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sabato 10 gennaio 2015

"Sono desolato, ma io non sono Charlie"



 Per domani a Parigi è stata organizzata una marcia di solidarietà, alla quale sono attesi i leader di tutta Europa. Secondo la Bbc, sono attese un milione di persone.

La Francia prenderà «tutte le misure necessarie affinché la manifestazione di domenica si possa svolgere nella sicurezza più assoluta». È quanto dichiara il ministro dell'Interno francese, Bernard Cazeneuve.  

Ma a questa marcia Jean Marie Le Pen, non parteciperà .. e spiega:
"Moi, je suis désolé, je ne suis pas Charlie".
"Scusatemi, sono desolato, ma io non sono Charlie". Jean Marie Le Pen, il fondatore del Front National (oltre a essere il padre dell'attuale leader del partito Marine), canta come sempre fuori dal coro. Alla ventiquattro ore dalla grande manifestazione 'repubblicana' prevista per domani a Parigi, il grande vecchio dell'estrema destra prende le distanze dallo slogan coniato dopo il massacro presso la sede del settimanale satirico.
In un video sul suo sito internet, Le Pen spiega: "Oggi tutti dicono, siamo tutti Charlie, io sono Charlie. Ebbene, desolato, ma io non sono Charlie. Certo sono colpito dalla morte di dodici compatrioti ma certo non mi batterò per difendere lo spirito anarco-trozkista di quella rivista, un atteggiamento contrario a ogni moralità politica". Sempre nel video Le Pen ricorda che Charlie Hebdo aveva chiesto più volte lo "scioglimento" del Front National.

FONTE:http://www.huffingtonpost.it/2015/01/10/charlie-hebdo-jean-marie-le-pen-io-non-sono-charlie_n_6447676.html

E' impossibile certo non condannare il massacro dei giornalisti in Francia, ed è doveroso in questi giorni mostrarsi tutti uniti e scendere in piazza con i manifestanti, perfino accanto ai musulmani moderati che finalmente si oppongono. Ma c'è qualcosa che stona in tutti quei cartelli Je suis Charlie, branditi in mano ovunque. Se gridare “Io sono Charlie” significa esprimere solidarietà
verso le vittime del terrorismo fondamentalista, nulla da dire. Ci sarebbe però da chiedersi dov'erano queste folle quando i bersagli non erano dei vignettisti che disegnavano il Papa in atteggiamenti omosessuali o Maometto gay. E dov'erano i cartelli con scritto “Io sono Oriana Fallaci”, quando la giornalista fu mitragliata dai kalashnikov delle parole dai quotidiani come La repubblica, che l'accusava di islamofobia solo perché profetizzava quanto sta avvenendo oggi? E dov'erano i cartelli con scritto “Io sono Magdi Cristiano Allam”, vice-direttore del Corriere della Sera, quando anche lui, come la Fallaci, ricevette con una fatwa la sua sentenza di condanna a morte, e si ridusse a girare con la sua famiglia sotto scorta armata per anni? Questo perché aveva denunciato, non con la satira, ma con l'esperienza vissuta, quella violenza che ora si è armata contro i suoi colleghi. Quando andai a intervistarlo dovetti essere perquisito da tre filtri di agenti nel suo albergo; e dov'era tutta la difesa alla libertà di stampa quando Allam era costretto a vivere in quel modo? O quando fu chiamato a processo dallo stesso Ordine dei Giornalisti? E dov'erano i cartelli con scritto “Io sono Ratzinger”, quando il Pontefice fu minacciato a seguito del suo mitissimo discorso di Ratisbona? A quel tempo Michele Serra non invitò tutti a portare un crocifisso nel taschino così come ora invita a portare nel taschino una matita, a simbolo dei vignettisti uccisi. E' giusto gridare per le piazze “siamo tutti francesi” dopo che per anni siamo rimasti sordi alla strage dei cristiani in Medio Oriente? Perché quando questi venivano (e vengono tuttora) crocifissi e decapitati nessuno grida “siamo tutti cristiani”? Ci siamo disinteressati dell'espansione dell'Isis che ora occupa mezza Siria e mezzo Iraq con i relativi pozzi di petrolio che servono a finanziare il terrorismo, così come ci siamo disinteressati dell'espansione degli eserciti di Boko Haram, che in questi giorni ha incendiato altri 16 villaggi, ed ora ci stupiamo se troviamo le milizie in tuta nera e col distintivo del Califfo già a combattere per le nostre strade. Ci stupiamo se al grido di Allah Akbar si va in giro per l'Europa a mitragliare persone o a investire volontariamente una serie di passanti con l'auto. Il mondo non ha capito che siamo di fronte a una nuova forma di totalitarismo mondiale, ancora peggiore di quello che fu il nazismo od il comunismo sovietico. O forse lo sta comprendendo adesso, ma solo perché stavolta l'obiettivo è stato un giornale laicista ed anticlericale, che amava offendere i simboli del cristianesimo fino a rappresentare lo Spirito Santo che sodomizza Gesù Crocifisso mentre questi a sua volta sodomizza il Padre Eterno. No, mi dispiace, ma io non sono Charlie. O meglio lo sono perché è morto un uomo. Gli sono solidale come giornalista, come cristiano, come cittadino. Proprio perché in questo momento occorre essere tutti uniti. Tutti uniti appunto: chiedendo però che anche chi scende ora nelle piazze lo sia quando gli obiettivi colpiti non rientrano fra le sue simpatie.

1 commento:

  1. Il suo articolo mi trova pienamente d' accordo con lei e ,dopo la prima ondata emotiva che mi aveva portata a pensare io sono Charlie , mi ha aiutata a riflettere con più obiettività. Non avevo mai visto le vignette che trovo soltanto oscene senza giustificazione e senza alcun intento satirico, ma questo ovviamente non giustifica in alcun modo né da parte di nessuno, il massacro compiuto.

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