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sabato 31 gennaio 2015

70° anniversario dell’uccisione dei frati a Široki Brijeg - 10 feb

Martedì 10 febbraio 2015 ricorrerà la memoria del Beato Cardinale Alojzije Stepinac e sarà anche il giorno in cui ricorderemo i frati uccisi al termine della Seconda Guerra Mondiale e nel periodo postbellico, come pure i parrocchiani uccisi nel corso delle due Guerre Mondiali e di quella avvenuta nella nostra patria. La fraternità Francescana e la Vicepostulatura del Processo per il riconoscimento del Martirio di fra Leo Petrović e dei suoi sessantacinque confratelli organizza una solenne celebrazione a Široki Brijeg. Il Triduo inizierà il 4 febbraio. Il 7 febbraio, giorno dell’anniversario, S.E. Mons. Mile Bogović, celebrerà una Messa solenne alle ore 16:00.

Fonte:http://www.medjugorje.hr/it/attualita/settantesimo-anniversario-dell%E2%80%99uccisione-dei-frati-a-siroki-brijeg,6353.html



Rinnoviamo il ringraziamento ai 30 martiri francescani dell’Erzegovina,
per aver difeso la fedeltà a Cristo e al Vangelo.
O Regina dei martiri, la Tua potente intercessione ottenga ai tuoi “Cari figli martiri” la giusta gloria nella Chiesa pellegrinante, quella gloria che già posseggono nella Chiesa celeste. O Regina dei martiri, la Tua potente intercessione ottenga al mondo intero una fede incrollabile, una fede grande e pura come quella testimoniata dai nostri martiri francescani.
Come i trenta frati ricevettero la palma del ma ritiro
Durante la dominazione turca della Bosnia-Erzegovina, dodici francescani originari dell'Erzegovina e provenienti da Kresevo in Bosnia, decisero di costruire un monastero nella loro terra d'origine, come segno della fede, e scelsero la località di Siroki Brijeg. Si sistemarono in questo piccolo villaggio e, dopo aver co­prato a caro prezzo un grande appezzamento di terreno, iniziarono a costruire la chiesa dedicandola alla Madonna Assunta in Cielo. Subito iniziarono anche i lavori per edificare il monastero e successivamente un edificio da adibire a seminario.
Nelle vicinanze edificarono un centro scolastico che comprendeva anche una scuola ginnasiale ove i frati insegnavano alle giovani generazioni della Bosnia-Erzegovina. Venne pure costruita una casa per tutti quelli che venivano da lontano per frequentare la scuola. Così, il luogo divenne un centro culturale cristiano ed il santuario si trasformò in un simbolo per l'Erzegovina. Esattamente cento anni dopo, il monastero veniva distrutto e devastato. E’ successo così: il 7 febbraio 1945, i partigiani comunisti decisero di distruggere dalle fondamenta il simbolo cristiano e sradicare dal cuore del popolo la fede cattolica e la benevolenza e la riconoscenza verso i frati francescani.
Sono arrivati a Siroki Brijeg alle tre del pomeriggio e hanno trovato nel monastero trenta religiosi; molti di loro erano professori nel ginnasio alle spalle del monastero. I comunisti hanno detto: "Dio è morto, Dio non c'è, non c'è il Papa, non c'è la Chiesa, non c'è bisogno di voi, andate anche voi nel mondo a lavorare". Con minacce e bestemmie hanno cercato di persuadere i frati a lasciare l'abito religioso. Essi hanno risposto: "Noi siamo religiosi, consacrati, non possiamo lasciare il nostro abito". Allora, un soldato arrabbiato ha preso la Croce e ha buttato il Crocifisso sul pavimento. "Ecco, ha detto, adesso potete scegliere la vita o la morte".
Ognuno di loro si è inginocchiato, ha abbracciato e baciato Gesù; stringendo la croce sul petto, ognuno ha detto come San Francesco: "Tu sei il mio Dio, il mio Tutto". Come ho già detto, alcuni frati erano professori molto famosi, avevano scritto molti libri e manuali per la scuola. Ma essi non hanno abbracciato i loro libri e detto: "Voi siete per me tutto". No! Hanno abbracciato Gesù, il Maestro! Pieni di odio e di livore, i persecutori allora hanno preso i frati ad uno ad uno, li hanno portati fuori dal convento e li hanno uccisi; poi hanno cosparso di benzina i loro corpi e li hanno bruciati.
I frati sono andati incontro alla morte pregando e cantando le litanie della Madonna. Queste cose sono state testimoniate dai militari che facevano parte del plotone d'esecuzione. Uno di quei soldati è rimasto scioccato dal comportamento eroico dei frati. Lui ha raccontato: "Fin da bambino, nella mia famiglia, ho sempre sentito dalla mamma che Dio c'è, Dio esiste. Al contrario, Lenin, Stalin, Tito avevano sempre affermato e fatto di tutto per inculcare in ciascuno di noi: Dio non c'è, non esiste! Quando le circostanze della vita mi hanno portato a trovarmi di fronte ai martiri di Siroki Brijeg e ho visto come quei frati hanno affrontato la morte, pregando e benedicendo i loro persecutori, chiedendo a Dio di perdonare le colpe dei carnefici, allora mi sono risuonate chiare la parole di mia madre e ho pensato: la mia mamma aveva ragione, Dio c'è, Dio esiste!" Quel soldato, oggi, è convertito ed ha un figlio sacerdote e una figlia suora.
Nella loro furia, oltraggiarono e cancellarono la scritta sulla pietra posta sopra l'ingresso principale del convento su cui era scolpito il nome di Dio e la dedicazione alla Madonna Assunta. Quella dedica oggi non è più leggibile, ma il sangue dei martiri l'ha scritta ancor più profondamente nei cuori del popolo e brilla luminosa agli occhi del Signore. Si può cancellare una dedica, si può bruciare, distruggere, rovinare, ma non si può togliere la fede dal cuore della Chiesa. Ancora oggi nel santuario si vive, si onora e si festeggia la Madonna con grande amore.
Il santuario è il più grande in tutta la Bosnia Erzegovina: è un simbolo, un segno. I comunisti hanno pensato che distruggere il "segno" sarebbe finita anche la fede. Invece, la fede è cresciuta e si è sviluppata sotto il manto e la protezio­ne della Madonna. Anche i nostri martiri francescani sono cresciuti e vissuti avvolti dal manto della Madonna. I corpi dei trenta testimoni della fede sono rimasti nascosti sotto terra per anni e anni; non si poteva nominarli né fare alcuna commemorazione. Ma il sangue dei martiri gridava ed era di esempio per tutti, così sono fiorite nei cuori nuove vocazioni e la chiesa e la fede sono cresciute come albero rigoglioso.
In quel tempo, io avevo 4 anni e mi ricordo come spesso i miei genitori raccontavano ciò che era capitato ai frati. E questo avveniva anche in tante famiglie di miei coetanei. Nel nostro cuore cresceva sempre più il desiderio di imitare i nostri martiri e diventare frati noi stessi.
I nostri martiri sono testimoni della fede e testimoni dell'amore verso Dio e verso il prossimo. I trenta martiri francesca­ni non sono divenuti martiri per caso o per un incidente; essi, coscientemente e con grande gioia, hanno offerto la propria vita e hanno testimoniato il loro Credo.
Questo è molto importante. Come la Chiesa ha sempre fatto e insegnato così essi hanno perdonato i nemici, hanno pregato per i persecutori, hanno benedetto i loro carnefici. Allo stesso modo di Massimiliano Kolbe e tanti altri! Tra i vari martiri vi è solo la differenza del mezzo e del modo del martirio, ma tutti hanno sempre manifestato un grande ardore e un grande amore: l'amore che brucia l'odio, che brucia e distrugge la violenza e tutto cambia e trasforma nella gioia, in una festa, nella vittoria della grazia del Signore. La Chiesa vive del sangue dei suoi figli martiri. Essi rimangono sempre una grande forza della Chiesa. Noi che viviamo in questo luogo e voi che pellegrinate qui, possiamo riflettere un po’ sul valore della nostra fede e approfondire quanto vale per noi la nostra fede; quanto sono disposto a dare nella mia vita per il mio Dio, cosa posso fare io per il mio Gesù, cosa signi­fica per me il mio Cristo, la Sua croce, la mia vocazione cri­stiana.
Una settimana dopo l'eccidio di Sìroki Brijeg, i comunisti andarono a Mostar e nel convento trovarono sette frati. Pur sapendo cosa era accaduto a Siroki Brijeg, essi avevano deciso di non scappare ma di rimanere nel monastero. Uno di loro era Fra Leon-Grgo Petrovic, dottore in teologia, nato a Klobuk nel 1883. Egli, come Provinciale dei francescani, all'inizio della guerra, aveva sentito nel cuore la grazia di consacrare alla Madonna tutti i suoi frati che sentiva erano in pericolo.Ora possiamo vedere come quella Consacrazione sia fiorita. La devozione alla Madonna, quel bel fiore offerto alla beata Vergine, è fiorito nel giorno dell'eccidio, il 7 febbraio 1945. Come Dio Padre ha mandato il Figlio a morire per salvare tutto il mondo, e Gesù è rimasto obbediente accettando il proprio sacrificio, così i nostri martiri hanno offerto la propria vita e il proprio sangue per la salvezza degli uomini, per la pace, per la nostra conversione.
Si sono immolati per la pace e per il bene di tutta la Chiesa. Voglio ora presentarti i nostri frati che sono divenuti maturi per il martirio - alcuni avevano solo vent’anni - e che sono stati capaci di testimoniare per Cristo e dimostrare chi è Cristo per loro, per noi. ­Con amore e venerazione ti rivelo i loro nomi e cognomi, (…). Così, tu potrai riflettere come ognuno, con il proprio nome e la propria vita, può anche oggi servire Dio e può rispondere alla Sua chiamata.
FRA BRUNO ADAMCIK , FRA MARKO BARBARIC , FRA JOZO BENCUN , FRA MARKO DRAGICEVIC , FRA MILJENKO IVANKOVIC , FRA ANDRIJA JELCIC , FRA RUDO JURIC , FRA FABIJAN KORDIC , FRA VIKTOR KOSIR , FRA TADIJA KOZUL , FRA KRSTO KRALJEVIC , FRA STANKO KRALIEVIC , FRA ZARKO LEVENTIC , FRA BONIFACIJE MAJIC , FRA STJEPAN MAJIC , FRA ARKADEO NUIC , FRA BORISLAV PANDZIC , FRA KRESIMIR PANDZIC , FRA FABIJAN PAPONJA , FRA NENAD VENANCIJE PEHAR , FRA MELHIOR PRLIC , FRA LUDOVIK RADOS , FRA LEONARD RUPCIC , FRA MARIOFIL SIVRIC , FRA IVO SLISKOVIC , FRA KORNELIJE SUSAC , FRA DOBROSLAV SIMOVIC , FRA RADOSLAV VUKSIC , FR. ROLAND ZLOPASIA , FR. LEOPOLD AUGUSTIN ZUBAC

CENNI SUL SANTUARIO DELLA MADONNA ASSUNTA IN CIELO DI SIROKI BRIJEG
La posa della prima pietra avvenne il 23 luglio 1846 e la costruzione della chiesa fu iniziata il 23 settembre 1846 insieme all’attiguo monastero. L’edificio eretto in quel tempo era di mt. 20 di lunghezza e di mt. 10 di larghezza. Nel 1863 fu deciso di costruire una chiesa più grande e fu affidata la progettazione all’architetto italiano Matteo Lorenzoni. Egli progettò una basilica a tre navate in stile barocco ma non fu mai realizzata per mancanza di fondi e operai specializzati. Nel 1905 fu abbattuta la vecchia chiesa e il 20 giugno di quell’anno iniziò la costruzione dell’attuale santuario che terminò nel 1938. Il campanile sul lato settentrionale fu eretto nel 1927. Sul finire della seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, la chiesa ed il convento subirono gravi danni da parte dei partigiani comunisti che per tre mesi hanno sparato con tutta l’artiglieria. Ciò che restava del patrimonio culturale e prezioso della chiesa, del convento e del ginnasio fu distrutto e incendiato. 

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