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domenica 1 novembre 2015

Spiegazione delle 8 beatitudine


Le beatitudini sono il programma di vita che ci propone Gesù!

 

“Come si fa per diventare un buon cristiano?” Questa è la domanda che Papa Francesco si è posto ed ha rivolto ai partecipanti della Santa Messa in Casa Santa Marta oggi, lunedì 9 giugno 2014, spiegando poi, nel corso della riflessione, che la risposta a tale questione è semplice e la possiamo trovare nelle beatitudini, le quali sono “il programma di vita che ci propone Gesù; tanto semplice, ma tanto difficile“.
Il cammino delle beatitudini, ha spiegato il Pontefice, è complesso perché è un cammino contro corrente: “il mondo ci dice: la gioia, la felicità, il divertimento, quello è il bello della vita” ha detto “E ignora, guarda da un’altra parte, quando ci sono problemi di malattia, problemi di dolore nella famiglia“.
Perché questo? Perché sostanzialmente “il mondo non vuole piangere” quindi alla fin fine “preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle. Soltanto la persona che vede le cose come sono, e piange nel suo cuore – ha quindi spiegato Bergoglio – è felice e sarà consolata” ma non nel modo terreno, perché “la consolazione di Gesù, non quella del mondo“.
Così Gesù, in “un mondo di guerre, un mondo dove dappertutto si litiga, dove dappertutto c’è l’odio” propone “niente guerre, niente odio, pace, mitezza” proclamando beati i miti; in un mondo dove “tutti siamo stati perdonati” dove tutti apparteniamo a un grande “esercito di perdonati” Gesù dice beati coloro che perdonano, che vanno “per questa strada del perdono“; ancora in un mondo dove “è tanto comune da noi essere operatori di guerre o almeno operatori di malintesi” Gesù dichiara beati gli operatori di pace e coloro che “hanno un cuore semplice, puro, senza sporcizie, un cuore che sa amare con quella purità tanto bella“.
Quelle di Gesù sono “poche parole, semplici parole, ma pratiche a tutti, perché il cristianesimo è una religione pratica: non è per pensarla, è per praticarla, per farla“!


"Beati i poveri per lo spirito, perché di essi è il regno dei cieli."

Essere povero non significa mancare del proprio necessario. Non si tratta di diventare misero in mezzo ai miseri, ma significa condividere, in tutte le occasione, tutto quello che si ha e quello che si è con chi ha bisogno (in modo che più nessuno sia bisognoso), si deve rinunciare al egoismo, al potere, all'accumulo, all'apparire e all'ambizione.
Questo atteggiamento di dono non si limita a i beni materiali ma include anche di mettere la propria persona al servizio degli altri ed essere sempre disponibile per aiutare chi è nel bisogno.
Non si deve più avere uno spirito di superbia, ma si deve avere uno spirito di umiltà.
Tutto questo è la condizione prima per convertirsi al insegnamento di Gesù e fare l'esperienza della sua vita, se non c'è questo non ci può essere altro.
Il regno di Dio è composto da queste persone umile e generose.

"Beati gli afflitti, perché saranno consolati."
Coloro che servono e soffrono per Amore sono felici di servire per il bene di chi è nel bisogno e Dio li aiuta e li sostiene. L'Amore-Carità muta la sofferenza in gioia.
Queste persone servono per il bene di chi è nel bisogno percio quelli che sono disperati avranno la soluzione per il problema che crea la loro disperazione.
In una communità di persone che soffrono o che hanno sofferto, tutti sanno dare aiuto a coloro che soffrono in modo che non soffrano più.

"Beati i miti, perché erediteranno la terra."
Per miti si intente coloro che hanno il dominio di sé stesso, sempre sereni, benevole, umili, pazienti e pronti al perdono (tutto questo è frutto della Carità).
La mitezza esclude la superbia, l'arroganza, la collera, la stizza, l’irritazione ed ogni eccessi emotivi.
La mitezza non significa accettare la malvagità degli Uomini che va smascherata, denunciata e guarita.
Gesù è il modello di mitezza : "Imparate da me, che sono mite e umile di cuore" (Matteo 11, 29).
I miti che evitano il male e operano il bene secondo la carità sono adottati da Dio e ottengono così la terra promessa che è la pienezza della Sua vita.
In una comunità di miti, tutti sanno come trovare ed accettare il posto proprio cosi che tutti possano vivere in pace e felice ; i miti sanno come condividere le risorse e metterle a servizio degli uni e degli altri. 

"Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati."
Coloro che vogliono la giustizia di Dio (che è Carità, Amore gratuito che salva, senza merito e senza condizione per tutti) realizzando la sua volontà (che è che nessuno sia bisognoso), saranno pienamente soddisfati e felici portando pace e bene a tutti. In questo senso la giustizia di Dio manifesta una giustizia sociale perché tutti gli Uomini sono uguali e fratelli.
In una comunità in cui tutti vogliono realizzare attivamente la giustizia di Dio, tutti mangiano secondo la propria fame, tutti hanno tutto quello che gli serve.

"Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia."
Essere misericordiosi è essere sempre disposto ad aiutare chi ha bisogno, a perdonare e ad Amare anche chi commette torti, come Dio stesso fa. Dio moltiplicherà la misericordia per i misericordiosi.
In una comunità di persone misericordiose, la misericordia abbonda per tutti.

"Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio."
Il cuore va inteso come il centro della persona cioè quello che guida le azione, cioè la coscienza.
Essere puro di cuore significa essere sinceri, avere una coscienza limpida, non fare doppia faccia, non essere ipocrita, avere una coscienza che riflette la Carità.
I puri di cuore assimilano la volontà di Dio (che è che nessuno sia bisognoso) fino nelle loro intenzioni che guidano le loro azione. Nei puri di cuore il seme della Carità ha trovato la buona terra e ha messo radice profonde. Questi si accorgeranno della presenza di Dio nella loro vita e nel mondo.

"Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio."
Essere operatore di pace non è garantirsi la propria pace, ma è avere la pace e portare la pace a chi non ce l'ha. La pace non è creata da imposizione di ordine da parte di chi ha la forza o l’autorità. La pace si da con le parole che riportano l’unione e la concordia tra le persone disunite, con le opere di misericordia e facendo conoscere Cristo.
Questi sono chiamati figli di Dio perché agiscono come Dio stesso agisce dando la sua pace che è Cristo e la sua Carità. La pace è il frutto della Carità. E seminando la Carità nelle coscienze che nasce e cresce la pace.

"Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli."
Coloro che sono disposti a dare tutto di se, per fare la volontà di Dio (che è che nessuno sia bisognoso) e per smascherare e denunciare la malvagità degli Uomini, fino a soffrire e a sopportare persecuzioni (da parte di chi non conosce o non accetta la volontà di Dio), queste persone sono i santi del regno di Dio e perciò felici perché sono figli autentici di Dio, identici a Lui.
Quando, praticando l'insegnamento di Gesù, si arriva ad essere perseguitato si sa di non avere sbagliato strada e si è come un dottore che a trovato il punto dolente e la malattia da guarire. L'insegnamento di Gesù porta a persecuzione perché è come un vento che soffia dove vuole Dio e disturba chi vuole le cose secondo il proprio vantaggio egoistico.

Fonte:http://gesu-bambino-gallinaro.blogspot.it/2012/09/spiegazione-delle-8-beatitudine.html

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