno fa. E lì mi sono convertita. Ho capito che il diavolo è ovunque, e che ogni giorno devi faticare per mandarlo via".
Hai paura di ricadere nel tuo passato?"A volte sì. Da un anno non esco quasi più di casa. E presto tornerò a Medjugorje, è l'unico posto dove sono davvero serena. Voglio andare lì e capire che cosa cercare nella mia vita. Non so se voglio una famiglia, se invece preferisco aiutare gli altri. Andrò lì a capirlo."
E cosa ne pensa il tuo fidanzato, Paolo Beretta, nipote di Berlusconi?"Siamo sempre insieme, viviamo come due fidanzati, ma non consumiamo e lui lo capisce. E' una mia paura. Andare a letto con un uomo, oggi, per me vuol dire sporcarmi. E questo dipende sicuramente dal mio passato. Paolo non mi ha mai fatto pressioni".
Da quanto tempo vi conoscete?"Da tre anni. Io gli sono stata molto vicina quando è morta sua mamma (Maria Antonietta Berlusconi, sorella del premier, ndr). E da un anno stiamo insieme".
Beretta ti ha difesa negli ultimi mesi. Tu sei entrata nell'inchiesta Ruby-gate per un'intercettazione perché parlavi al telefono con Ruby. Il tuo nome era su tutti i giornali."Non ho mai visto Ruby. Ci siamo conosciute via Facebook all'inizio del 2010. E poi ci siamo sentite per telefono diverse volte, da ottobre in poi, quando è scoppiato il caso fino a gennaio. La telefonata intercettata, ovviamente, non è stata pubblicata interamente".
Che cosa dicevi in questa telefonata?"Avvertivo Ruby di stare attenta a Lele Mora. Di stargli lontano. Ma lei mi rispose: "Lui è l'unico che mi aiuta"".
Perché le consigliavi di stare alla larga da Mora?"Ho lavorato per lui per due anni. E' stato il mio agente. Facevo lavoretti di spettacolo, sponsorizzazioni, programmi. Ma non mi faceva mai andare oltre".
Che tipo di persona è?"E' meglio che non mi esprima".
Ti ha mai proposto di partecipare a feste a casa di Silvio Berlusconi?"Lui mi ha direttamente mandato a una festa del premier, senza dirmi niente".
Fai riferimento al compleanno del premier, nel 2008?"Sì. Mi disse: 'Ania, c'è questo lavoro, pagano bene. Tu non devi fare niente se non uscire dal pacco e cantare Happy Birtday'. Io ero ben contenta, mi davano un sacco di soldi. Presi l'aereo per Roma e una macchina dall'aeroporto mi portò in un palazzo dove mi hanno 'impacchettato'. Uscita dal pacco mi sono trovata davanti Berlusconi. Ero il suo regalo di compleanno".
E poi come è proseguita la festa?
"Abbiamo ballato insieme, mi ha fatto diversi complimenti, abbiamo cenato, ballato e siamo andati a dormire".
Hai dormito lì?"Sì".
E' stata l'unica volta che hai partecipato a un party a casa del premier?"Sì, le altre volte che sono andata ad Arcore o in altre case del premier ci sono andata con Paolo".
Con Mora ora hai interrotto i rapporti. Qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?"Una sera mi invitò a una cena, dove doveva esserci anche lui oltre ad altre persone. Cercavano la nuova immagine per una famosa birra italiana. Io andai e Lele non c'era. Gli uomini non c'entravano niente con la birra. Uno era un avvocato e un altro un notaio napoletano. Alla fine della serata uno di loro mi mise la mano sulla gamba per toccarmi e mi disse: 'Lele ci ha detto che per qualsiasi cosa possiamo contare su di te'. Mi sono alzata di scatto, ho chiamato Mora e ho gridato come una pazza. Da quel giorno non ho mai più lavorato con lui".
Credi che ad altre ragazze del "giro" piaccia invece quel tipo di vita?
"Certo. Lo stesso Lele Mora ha detto che quando smetterà di lavorare scriverà un libro e racconterà la verità su queste ragazze".
Ti senti di esprimerti su di loro?"Alcune le conosco, ed è noto a tutti che fossero a Milano per fare le escort. Che cosa facessero a casa del premier non lo so. Sicuramente ci andavano per soldi. Le intercettazioni parlano. Ma voglio dire una cosa".
Prego..."Le donne sono scese in piazza contro Berlusconi per la loro dignità. Ma chi ci ha mancato di rispetto e ha leso la nostra dignità sono proprio queste donne che si svendono cosi. Io non giudico, perché con il tuo corpo puoi fare quello che vuoi. Penso piuttosto a chi è costretta a vendere il suo corpo. E' di loro che dobbiamo preoccuparci".
Oggi come vivi?"Molto male. Questa casa non è mia, è di un mio caro amico. Pago un affitto molto basso. E quello che guadagno da piccoli lavoretti, come alcuni eventi, mi basta appena per vivere. Ho dovuto lasciare il mio lavoro di pr in discoteca quando è uscito il libro. Non potevo parlare di fede e poi essere lì a dare le bottiglie nei privé".
Non ho mai pensato di cercare un altro lavoro?"Mi piace molto scrivere. Sto scrivendo il mio secondo libro".
Hai mai rifiutato una proposta per questa tua nuova vita, dopo la conversione?"Quando un anno fa sono andata a Mejugorje, la mia guida mi disse: quando tornerai a Milano riceverai una proposta da non poter rifiutare, perché il diavolo è sempre presente. Appena tornata in Italia mi hanno chiesto di posare nuda per un magazine, mi avrebbero dato tantissimi soldi. Ho rifiutato, è stato difficilissimo. Ma l'ho fatto".

" Medjugorje è stata un'esperienza pazzesca. Sono andata lì con il cuore aperto ed è stato incredibile. Quel viaggio mi ha fatto ritrovare, ho trovato la fiducia. E ora non vedo l'ora di tornarci, perché lì mi sento davvero felice".

Che cosa vuoi dire alle ragazze che hanno subito violenze, che sono entrate nel tunnel della droga?"Da qualsiasi parte del mondo tu arrivi, da qualsiasi ceto sociale, se hai un sogno nella vita lo puoi realizzare. Altrimenti non ci sarebbe permesso di sognare".
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Oggi Ania è felicemente sposata è vive in Puglia  

Fonte: http://www.medjugorje.ws/it/updates/?sec=updates&lan=it&mod=ar&first=-361&count=10&enc=UTF-8

mercoledì 28 maggio 2014

Crescono i cattolici nel mondo



Dal 2005 al 2012 i fedeli battezzati nel mondo sono passati da 1.115 a 1.229 milioni, con un aumento del 10,2 per cento. L'incidenza dei cattolici, confrontata con l'intera popolazione del mondo, è lievemente aumentata, da 17,3 per cento a 17,5 per cento.

Il dato è contenuto nell'Annuario Statistico della Santa Sede reso pubblico oggi. L'Europa si conferma l'area meno dinamica con una crescita del numero dei fedeli battezzati di poco superiore al 2 per cento.

Mentre in Africa si registra la maggiore crescita con i fedeli che salgono dal 13,8 per cento del 2005 al 16,2 del 2012 di quelli mondiali. Cresce anche l'incidenza del continente asiatico che si mantiene attorno all'11 per cento in tutto il periodo esaminato. Si consolida la posizione dell'America con il 49 per cento dei cattolici battezzati del mondo. Stabile l'incidenza in Oceania.

L’Annuario Pontificio 2014, la cui redazione è stata curata da monsignor Vittorio Formenti, incaricato dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, e dal professor Enrico Nenna, è disponibile in libreria.

Nel periodo 2005-2012 il numero dei vescovi nel mondo è passato da 4.841 a 5.133 con un aumento di 292 presuli, pari al 6 per cento.

Nel 2012 i sacerdoti nel mondo erano 414.313 di cui 279.561 membri del clero diocesano e 134.752 del clero religioso; nel 2005 erano invece 406.411 suddivisi in 269.762 diocesani e 136.649 religiosi. Il numero complessivo dei sacerdoti nel 2012, rispetto a quello del 2005, ha subito una crescita di circa il 2 per cento, risultante dall’aumento del 3,6 per cento del clero diocesano e dal calo dell’1,4 per cento di quello religioso.

I diaconi permanenti costituiscono il gruppo degli operatori pastorali in più forte evoluzione nel corso del tempo: da 33.391 nel 2005 hanno raggiunto le 42 mila unità nel 2012, con una variazione relativa di più 26,1 per cento. Questa figura religiosa è molto frequente in America (specialmente quella del nord) con il 64,7 per cento di tutti i diaconi del mondo, ed anche in Europa (32,8 per cento).

I religiosi professi non sacerdoti hanno fatto registrare nel periodo sotto esame una lieve crescita numerica. Nel mondo essi contavano 54.708 unità nel 2005 e hanno raggiunto il numero di 55.314 nel 2012.

Le religiose professe hanno rappresentato nel 2012 complessivamente un gruppo di 702.529 unità, per il 38 per cento presente in Europa, seguita dall’America che conta oltre 186 mila consacrate e dall’Asia che raggiunge quasi le 170 mila unità. Rispetto al 2005, il gruppo subisce a livello mondiale una flessione del 7,6 per cento.

Il numero di seminaristi è aumentato del 4,9 per cento, passando dai 114.439 del 2005 ai 120.051 del 2012. La crescita maggiore si è avuta in Asia nella quale il numero dei seminaristi nel periodo preso in esame è cresciuto del 18 per cento; all’Asia segue l’Africa con il 17,6 per cento di aumento, seguita a sua volta dal-l’Oceania con il 14,2 per cento; in Europa si è avuto un calo del 13,2 per cento mentre in America si è registrata una diminuzione più contenuta (2,8 per cento).

Quali preghiere chiede la Madonna? Quali sono i primi passi da compiere?

 Tratto da un'intervista a Vicka nel 2001

Bastano dieci minuti per pregare?
Sì, in principio sì, purché gratuitamente offerti. Se così è, poi cresceranno piano piano secondo un’esigenza interiore.

Hai  indicazioni per cementare la famiglia?

Sì, per esempio bisogna darsi del tempo a tavola. Le famiglie devono avere dei momenti privati in cui i genitori sono per i figli e i figli per i genitori, perché si possa costruire un’atmosfera di dialogo. Quante volte invece si arriva a dare dei soldi ai figli, magari anche tanti, perché non si è capaci di dimostrare loro altrimenti il proprio affetto o perché non si sa che cosa dire loro? Ma la Madonna ha detto che l’amore non si può comprare, bisogna donarlo, e che quando tuo figlio torna a casa devi accoglierlo con gioia, farlo sentire atteso e benvenuto.

Ci sono altre intenzioni care alla Madonna?

Chiede preghiere per la Chiesa, per i sacerdoti e i consacrati. C’è mancanza di vocazioni e diverse volte ha sottolineato anche questo.

Quali preghiere chiede? Quali sono i primi passi sulla via della santità?
Tutte le preghiere fatte con il cuore sono care a Dio e alla Madonna. Lei poi raccomanda sempre il Rosario, che fra tutte è la preghiera che più le piace.
Ma il Rosario non è un po’ ripetitivo?
Molti ritengono che le preghiere come il Rosario siano ripetitive, ma non trovano ripetitive tante altre cose che in realtà lo sono, come cucinare, riempirsi la pancia, dormire... attardarsi nelle solite questioni con gli amici... È una questione di cuore. Quando ci metteremo il cuore troveremo bello il Rosario perché allora sapremo dialogare, fare festa con Maria.
Tante volte la Madonna ci ha fatto notare che, per recitare tutti i misteri, lo abbiamo fatto solo con le parole, senza qualità e profondità. Così, in alcune occasioni, ci ha chiesto di recitare una sola Ave Maria, ma con partecipazione. E si è detta più contenta per quell’unica Ave Maria in cui abbiamo prestato attenzione ai significati di ogni singola parola per la nostra vita. Da qui bisogna incominciare per poi crescere piano piano nella preghiera.
Poi la Madonna ci ha invitato a riflettere su come ci comportiamo per coltivare i fiori: se in un vaso ci ricorderemo di mettere ogni giorno anche solo due gocce d’acqua, ecco che sboccerà una bella rosa... Lo stesso vale per il nostro cuore: se ogni giorno ci mettiamo due preghiere con attenzione, esso si gonfierà e crescerà come la rosa, ma se ce ne scordiamo finirà per inaridire e, poi, non esistere più. Quante volte, quando viene il momento della preghiera, ci lasciamo vincere dalla stanchezza e rimandiamo, ma così facendo non diamo alla rosa l’acqua di cui ha bisogno. Come un fiore non può vivere senz’acqua, così noi non possiamo vivere senza la grazia di Dio; e la preghiera con il cuore non la si può imparare a tavolino, non la si può leggere, ma la si può solo vivere facendo giorno per giorno un passo in avanti.
Maria vi ha chiesto di pregare per i religiosi. Mancano le vocazioni, ma anche le chiese sono spesso vuote...
Anche i sacerdoti e i consacrati, come chiunque nella Chiesa, hanno la loro parte di responsabilità. Se le chiese sono vuote i sacerdoti devono chiedersi la ragione: «Perché i miei parrocchiani non mi ascoltano? Sto forse sbagliando? Devo cambiare la mia vita?». Non possono fare finta di niente e starsene tranquilli. Al contrario, si devono mettere davanti a Dio, in preghiera: «Padre mio, che cosa c’è che non va? Come posso da re il buon esempio?». E davanti a Dio in preghiera che si rinnova la nostra vocazione.

Abbiamo parlato di chi crede; che vuoi dire invece a coloro che ripongono fiducia solo nella ragione?
Senza Dio non si va da nessuna parte o, meglio, non si va dove dobbiamo. E, di conseguenza, senza la preghiera non si può fare niente. La preghiera va messa al primo posto, è il sale per tutto ciò che facciamo, tutto il resto viene dopo.
Se dovessi dare ragione a chi non è mai stato a Medjugorje della verità delle apparizioni, che cosa dovrei dirgli?
A uno che ti chiede di Medjugorje, mettiti con tutto il cuore a rispondere quello che tu vivi. Se vieni qui, credi; se non credi o ti tiri indietro è come se ti appigliassi a una scusa perché hai paura di cambiare la tua vita e di vivere quello che ti è chiesto. Perché qui ciascuno si rende perfettamente conto che accogliere i messaggi significa rimettersi in gioco, totalmente. Questo non lo dico io, lo ha detto la Madonna.
Ma tu, allora, dirai a chi ti chiede di non aver paura di cambiare la sua vita, perché la Madonna lo ama infinitamente e aspetta che ogni suo figlio torni a Lei, le si avvicini, per potergli dimostrare quanto gli vuole bene.
Ma gli dirai anche che spetta a lui di scegliere, perché Dio ci lascia liberi e così pure la Madonna. Dio non ti obbligherà mai dicendoti «tu ora fai questo, ora fai quello»..., «vedi sono io, adesso credi»: no, no, siamo tutti liberi e lui ci rispetta moltissimo. Vedi, noi stiamo parlando di Lui, e chi ci segue può credere o non credere; quella è la sua parte.
E la tua parte?
E quella di dire la verità. Ciò che la Madonna dice.
Fonte:http://medjugorje.altervista.org/doc/vicka//15-anchelacroceegioia.php

martedì 27 maggio 2014

Mirijana com'è la tua vita normale?

Com'è la tua vita normale?
Una vita di mamma e di sposa. Prima della guerra ho lavorato alla Atlas di Medjugorje, un'agenzia di viaggi di proprietà dello Stato, che non ha ripreso l'attività. Così mi dedico interamente alle mie due figlie, Marija e Veronica, di 11 e 7 anni, e poi alla vita della parrocchia, ai pellegrini. Mio marito, Marco, lavora a Mostar e fa l'intermediario d'affari tra società italiane e croate.
Che cosa pensi dei movimenti e delle comunità che sono fioriti qui?
Non so molto. Sono stata all'Oasi della pace quando hanno consacrato la loro cappella, che è bellissima. Ma poi sono così presa dalla mia fa miglia, dalle funzioni in parrocchia, dalle testimonianze ai pellegrini, dai gruppi di preghiera in casa che, ti assicuro, le giornate scorrono veloci.
Le tue bambine come vivono il fatto che la loro mamma vede la Ma donna? Ne parlate?
La situazione in casa è molto serena, grazie a Marco. Mio marito era già cattolico, e questo ci ha aiutato, perché lui ha subito capito che con me la vita non sarebbe stata normale, e l'ha accettato. Ora se c'è comunione nella coppia, se i genitori sono in sintonia, tutto risulta facile in una famiglia. Quando io sono coi pellegrini lui resta con le bambine, perché nulla manchi loro e ricevano l'attenzione che a loro spetta come figlie; mentre, quando lui lavora, sto io con loro, e cerco di fare bene la mamma.
Quanto alle apparizioni, ci sono cresciute dentro: sono nate che io già le avevo. C'è un ricordo carino che riguarda Marija quando ancora non aveva due anni, ma lei ha cominciato a parlare molto presto. Stava giocando con una bambinetta più grande di lei che si mise a vantare quanto sua madre fosse brava, perché guidava la macchina... Marija la ascoltò ammirata, poi, quando fu il suo turno replicò felice e contenta:
«La mia invece parla con la Madonna»... Rimasi colpita perché, essendo così piccola, non avevo ancora affrontato quest'argomento esplicita mente con lei, ma ebbi la prova che le visite della Madonna facevano parte della nostra storia come famiglia, e per quel che riguarda le mie figlie sono del tutto naturali.
E ne sono felice, perché lo sforzo costante mio e di Marco è di fare tutto il possibile affinché il Signore e la Madonna siano al primo posto nella nostra famiglia, nella nostra casa. in questo discorso rientra anche il fatto che non valgo di più delle altre mamme o delle mie stesse figlie perché vedo la Madonna, perché la Madonna mi dà i messaggi: no, perché la Madonna mi ha scelto proprio per spiegare che tutti siamo amati allo stesso modo e che tutti, una volta riconosciuto l'amore di Dio, dovremmo essere apostoli suoi e della Madre celeste.
Da qui la scelta di pregare insieme tutti i giorni con mio marito, con Marija e Veronica, per incominciare insieme il loro cammino verso il Signore.
Il primo che deve riconoscere che la Madonna è al primo posto è proprio tuo marito. Non credo sia facile in una dinamica di coppia, te lo di ce chi è sposato, avere una moglie che parla con la Madonna...
Ogni due del mese non ho mai avuto un incontro con la Madonna senza che fosse presente anche Marco. Finché dureranno, lui starà sempre con me, starà a casa per starmi vicino, e la sua preghiera non vale meno perché non vede la Madonna.
Che mamma sei? Come prima impressione sembri un tipo esigente...
Sì, sono severa. La mia ricetta è fissare delle regole e poi dar tempo al le mie figlie per acquisirle, stando con loro, giocando con loro e cercando di comportarmi bene. Io sono molto severa, Marco no. Tant'è che l'altro giorno ho detto a Marija: «Occhio, che papà ha detto che cambia registro anche lui». E lei: «Ma papà sono dieci anni che dice così, e poi non se ne fa niente...». È che io sono stata educata così: i miei erano spesso duri, mai troppo dolci, ma mi hanno passato tutta l'autenticità del loro volermi bene.
La Madonna ti ha mai detto come essere mamma, ti ha mai dato dei consigli pratici?
No, vedi, devi capire una cosa: io per la Madonna sono uguale a tua moglie, così come tua moglie è uguale a tutte le altre donne del mondo. Per la Madonna non esistono figli privilegiati: quello che la Madonna dice a me io lo dico a tutti, e io devo pregare allo stesso modo degli altri per capire che cosa il Signore mi trasmette con quel dato messaggio. La Madonna mi ha fatto capire — e mi piace tanto che sia così — che non ci sono dei privilegiati: siamo davvero tutti uguali, tutti amati. Tu non puoi amare un figlio più di un altro, non saresti un vero papà o una vera mamma se lo facessi. Così la Madonna ama tutti senza diversità, il suo cuore è così grande che ci possiamo stare tutti dentro senza distinzioni.
Il Concilio ha sottolineato la chiamata universale alla santità: la vostra scelta di vita si può inquadrare come un segno dei tempi?
Può essere. Noi all'inizio, quando eravamo ancora bambini, abbiamo chiesto alla Madonna che cosa voleva dalla nostra vita e lei ci ha lasciati liberi, ci ha detto di fare «quello che sentite nel vostro cuore: se vi consacrate voglio che si veda che io ero con voi; se volete formare una fa miglia, voglio che siate un esempio». Io non vedo differenza sulla via della santità tra me e una suora: io posso servire meglio o peggio il Signore a seconda di come sono capace di rispondere alla sua chiamata. Non parlo come veggente, ma come mamma e come moglie: è come mamma che devo diventare santa e posso diventare santa allo stesso mo do che se fossi una suora. L' importante è che l'una e l'altra incominciano la giornata e la concludano con il Signore.
Posso chiederti di pregare per una persona?
Ma senz'altro, e lo farò molto volentieri come una sorella, ma solo se prima ti convincerai del fatto che la mia preghiera vale come la tua. L'altro giorno è venuto un italiano che voleva a tutti i costi che lo benedicessi sulla fronte: «Ma non posso, lo vuoi capire che non posso?», gli ho detto... «Come non puoi, e chi lo può fare?», ha replicato; e io: «So lo il sacerdote e la tua mamma!».
 Fonte :  http://medjugorje.altervista.org/doc/mirjana/11-int_mirjana_1.php

ATTENZIONE E' UNA BUFALA -Miracolo durante visita Papa Francesco a Gerusalemme

Visita al Muro del Pianto di Gerusalemme per Papa Francesco. Giornata conclusiva dello storico viaggio in Terra Santa per il Pontefice che si è fermato per un momento di preghiera tra le pietre del muro. Come i predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ha lasciato un biglietto di preghiera tra le grandi pietre. Dopo questo rito è comparso uno stranissimo fenomeno nei cieli di Gerusalemme. Un doppio sole è rimasto in cielo per 2 minuti intorno alle ore 14:30 ed è stato filmato e fotografato da migliaia di presenti.
Il Papa ha dichiarato: “Questo è un segno Divino di cambiamento. Nostro signore ha voluto darci un segno visibile che l’unione fra le due religioni è possibile. La pace dipende solo da noi
Fonte:  http://corrieredelmattino.altervista.org/gerusalemme-miracolo-durante-visita-papa-francesco-sole/

è una bufala del Corriere del Mattino

Ancora una volta a lanciare queste incredibili notizie in anteprima è il sito "il Corriere Del Mattino", conosciuto come anche come "Il Giornale del Corriere", sito che si diverte ad inserire notizie del tutto inventate tra le notizie reali, stesso sito che qualche giorno fa ci aveva raccontato della fuoriuscita di una gigantesca tartaruga dall'Etna. La "redazione" in basso nel sito ha inserito la scritta: "Giornale del Corriere è un sito satirico e dunque alcuni articoli contenuti in esso sono inventati. La redazione non vuole offendere nessuno. Se qualcuno dovesse ritenersi offeso dai contenuti di uno o più articoli è pregato di mandare un'email" Ma sono veramente in tanti gli utenti che anziché arrivare alla fine della pagina condividono la notizia credendola vera.

Molti pellegrini ritornano da Medjugorje con un sincero desidero di fare qualcosa di speciale per la Vergine Maria,

Molti pellegrini ritornano da Medjugorje con un sincero desidero di fare qualcosa di speciale per la Vergine Maria, come per esempio partecipare o iniziare un gruppo di preghiera. Alcuni fortunati hanno trovato nel loro vicinato un gruppo giá in esistenza. La maggioranza, tuttavia, ha dovuto affrontare la realtá di un urgente bisogno di stabilire questa specie di gruppi nella loro zona. Sottoelencate troviamo alcune idee e suggerimenti che possono servire come guida generale o come modello per coloro che desiderano formare un gruppo di preghiera Mariano-Medjugorje. Non sono certo da essere intese come rigide regole, ma semplicemente come un gruppo di idee raccolte dalla esperienza di coloro che hanno avuto successo nel fondare i suddetti gruppi.
Sono qui presentate alcune idee pratiche ed esempi specifici di "ingredienti" usati nella formazione dei suddetti gruppi, dalla esperienza di altri partecipi alla creazione o coordinazione di molti gruppi di cui stiamo parlando.
Indubbiamente, ogni gruppo di preghiera che sorge, sarà unico e individuale dovuto ai talenti e doni particolari di ciascun membro, dovuto alle abilitá, alla perseveranza, all'impegno degli stessi membri. La chiamata persistente di Maria alla preghiera ispirerà la riposta e questa si rivelerá multiforme tanto quanto le persone che la compongono.
                                   "I GRUPPI DI PREGHIERA SONO COME I FIORI"
Paragoniamo i gruppi di preghiera a tanti fiori. Ogni fiore ha la sua individuale bellezza. Coi fiori si possono arrangiare e presentare mazzi svariati e alquanto diversi. Ogni fiore nel mazzo ritiene la propria individuale bellezza, ma insieme con gli altri fiori il bouquet aumenta in bellezza. Insieme formano una piacevole armonia intensificando la bellezza di ciascun fiore.
* "Sia la vostra famiglia un fiore armonioso che io possa donare a Gesù. Ogni famiglia sia attiva nella preghiera. Desidero che un giorno possiate essere consci dei frutti della preghiera nella famiglia. Allora offriró tutti voi come petali a Gesù nella realizzazione del piano di Dio." (1 Maggio 1986)
* "Oggi di nuovo voglio invitarvi alla preghiera. Miei cari figli, quando pregate diventate piú belli. Siete come fiori che dopo la neve presentano la loro bellezza e i colori dei quali diventano indescrivibili. Sia cosí di voi pure, miei cari figli, dopo la preghiera davanti a Dio sfoggiate tutta la vostra bellezza cosicché diventiate i Suoi amati. Quindi, cari figli, pregate ed aprite il vostro intimo al Signore acciocché possa fare di voi un fiore bello ed armonioso per il Cielo." (18 Dicembre 1986)
* "Cosí nel vivere la vostra vita potrete ringraziare Dio per ogni cosa, come pure saprete discernerne lí la Sua presenza. Anche nel fiorellino piú piccolo troverete gioia, certamente vi troverete Dio stesso." (25 Aprile 1988)
Come mazzi di fiori, i gruppi di preghiera possono essere di tante misure, grandi o piccoli. La loro preghiera insieme può durare trenta minuti o tre ore. La misura e la durata dipende dalla necessità del gruppo e dalla sua iniziale maturitá spirituale. Cercare di fare troppo e tutto in una volta quasi certamente creerá frustrazione e scoraggiamento. E' importante quindi iniziare con semplicità ed al proprio livello, nella vita di preghiera. L'onestá con se stessi e il seguire con sincerità il proprio passo portano ad un livello di preghiera piú profondo.
La parrocchia si San Giacomo a Medjugorje ed i visionari iniziarono con il Credo, sette Pater, sette Ave Maria e sette Gloria; ed alcuni lo trovavano difficile. Oggi, la gente di Medjugorje partecipa ad una Messa di due o tre ore, recita l'intero Rosario in aggiunta alle preghiere mattutine e serali in casa ed al lavoro; non si preoccupa e non lo ritiene difficile.
Chiunque visiti Medjugorje può testimoniare al fatto che il tempo passato in preghiera, come indicato sopra, non é considerato eccessivo né difficile.
Le adunanze del gruppo possono aver luogo in qualsiasi posto conveniente: può essere una chiesa o qualche altro edificio, la casa di qualcuno o persino uno spazio all'aperto. La cosa piú importante é che sia tranquillo e quieto.
Il gruppo di preghiera può e dovrebbe prendere le radici in casa coi genitori e i figli recitando una decade del Rosario. La preghiera recitata in un'ambiente famigliare ad una giovane etá istilla l'abitudine alla preghiera come parte naturale della propria esistenza giornaliera.
Il punto focale in ogni gruppo é la preghiera del cuore a Gesù ed a Maria e di crescere in perfezione. Si può raggiungere questo in molti modi. Come un mazzo di fiori che lo si crea iniziandolo con un fiore cosí iniziamo con una rosa: il Rosario.
Fonte :http://medjugorje.altervista.org/doc/gruppodipreghiera/04-gruppi_di_preghiera.php

lunedì 26 maggio 2014

Documento straordinario."SONO STATO MIRACOLATO A MEDJUGORJE"

Documento straordinario. Il dettagliato racconto di un medico che afferma: "SONO STATO MIRACOLATO A MEDJUGORJE"
Sono molte le persone che affermano di aver ottenuto, pregando a Medjugorje, guarigioni straordinarie. Negli archivi della parrocchia di quella cittadina dell’Erzegovina, dove il 24 giugno 1981 iniziarono le apparizioni della Madonna, sono raccolte centinaia di testimonianze, con documentazione medica, riguardanti altrettanti casi di guarigioni inspiegabili, alcuni dei quali risultano veramente clamorosi. Come quello, per esempio, del dottor Antonio Longo, medico a Portici, in provincia di Napoli.
Oggi il dottor Longo ha 78, ed è ancora in piena attività. <<Sto bene>>, afferma. <<Oltre ai soliti piccoli acciacchi dell’età, non accuso nessun altro disturbo. Ma dal 1983 al 1989 sono stato ammalato di tumore al colon. Operato varie volte, perché ad ogni operazione si verificavano delle complicazioni, ebbi l’asportazione in blocco del colon trasverso e l’asportazione di circa 90 centimetri di intestino tenue. Si formarono metastasi, fistole che richiesero altri interventi. Il mio calvario durò sei anni. Ad un certo momento i medici dissero ai miei figli che mi restavano sì e no quindici giorni di vita. Ma io avevo fede, pregavo la Madonna di Medjugorje, inviai mia moglie e uno dei miei figli in pellegrinaggio e ottenni la grazia. La Madonna mi ha guarito, completamente guarito>>.
Il medico Antonio Longo è diventato, da allora, un testimone appassionato. <<Dopo la guarigione sono andato in pellegrinaggio a Medjugorje 12 volte>>, dice. <<Mi sono sempre prestato a testimoniare ciò che avevo ricevuto. Ho raccontato la mia vicenda ai giornalisti e a varie televisioni. Io non ho dubbi: come medico e come cattolico sono convinto che la mia guarigione è avvenuta per un autentico intervento soprannaturale. La malattia è documentata da un voluminoso dossier di analisi, radiografie, referti medici e giudizi di specialisti di fama internazionale. E la guarigione è stata improvvisa, totale e persistente nel tempo. Infatti, sono già trascorsi 12 anni e continuo a stare bene>>.
In ringraziamento della guarigione prodigiosa ricevuta, il dottor Longo dedica gran parte del suo tempo ad aiutare il prossimo. Non solo come medico, ma anche come "Ministro straordinario dell’Eucarestia". <<Ho la fortuna di essere diventato un collaboratore laico della Chiesa>>, dice con soddisfazione. <<Porto la Comunione agli infermi tutti i giorni. Collaboro con il mio parroco a molteplici attività della nostra parrocchia. Ho un bel gruppo di preghiera che settimanalmente si riunisce con me per pregare per i nostri infermi e per tutti coloro che ci chiedono preghiere. Guido quasi tutte le sere la Adorazione Eucaristica che in parrocchia è quotidiana. Il lunedì mattino, per l’assenza del parroco, nella nostra parrocchia non si celebra la Messa e allora io sono autorizzato a guidare la recita della Lodi, a celebrare la liturgia della parola e poi a distribuire la Comunione. La mia attività è intensa e posso fare tutto questo, all& rsquo;età di 78 anni, perché la Madonna mi ha guarito e continua a proteggermi>>.
Il dottor Longo riflette un attimo e poi aggiunge: <<Mi rendo conto che molti miei colleghi potrebbero pensare che sono un fanatico. Molti medici infatti non sono credenti e non ammettono l'esistenza di una guarigione per intervento soprannaturale. Ma glielo assicuro: non sono fanatico, e non sono uno che si lascia guidare dalle emozioni e dall'entusiasmo. Sono un medico, credo nella medicina, ho due figli medici. La mentalità professionale mi ha abituato a riflettere, a osservare le cose freddamente e con distacco. Ho seguito questa mia vicenda con la più scrupolosa obbiettività. Non ci sono dubbi di nessun genere: la mia guarigione non trova spiegazioni razionali. Quello che è avvenuto va attribuito soltanto alla Madonna>>.
Chiedo al dottor Longo di riassumere la storia della sua malattia e della guarigione.
<<Eccola>>, dice subito con entusiasmo. <<Sono sempre stato una persona sana e ho lavorato molto nella mia vita. Nella primavera del 1983 cominciai, improvvisamente, ad accusare dei disturbi e dei dolori all'addome. Si trattava di sintomi che, come medico, mi preoccuparono.
"Decisi di sottopormi a una serie di analisi ed esami clinici in modo da chiarire la situazione. Le risposte non fecero che confermare i miei timori. Tutte le indicazioni lasciavano intendere che fossi stato colpito da un tumore all'intestino.
"Verso la metà di luglio, la situazione precipitò. Dolori tremendi all'addome, allo stomaco, perdite di sangue, un quadro clinico preoccupante. Venni ricoverato d'urgenza alla clinica Sanatrix di Napoli. Il professor Francesco Mazzei, che mi aveva in cura, disse che dovevo essere operato. E aggiunse che non si doveva perdere tempo. L'intervento venne fissato per la mattina del 26 luglio, ma il professore fu colpito da influenza con febbre a quaranta. Nelle mie condizioni non potevo aspettare e dovetti cercare un altro chirurgo. Mi rivolsi al professor Giuseppe Zannini, un luminare della medicina, direttore dell'Istituto di Semeiotica chirurgica dell'Università di Napoli, specialista in chirurgia dei vasi sanguigni. Fui trasportato nella Clinica Mediterranea, dove Zannini lavorava, e la mattina del 28 luglio venne eseguita l'operazione.
"Si trattò di un intervento delicato. In termini tecnici, fui sottoposto a una "emicollectomia a sinistra". Mi asportarono, cioè, una porzione di intestino che venne sottoposto a esame istologico. Risultato: "tumore".
"II responso fu una mazzata per me. Come medico, sapevo quale avvenire mi attendeva. Mi sentii perduto. Avevo fiducia nella medicina, nelle tecniche chirurgiche, nei nuovi farmaci, nelle cure al cobalto, ma sapevo anche che molto spesso avere un tumore significava, allora, avviarsi verso una fine tremenda, piena di dolori atroci. Mi sentivo ancora giovane. Pensavo alla mia famiglia. Avevo quattro figli e tutti ancora studenti. Ero pieno di preoccupazioni e mi agitavo.
"L'unica vera speranza in quella situazione disperata era la preghiera. Solo Dio, la Madonna potevano salvarmi. In quei giorni i giornali parlavano di quello che stava avvenendo a Medjugorje e io sentii subito una grande attrattiva verso quei fatti. Cominciai a pregare, i miei familiari andarono in pellegrinaggio nel paesino jugoslavo per chiedere alla Madonna la grazia di allontanare da me lo spettro del tumore.
"Dodici giorni dopo l'intervento chirurgico, mi tolsero i punti e sembrava che il decorso postoperatorio procedesse nel migliore dei modi. Invece, al quattordicesimo giorno, si verificò un crollo inatteso. Una "deiscenza" della ferita chirurgica. La ferita cioè si apri, completamente, come se fosse stata appena fatta. E non solo la ferita esterna, ma anche quella interna, quella intestinale, provocando peritonite diffusa, febbre altissima. Un vero disastro. Le mie condizioni erano gravissime. Per alcuni giorni fui giudicato moribondo.
"Il professor Zannini, che era in ferie, tornò subito e prese in mano quella situazione disperata con grande autorità e competenza. Ricorrendo a particolari tecniche, riuscì a fermare la "deiscenza", riportando la ferita in condizioni tali da permettere una nuova anche se lenta rimarginazione. Però in questa fase insorsero numerose minifistole addominali, che poi si concentrarono in una sola, ma molto vistosa e grave.
"La situazione quindi era peggiorata. Restava la minaccia terribile del tumore, con possibili metastasi, e ad essa si aggiungeva la presenza della fistola, cioè di quella ferita, sempre aperta, fonte di dolori grandissimi e di preoccupazioni.
"Rimasi in ospedale quattro mesi, durante i quali i medici tentarono in tutti i modi di chiudere la fistola, ma inutilmente. Tornai a casa in condizioni pietose. Non riuscivo neppure a sollevare la testa quando mi somministravano un cucchiaio d'acqua.
"La fistola all'addome doveva essere medicata due tre volte al giorno. Si trattava di medicazioni speciali, che dovevano essere eseguite con ferri chirurgici perfettamente sterilizzati. Un tormento continuo.
"A dicembre, le mie condizioni peggiorarono di nuovo. Fui ricoverato e sottoposto a un altro intervento. A luglio, a distanza di un anno dal primo intervento, altra gravissima crisi con vomito, dolori, blocco intestinale. Nuovo ricovero urgente e nuovo delicato intervento chirurgico. Questa volta rimasi in clinica due mesi. Tornai a casa sempre in brutte condizioni.
<<A dicembre di quell'anno dovetti esser operato da un ascesso addominale provocato proprio dalla fistola. Il professor Zannini, che era un esperto di questi malanni, mi disse che avrei dovuto rassegnarmi: la fistola non sì sarebbe più chiusa.
"In quelle condizioni continuai a vivacchiare. Ero un uomo finito. Non potevo fare niente, non potevo lavorare, non potevo viaggiare, non potevo rendermi utile. Ero schiavo e vittima di quella orribile fistola, con la spada di Damocle sulla testa perché il tumore poteva riformarsi e poteva provocare metastasi.
<<Il quattro aprile del 1989 andai dal professor Zannini per una visita di controllo. Egli constatò che la fistola era sempre in atto, inguaribile. Cinque giorni dopo, il nove aprile, alla sera tardi mio figlio, che era diventato medico, mi praticò l'ultima medicazione di quella giornata. La fistola era sempre là, viva, sanguinante, dolorante, inguaribile. Come sempre, anche quella sera prima di addormentarmi pregai la Madonna chiedendole la grazia di guarire. Al mattino, quando mi svegliai, mio figlio venne per la medicazione. Tolse le bende e con stupore constatò che la fistola non c'era più. La pelle dell'addome era perfettamente asciutta, liscia, il foro era scomparso.
"Non potevo credere ai miei occhi. Mi sentii inondato da una gioia tremenda. Credo di aver pianto. Chiamammo gli altri familiari e tutti constatarono quanto era accaduto. Come avevo sempre detto, decisi subito di partire per Medjugorje per andare a ringraziare la Madonna. Solo lei poteva aver compiuto quel prodigio. Nessuna ferita può rimarginarsi dalla sera alla mattina. Tanto meno una fistola, che è una ferita gravissima e profonda, che interessa il tessuto addominale e l'intestino. Per la guarigione di una fistola del genere, avremmo dovuto osservare un lento miglioramento per giorni e giorni. Invece tutto era accaduto in poche ore.
<<Da Medjugorje scrissi una cartolina al professor Zannini dicendo: "Sono finalmente guarito, tornerò presto da lei". Rientrato a Napoli, andai dal professore. Il suo assistente mi disse: "Zannini ha ricevuto la cartolina ed è curiosissimo di visitarla". In quel momento arrivò il professore. "Venga, venga", mi disse. "Voglio vedere che cosa è accaduto". Mi visitò, mi palpò, mi sottopose a pressioni, stiramenti continuando a rigirarmi sul lettino. Al termine sentenziò: "Lei è stabilmente guarito". "Professore", dissi <<1e ho scritto da Medjugorje, che cosa ne pensa?". "E’ certamente una cosa eccezionale", rispose. "E’ disposto a dichiarare che sono guarito senza alcun intervento chirurgico e senza fare nessuna cura specifica?" domandai. "E’ la verità", disse e mi rilasciò una dichiarazione in cui, dopo aver riassunto i vari interventi chirurgici che avevo subito e i sei anni di convivenza con quella fistola sorta in seguito alle operazioni, scrisse: "Attualmente la fistola è clinicamente guarita senza alcun intervento chirurgico".
<<Da allora>>, conclude il dottor Antonio Longo <<cioè dal 9 aprile 1989 io non ho più avuto niente. Ho ripreso la mia vita normale. Lavoro, visito, mangio, viaggio, sto benissimo. E ancora ringrazio la Vergine perché ogni giorno di vita, date le condizioni in cui mi trovavo, è un nuovo prodigio di bontà del Signore e della Madonna>>.
Renzo Allegri
Fonte: http://medjugorje.altervista.org/doc/testimonianze/012-miracolato.php