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lunedì 30 novembre 2015

Invito a tutti coloro che andranno a Medjugorje in questo periodo di Avvento

"Avvento a Medugorije" Ogni domenica di Avvento ,dopo la S.Messa alle 7.30 nelle mure della vecchia Chiesa ci sarà una festa con cibo locale( dolci tradizionali,pasta e fagioli,carne hai ferri...) offerto dagli abitanti di Medugorije per aiutare il centro per i poveri! ( l offerta è libera).Siete tutti invitati chi si trova a Medugorije.


“Avvento a Medjugorje”



Domenica 29 novembre 2015, nel luogo in cui sono ubicate le fondamenta dell’antica chiesa parrocchiale di Medjugorje, ha preso solennemente avvio l’iniziativa denominata “Avvento a Medjugorje”. I padroni di casa della prima serata sono stati gli abitanti di Miletina mentre, nelle prossime Domeniche, sarà la volta di quelli di Vionica, Šurmanci e Bijakovići. Il 23 dicembre, due giorni prima di Natale, toccherà infine agli abitanti di Medjugorje. Al riguardo l’Ufficio parrocchiale ci ha spiegato quanto segue: “L’idea è quella di rendere questo Avvento un po’ diverso da quello degli anni scorsi, unendo l’aiuto offerto ai poveri ad un’occasione di incontro tra i parrocchiani di Medjugorje. Acquistando determinati prodotti si aiuta, infatti, l’attività dell’Ufficio per i più bisognosi aperto presso la parrocchia, che si occupa anche di poveri al di fuori del suo territorio. L’invito è quello di venire e di gioire insieme a noi”.


Fonte:http://www.medjugorje.hr/it/

Perchè se io prego non ottengo quello che chiedo? -spiegazione


Qualche volta, non otteniamo quello che chiediamo? Come si spiega?
Non otteniamo perché non abbiamo la fede richiesta; perché chiediamo grazie che non sono secondo i piani divini;
Prima di tutto ci vuole la confessione... solo se abbiamo ripulito la nostra anima il Signore ascolta le nostre preghiere ...non può agire se non togliamo il male dal nostro cuore e lo abbandoniamo totalmente ..«perché, dice S. Giacomo (4,3), chiedete male, per soddisfare le vostre passioni». Noi chiediamo che si faccia più la nostra che la sua volontà e invece S. Giovanni ci insegna che «Se noi chiediamo qualche cosa secondo la sua volontà egli ci ascolta» (lGv. 5,14). Dobbiamo inoltre ricordare che quando non otteniamo, non è stata vana la preghiera, perché per mezzo di quella il Signore ci concede altre grazie, non chieste da noi. Prestiamo attenzione a questa espressione: «Quando Dio chiude una porta, apre un portone ».
Dobbiamo sfruttare nel migliore dei modi questo enorme capitale che Dio ha posto nelle nostre mani, e utilizzarlo per noi, per tutti i nostri fratelli, per tutti gli uomini e perfino anche per i nemici secondo l’insegnamento biblico.
«Noi ringraziamo continuamente Dio per tutti voi, ricordandovi incessantemente nelle nostre orazioni» (lTs. 1,2).
«Ma io vi dico: amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano» (Mt. 5,44).

Fonte: http://medjugorje.altervista.org/doc/altri_doc_preghiera/preghieravocale.html

PAROLE DEL SANTO PADRE ALL' APERTURA DELLA PORTA SANTA

APERTURA DELLA PORTA SANTA DELLA CATTEDRALE DI BANGUI
E
SANTA MESSA CON SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE, CATECHISTI E GIOVANI
Cattedrale di Bangui (Repubblica Centrafricana)
Prima Domenica di Avvento, 29 novembre 2015


PAROLE DEL SANTO PADRE PRIMA DELL’APERTURA DELLA PORTA SANTA 
(italiano) Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo. L’Anno Santo della Misericordia viene in anticipo in questa Terra. (spagnolo) Una terra che soffre da diversi anni la guerra e l’odio, l’incomprensione, la mancanza di pace. Ma in questa terra sofferente ci sono anche tutti i Paesi che stanno passando attraverso la croce della guerra. (italiano) Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana, per tutto il mondo, per i Paesi che soffrono la guerra chiediamo la pace! E tutti insieme chiediamo amore e pace. Tutti insieme! (in lingua sango) “Doyé Siriri!” [tutti ripetono: “Doyé Siriri!”).
E adesso con questa preghiera incominciano l’Anno Santo: qui, in questa capitale spirituale del mondo, oggi!
 



OMELIA DEL SANTO PADRE
In questa Prima Domenica di Avvento, tempo liturgico dell’attesa del Salvatore e simbolo della speranza cristiana, Dio ha guidato i miei passi fino a voi, su questa terra, mentre la Chiesa universale si appresta ad inaugurare l’Anno Giubilare della Misericordia, che noi oggi, qui, abbiamo iniziato. E sono particolarmente lieto che la mia visita pastorale coincida con l’apertura nel vostro Paese di questo Anno Giubilare. A partire da questa Cattedrale, con il cuore ed il pensiero vorrei raggiungere con affetto tutti i sacerdoti, i consacrati, gli operatori pastorali di questo Paese, spiritualmente uniti a noi in questo momento. Attraverso di voi, vorrei salutare anche tutti i Centrafricani, i malati, le persone anziane, i feriti dalla vita. Alcuni di loro sono forse disperati e non hanno più nemmeno la forza di agire, e aspettano solo un’elemosina, l’elemosina del pane, l’elemosina della giustizia, l’elemosina di un gesto di attenzione e di bontà. E tutti noi aspettiamo la grazia, l’elemosina della pace.
Ma come gli apostoli Pietro e Giovanni che salivano al tempio, e che non avevano né oro né argento da dare al paralitico bisognoso, vengo ad offrire loro la forza e la potenza di Dio che guariscono l’uomo, lo fanno rialzare e lo rendono capace di cominciare una nuova vita, “passando all’altra riva” (cfr Lc 8,22).
Gesù non ci manda soli all’altra riva, ma ci invita piuttosto a compiere la traversata insieme a Lui, rispondendo, ciascuno, a una vocazione specifica. Dobbiamo perciò essere consapevoli che questo passaggio all’altra riva non si può fare se non con Lui, liberandoci dalle concezioni della famiglia e del sangue che dividono, per costruire una Chiesa-Famiglia di Dio, aperta a tutti, che si prende cura di coloro che hanno più bisogno. Ciò suppone la prossimità ai nostri fratelli e sorelle, ciò implica uno spirito di comunione. Non è prima di tutto una questione di mezzi finanziari; basta in realtà condividere la vita del popolo di Dio, rendendo ragione della speranza che è in noi (cfr 1 Pt 3,15), essendo testimoni dell’infinita misericordia di Dio che, come sottolinea il Salmo responsoriale di questa domenica, «è buono [e] indica ai peccatori la via giusta» (Sal 24,8). Gesù ci insegna che il Padre celeste «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni» (Mt 5,45). Dopo aver fatto noi stessi l’esperienza del perdono, dobbiamo perdonare. Ecco la nostra vocazione fondamentale: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). Una delle esigenze essenziali di questa vocazione alla perfezione è l’amore per i nemici, che premunisce contro la tentazione della vendetta e contro la spirale delle rappresaglie senza fine. Gesù ha tenuto ad insistere su questo aspetto particolare della testimonianza cristiana (cfr Mt 5,46-47). Gli operatori di evangelizzazione devono dunque essere prima di tutto artigiani del perdono, specialisti della riconciliazione, esperti della misericordia. E’ così che possiamo aiutare i nostri fratelli e sorelle a “passare all’altra riva”, rivelando loro il segreto della nostra forza, della nostra speranza, della nostra gioia che hanno la loro sorgente in Dio, perché sono fondate sulla certezza che Egli sta nella barca con noi. Come ha fatto con gli apostoli al momento della moltiplicazione dei pani, è a noi che il Signore affida i suoi doni affinché andiamo a distribuirli dappertutto, proclamando la sua parola che assicura: «Ecco verranno giorni nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda» (Ger 33,14).
Nei testi liturgici di questa domenica, possiamo scoprire alcune caratteristiche di questa salvezza di Dio annunciata, che si presentano come altrettanti punti di riferimento per guidarci nella nostra missione. Anzitutto, la felicità promessa da Dio è annunciata in termini di giustizia. L’Avvento è il tempo per preparare i nostri cuori al fine di poter accogliere il Salvatore, cioè il solo Giusto e il solo Giudice capace di riservare a ciascuno la sorte che merita. Qui come altrove, tanti uomini e donne hanno sete di rispetto, di giustizia, di equità, senza vedere all’orizzonte dei segni positivi. A costoro, Egli viene a fare dono della sua giustizia (cfr Ger 33,15). Viene a fecondare le nostre storie personali e collettive, le nostre speranze deluse e i nostri sterili auspici. E ci manda ad annunciare, soprattutto a coloro che sono oppressi dai potenti di questo mondo, come pure a quanti sono piegati sotto il peso dei loro peccati: «Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra -giustizia» (Ger 33,16). Sì, Dio è Giustizia! Ecco perché noi, cristiani, siamo chiamati ad essere nel mondo gli artigiani di una pace fondata sulla giustizia.
La salvezza di Dio attesa ha ugualmente il sapore dell’amore. Infatti, preparandoci al mistero del Natale, noi facciamo nuovamente nostro il cammino del popolo di Dio per accogliere il Figlio venuto a rivelarci che Dio non è soltanto Giustizia ma è anche e innanzitutto Amore (cfr 1 Gv 4,8). Dovunque, anche e soprattutto là dove regnano la violenza, l’odio, l’ingiustizia e la persecuzione, i cristiani sono chiamati a dare testimonianza di questo Dio che è Amore. Incoraggiando i sacerdoti, le persone consacrate e i laici che, in questo Paese, vivono talvolta fino all’eroismo le virtù cristiane, io riconosco che la distanza che ci separa dall’ideale così esigente della testimonianza cristiana è a volte grande. Ecco perché faccio mie sotto forma di preghiera quelle parole di san Paolo: «Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti» (1 Ts 3,12). A questo riguardo, la testimonianza dei pagani sui cristiani della Chiesa primitiva deve rimanere presente al nostro orizzonte come un faro: «Vedete come si amano, si amano veramente» (Tertulliano, Apologetico, 39, 7).
Infine, la salvezza di Dio annunciata riveste il carattere di una potenza invincibile che avrà la meglio su tutto. Infatti, dopo aver annunciato ai suoi discepoli i segni terribili che precederanno la sua venuta, Gesù conclude: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» (Lc 21,28). E se san Paolo parla di un amore “che cresce e sovrabbonda”, è perché la testimonianza cristiana deve riflettere questa forza irresistibile di cui si tratta nel Vangelo. E’ dunque anche in mezzo a sconvolgimenti inauditi che Gesù vuole mostrare la sua grande potenza, la sua gloria incomparabile (cfr Lc 21,27) e la potenza dell’amore che non arretra davanti a nulla, né davanti ai cieli sconvolti, né davanti alla terra in fiamme, né davanti al mare infuriato. Dio è più potente e più forte di tutto. Questa convinzione dà al credente serenità, coraggio e la forza di perseverare nel bene di fronte alle peggiori avversità. Anche quando le forze del male si scatenano, i cristiani devono rispondere all’appello, a testa alta, pronti a resistere in questa battaglia in cui Dio avrà l’ultima parola. E questa parola sarà d’amore e di pace!
A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace. Discepoli di Cristo, sacerdoti, religiosi, religiose o laici impegnati in questo Paese dal nome così suggestivo, situato nel cuore dell’Africa e che è chiamato a scoprire il Signore come vero Centro di tutto ciò che è buono, la vostra vocazione è di incarnare il cuore di Dio in mezzo ai vostri concittadini. Voglia il Signore renderci tutti «saldi … e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi» (1 Ts 3,13). Riconciliazione, perdono, amore e pace! Amen.
 Fonte:http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2015/documents/papa-francesco_20151129_repcentrafricana-omelia-cattedrale-bangui.html

2° GIORNO - NOVENA ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE

NOVENA ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE
(L'introduzione e la preghiera iniziale si ripetono ogni giorno)
1. Introduzione
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Vieni Santo Spirito, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in noi il fuoco del Tuo amore.
V. Manda il Tuo Spirito, Signore, e tutto sarà ricreato.
R. E rinnoverai la faccia della terra.
Preghiamo.

O Dio, che con il dono dello Spirito Santo guidi i fedeli alla piena luce della verità, donaci di gustare nel medesimo tuo Spirito la vera sapienza e di godere sempre del suo conforto. Per Cristo Nostro Signore. Amen.
2. Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, attraverso la sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e Ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo Gesù, sei tutta la mia speranza.
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, Ti supplico di farmi ottenere ... (indicare la Grazia spirituale o materiale). Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima, fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen!
2° GIORNO
TI SALUTO, O MARIA

Ti saluto, o Maria, tutta pura, tutta irreprensibile e degna di lode.
Tu sei la Corredentrice, la rugiada del mio arido cuore, la serena luce della mia mente confusa, la riparatrice di tutti i miei mali.
Compatisci, o purissima, l’infermità dell’anima mia.
Tu puoi ogni cosa perché sei la Madre di Dio; a Te nulla si nega, perché sei la Regina. Non disprezzare la mia preghiera e il mio pianto, non deludere la mia attesa. Piega il Figlio tuo in mio favore e, finchè durerà questa vita, difendimi, proteggimi, custodiscimi.
3 Ave Maria

domenica 29 novembre 2015

Papa Francesco alle 17 aprirà la Porta Santa della cattedrale di Bangui

Terza tappa del viaggio del Pontefice Papa Francesco in Centrafrica, l'apertura della Porta Santa 
Francesco alle 17 aprirà la porta santa della cattedrale di Bangui - di fatto anticipando l'inizio del Giubileo dalla periferia del mondo, e dal centro di una delle peggiori crisi umanitarie dell'Africa Tweet Repubblica Centrafricana.

 Il Pontefice questa mattina, dopo una semplice cerimonia di congedo, è partito dall'aeroporto di Enterebbe (Uganda) diretto nella Repubblica centrafricana. Quella di oggi è la tappa più attesa del viaggio di Francesco che alle 17 aprirà la porta santa della cattedrale di Bangui - di fatto anticipando l'inizio del Giubileo dalla periferia del mondo, e dal centro di una delle peggiori crisi umanitarie dell'Africa. La crisi umanitari Sono impressionanti le dimensioni del dramma che vivono i 4,6 milioni di centrafricani, di cui 2,3 milioni sono bambini: circa 440 mila sfollati all'interno del paese e altri 450 mila rifugiati nei paesi confinanti. L'Unhcr parla di 75 mila centrafricani nei campi profughi, il Pam di 1,3 milioni di persone a rischio fame a causa delle violenze e della scarsità dei raccolti. Secondo l'Onu inoltre in Centrafrica negli ultimi mesi è più che raddoppiato il numero dei bambini soldato, raggiungendo le seimila unità. L'apertura della Porta Santa L'apertura della porta santa, da parte del Papa, a Bangui è un "piccolo anticipo, che è però estremamente significativo: se il Papa vuole che tutti i popoli sperimentino che c'è la misericordia di Dio, l'amore di Dio per loro, allora vuole farlo sentire in particolare anche ad un popolo che soffre tanto come quello centrafricano, andando proprio al cuore dell'Africa, perché il Centrafrica è proprio fisicamente al centro dell'Africa". E' la chiave di lettura che padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, dà al gesto simbolico che il Papa farà nella tappa finale del viaggio africano. Le misure di sicurezza Fra i timori di attacchi e gli allarmi lanciati dai servizi francesi, il pontefice non ha desistito e ha deciso di recarsi comunque a Bangui per aprire lì la prima Porta Santa del Giubileo della Misericordia. Da parte sua, il ministro per la Sicurezza della Repubblica centrafricana, Chrysostome Sambia, ha assicurato che "è stato fatto tutto per garantire la sicurezza del Papa (...) non vi è alcuna minaccia reale". Saranno i caschi blu dell'Onu (10.900 uomini), la forza francese Sangaris (900) e polizia locale a garantire la sicurezza nella capitale centrafricana, dove il dispositivo è stato rafforzato in particolare nei luoghi in cui si recherà il Pontefice, ossia l'enclave musulmana PK5, lo stadio che conta 20.000 posti e il campo sfollati. Anche gli scout collaboreranno a garantire la sicurezza di Papa Francesco nella sua visita, nella Repubblica centrafricana. Al campo sfollati della parrocchia Saint Sauveur, che ospita più di 3.000 persone, un gruppo di scout, mano nella mano, formeranno un cordone di sicurezza tra il pontefice e la folla. "Siamo molto felici di vedere il Papa. Lui sa cosa sta succedendo nel nostro Paese ed è forse venuto il momento di chiedere a Dio di salvarci", ha detto uno di loro, Fidèle Nodjindorom. Il papa ai giovani: "La preghiera è l'arma più forte" E' questo il messagio che Francesco, ieri, ha consegnato alle migliaia di ragazzi accorsi all'incontro nel Kololo Airstrip di Kampala un ex aeroporto che ospita grandi eventi. Nel lungo discorso a braccio, il Pontefice ha parlato di come superare le difficoltà e trasformarle da negative a positive. "Se io trasformo il negativo in positivo sono un vincitore", ha ripetuto più volte, "ma lo si può fare solamente - ha precisato - con la grazia di Gesù". Nel discorso, Papa Francesco, ha ribadito la necessità di superare tutte le difficoltà, anche le più tragiche. E ai giovani ha domandato più volte: "Siete disposti a trasformare il negativo in positivo?". Alla fine, congedandosi, ha affermato: "Per favore, pregate per me, ne ho bisogno, non ve ne dimenticate".
 - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Papa-Francesco-in-Centrafrica-apertura-della-Porta-Santa-1055e7b7-d8fb-49a3-932e-b5aa7910f2c6.html

1° GIORNO - Novena in preparazione alla festa dell'Immacolata

NOVENA dell'IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA

Il 29 novembre inizia la Novena in preparazione alla festa dell'Immacolata

Durante la Novena si consiglia di:
 1) Pregare ogni giorno una decina del Rosario, o meglio una parte intera,
2) Fare dei canti in onore della B.V. Maria,
3) Fare dei fioretti per la gloria di Maria,
4) Vivere la Novena come momento di conversione
5) Curare il silenzio per la riflessione personale.

 Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Vieni Santo Spirito, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in noi il fuoco del Tuo amore.
  Manda il Tuo Spirito, Signore, e tutto sarà ricreato.
  E rinnoverai la faccia della terra.

 Preghiamo.
O Dio, che con il dono dello Spirito Santo guidi i fedeli alla piena luce della verità, donaci di gustare nel medesimo tuo Spirito la vera sapienza e di godere sempre del suo conforto. Per Cristo Nostro Signore. Amen.
 Preghiera iniziale
Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, attraverso la sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e Ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo Gesù, sei tutta la mia speranza.
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, Ti supplico di farmi ottenere ... (indicare la Grazia spirituale o materiale). Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima, fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen!

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Messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje il 28 Novembre 1983 (Messaggio straordinario)
Pregate! Pregate! Pregate ogni giorno durante la novena dell’Immacolata le preghiere di consacrazione ai Cuori di Gesù e Maria.

PREGHIERA DI CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ (Dettata dalla Madonna a Medjugorje a Jelena Vasilj il 27 novembre 1983)

O Gesù, noi sappiamo che tu sei misericordioso e che hai offerto il tuo cuore per noi. Esso è incoronato dalle spine e dai nostri peccati. Noi sappiamo che tu ci supplichi costantemente affinché noi non ci perdiamo. Gesù, ricordati di noi quando siamo nel peccato. Per mezzo del tuo Cuore fa’ che tutti gli uomini si amino. Sparisca l’odio tra gli uomini. Mostraci il tuo amore. Noi tutti ti amiamo e desideriamo che tu ci protegga col tuo Cuore di buon pastore e che ci liberi da ogni peccato. Gesù, entra in ogni cuore! Bussa, bussa alla porta del nostro cuore. Sii paziente e non desistere mai. Noi siamo ancora chiusi perché non abbiamo capito il tuo amore. Bussa continuamente. Fa’, o Buon Gesù, che ti apriamo i nostri cuori almeno nel momento in cui ci ricordiamo della tua passione sofferta per noi. Amen.


PREGHIERA AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA (Dettata dalla Madonna a Medjugorje a Jelena Vasilj il 28 novembre 1983)

Dice la Madonna: "Rivolgetevi al Mio Cuore Immacolato con queste parole di Consacrazione":

O Cuore Immacolato di Maria, ardente di bontà, mostra il Tuo Amore verso di noi. La Fiamma del Tuo Cuore, o Maria, scenda su tutti gli uomini. Noi Ti amiamo immensamente. Imprimi nei nostri cuori il vero Amore così da avere un continuo desiderio di Te. O Maria, umile e mite di Cuore, ricordati di noi quando siamo nel peccato. Tu sai che tutti gli uomini peccano. Donaci, per mezzo del Tuo Cuore Immacolato, la salute spirituale. Fà che sempre possiamo guardare alla bontà del Tuo Cuore materno e che ci convertiamo per mezzo della Fiamma del Tuo Cuore. Amen.

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«MAGNIFICAT»
L'anima mia magnifica il Signore* e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché ha guardato l'umiltà della Sua serva.* D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno Beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente* e Santo è il Suo nome: di generazione in generazione la Sua Misericordia* si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la Potenza del Suo braccio,* ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, * ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati* ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, Suo servo,* ricordandosi della Sua Misericordia, come aveva promesso ai nostri padri,* ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Gloria al Padre e al Figlio* e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre* nei secoli dei secoli. Amen.


 1° GIORNO
INVOCAZIONE D’AIUTO A MARIA

O Vergine Immacolata, primo e soave frutto di salvezza, noi Ti ammiriamo e con Te celebriamo le grandezze del Signore che ha fatto in Te mirabili prodigi.
Guardando Te, noi possiamo capire ed apprezzare l’opera sublime della Redenzione e possiamo vedere nel loro risultato esemplare le ricchezze infinite che Cristo, con il Suo Sangue, ci ha donato.
Aiutaci, o Maria, ad essere, come Te, salvatori insieme con Gesù di tutti i nostri fratelli. Aiutaci a portare agli altri il dono ricevuto, ad essere “segni” di Cristo sulle strade di questo nostro mondo assetato di verità e di gloria, bisognoso di redenzione e di salvezza. Amen.
3 Ave Maria

Oggi inizia L' AVVENTO ma cosa vuol dire? Ecco la spiegazione

Avvento

  1. 1.
    Arrivo, venuta (con un accento enfatico, come di predestinazione).
    "io annunzio l'avvento di un'arte novella"
    • L'ultimo avvento, quello del Cristo trionfante alla fine dei tempi.
    • Ascesa al trono, oggi quasi soltanto del papa.
      "l'a. al soglio di s. Pietro"
  2. 2.
    Nella liturgia cristiana, il periodo di quattro settimane destinato al raccoglimento e alla meditazione della futura venuta del Signore ( Natale ).
     

      È il tempo liturgico di preparazione al Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini. Contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all'attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi 
     
    Il Tempo di Avvento ha quindi una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all'attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi. 
     
    “Siamo chiamati a vivere il nuovo anno liturgico, riscoprendo tutta la forza del desiderio con cui l’umanità grida a Dio – ecco il tempo di Avvento – e tutta la forza della carità con cui Dio si fa nostro fratello, perché anche noi possiamo essere in comunione con lui, come celebreremo nel tempo di Natale”.
     
     In sintonia con l’Anno giubilare e sulla scorta delle parole che Papa Francesco, 
     è stata scelta la parola di san Paolo: “Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore”.
     
     l'Avvento dura quattro settimane, e inizia con quella domenica che permette di celebrare quattro domeniche d'Avvento;
     Il colore dei paramenti liturgici è il viola; nella terza domenica (domenica Guadete), facoltativamente, si può usare il rosa, a stemperare nella speranza della venuta gloriosa di Cristo il carattere tradizionalmente penitenziale dell'Avvento.
    Nella celebrazione eucaristica non viene recitato il Gloria, in maniera che esso risuoni più vivo nella Messa di Mezzanotte di Natale. 
     In molte parrocchie la successione delle domeniche d'Avvento è scandita dall'accensione delle candele della Corona d'Avvento
     
     La Corona d'Avvento è un simbolo usato per scandire le domeniche del Tempo d'Avvento. È costituita da una ghirlanda nella quale sono poste quattro candele o ceri, sei per il Rito ambrosiano, che verranno accesi uno dopo l'altro nelle varie domeniche della preparazione al Natale. 
     

    Simbolismo

    La quattro candele rappresentano le quattro domeniche di Avvento. Ognuna di esse ha una denominazione ed un significato peculiari.
    • La prima candela è detta "del Profeta", poiché ricorda le profezie sulla venuta del Messia.
    • La seconda candela è detta "di Betlemme", per ricordare la città in cui è nato il Messia
    • La terza candela è detta "dei pastori", i primi che videro ed adorarono il Messia. Poiché  nella terza domenica d'Avvento la Liturgia permette di utilizzare i paramenti color rosa al posto di quelli viola, tale candela può avere un colore diverso dalle altre tre.
    • La quarta candela è detta "degli Angeli", i primi ad annunciare al mondo la nascita di Gesù.
    • L'eventuale quinta candela rappresenta il giorno di Natale, cioè la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.
    Secondo un'altra tradizione assai diffusa le quattro candele rappresentano invece la Speranza, la Pace, la Gioia e l'Amore.
    L'accensione di ciascuna candela indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre dovuta alla sempre più prossima venuta del Messia.
    La forma circolare della Corona d'Avvento è simbolo di unità e di eternità.
    I rami di sempreverdi che ne costituiscono la base rappresentano la speranza della vita eterna. 


    Utilizzazione

    Nella famiglia

    L'accensione della Corona nella famiglia
    La corona d'Avvento può essere posta sul tavolo del salotto, oppure essere sospesa al soffitto con quattro nastri rossi che decorano la corona stessa.
    Diviene il centro di preghiera settimanale o giornaliero per tutta la famiglia nel tempo d'Avvento.
    Alla sera la famiglia si riunisce e accende il numero di ceri corrispondenti alla settimana d'Avvento nella quale ci si trova.
    L'accensione del cero è accompagnata da un canto e da invocazioni della venuta del Signore.
    Un possibile schema della celebrazione familiare:
    • Versetto biblico d'introduzione
    • Breve lettura biblica
    • Accensione del cero
    • Benedizione del papà o della mamma
    • Canto finale
    Si conclude con un canto alla Vergine Maria.

    Nelle celebrazioni liturgiche

    La corona d'Avvento si può collocare nel luogo più adatto all'architettura della chiesa: al centro, vicino all'ambone, o anche presso o sull'altare. L'importante è che essa sia visibile e venga valorizzata all'interno della celebrazione.
    Può divenire il segno-guida che sintetizza tutto l'itinerario di preparazione al Natale.
    Le candele devono essere palesemente grosse. Possono venire disposte dal lato opposto dell'ambone ed essere di varia altezza.
    Il giorno di Natale possono fare da sfondo alla mangiatoia con il Bambino Gesù.
    L'accensione del cero si può collocare all'inizio della celebrazione eucaristica, all'inizio della liturgia della parola, o in altro momento, purché si armonizzi con tutta la celebrazione. In ogni caso deve essere un momento che celebra il cammino d'attesa del Salvatore.
    È bene accompagnare l'accensione con un canto, che può essere lo stesso per tutte le quattro domeniche.

    Nella catechesi o in un gruppo ecclesiale

    Il segno può essere utilizzato anche nell'incontro di catechesi. Va collocato nel momento in cui il clima di preghiera lo rende possibile.
    Lo schema può ispirarsi a quello suggerito per la famiglia, valorizzando brani biblici legati a tematiche d'Avvento e preghiere preparate dai catechizzandi stessi.
    Nell'incontro immediatamente precedente il Natale, ognuno dei presenti può accendere un proprio lumino alla Corona d'Avvento, come segno dell'impegno di ciascuno ad essere, come Cristo, luce del mondo.
     
     

sabato 28 novembre 2015

L’Avvento, avrà inizio Domenica 29 novembre, e nella parrocchia di Medjugorje....


data: 27.11.2015.
L’Avvento, tempo di preparazione al Natale, avrà inizio Domenica 29 novembre 2015. A partire da lunedì 30 novembre, nella parrocchia di Medjugorje, comincerà anche la celebrazione delle Sante Messe dell’Aurora. Ogni mattina, tranne le Domeniche, la Santa Messa sarà celebrata alle ore 6:00 in chiesa parrocchiale e sarà anche trasmessa da Radio “Mir” Medjugorje. Per tutto l’Avvento sarà quindi sospesa la Messa delle ore 7:30. Le intenzioni per i defunti verranno ricordate nelle Messe dell’Aurora. Anche quest’anno i membri della Gioventù Francescana hanno preparato le Corone d’Avvento, che potranno essere acquistate sabato 28 novembre dopo la Santa Messa delle ore 13:00 nonché dopo la Santa Messa serale. L’acquisto sarà possibile anche prima e dopo le varie Messe in lingua croata di Domenica 29 novembre. I proventi di tale vendita saranno destinati al sostegno  degli anziani e dei malati. Da quest’anno, nel Tempo di Avvento, avranno inizio anche alcuni incontri per i parrocchiani, che si terranno ogni Domenica di Avvento, dopo la Santa Messa serale, nel luogo dove sono ubicate le fondamenta dell’antica chiesa parrocchiale. L’ufficio parrocchiale rivolge ai parrocchiani il seguente invito: “Il nostro intento è quello di unire il piacere di incontrarci ad un aiuto in favore dei poveri. Venite a cantare e gioire insieme a noi!”.
 
Gli incontri saranno organizzati dai parrocchiani secondo la seguente scansione:
 
Prima Domenica d’Avvento (29 novembre): Miletina;
Seconda Domenica d’Avvento (6 dicembre): Vionica;
Terza Domenica d’Avvento (13 dicembre): Šurmanci;
Quarta Domenica d’Avvento (20 dicembre): Bijakovići;
Antivigilia di Natale (mercoledì 23 dicembre): Medjugorje.
Fonte:http://www.medjugorje.hr/it/attualita/avvento-a-medjugorje,7499.html

giovedì 26 novembre 2015

Ricordando fra Slavko Barbarić - 15° anniversario

Celebrato il quindicesimo anniversario di morte di fra Slavko Barbarić

data: 26.11.2015.
Martedì 24 novembre 2015 è stato celebrato, a Medjugorje, il quindicesimo anniversario di morte di fra Slavko Barbarić. La Santa Messa serale, celebrata per il defunto fra Slavko nella chiesa parrocchiale di San Giacomo, è stata presieduta da fra Mate Dragićević e concelebrata da trentacinque sacerdoti. Parlando della figura e dell’opera di fra Slavko, fra Mate ha detto tra l’altro: «Con gratitudine verso il buon Dio, volgiamo stasera lo sguardo al nostro confratello defunto fra Slavko, passato all’eternità quindici anni fa. Le sue convinzioni più profonde si potrebbero sintetizzare così: “Gesù è il mio Dio: è lui che adoro ed è per lui che io vivo. Egli è il mio tutto: la mia forza, il mio aiuto. Io servo solo lui, ma sempre sotto la protezione e la guida di Maria, nostra Madre Celeste”. Dai suoi quotidiani momenti di preghiera sul Podbrdo e sul Križevac, dalle sue innumerevoli adorazioni al Santissimo Sacramento dell’Altare e alla croce di Cristo, dalle sue meditazioni sulla Parola di Dio e sugli inviti di Maria, egli ricavava la sapienza divina necessaria per svolgere la sua instancabile attività sacerdotale, spirituale, caritativa, patriottica, filantropica e tesa all’amore di Dio. Al comunismo aggressivo egli ha contrapposto la croce dell’amore e del sacrificio per gli altri. Salendo sul Križevac innumerevoli volte per meditare la Passione di Cristo, ha accumulato la conoscenza dei segreti della sofferenza che Dio prova per noi, trasformandoli poi in meditazioni scritte nel volume “Via Crucis: con Gesù e Maria sul Golgota verso la Risurrezione”. Quel volume è stato tradotto in diverse lingue ed è divenuto per molti un sussidio di preghiera, da usare non solo sul Križevac ma anche nelle famiglie in Quaresima. Tutto quello che scriveva derivava dalla sua esperienza personale, dal suo essere inserito in Dio e nella mistica francescana. Egli era un’incarnazione dell’amore per gli altri e per Dio. Era semplicemente un grande». La Celebrazione Eucaristica è stata resa ancor più solenne dai canti eseguiti dal Coro parrocchiale misto “Regina della pace”, che quello stesso giorno ha festeggiato il venticinquesimo anniversario di attività. In quella giornata il defunto fra Slavko è stato ricordato anche sul Križevac: alle ore 14:00, alla presenza di una moltitudine di fedeli, si è infatti svolto là il Pio
Esercizio della Via Crucis. Il Villaggio della Madre, che è stato fondato da fra Slavko, ha fatto a sua volta memoria del proprio fondatore.
Fonte:http://www.medjugorje.hr/it/attualita/celebrato-il-quindicesimo-anniversario-di-morte-di-fra-slavko-barbaric,7487.html

"La Madonna stessa le aveva detto che con me poteva scrivere il libro”.

Casapesenna – La parrocchia Santa Croce di Casapesenna ha ospitato, domenica 22 novembre, la presentazione del libro “A Medjugorje con Maria”, scritto dalla veggente mariana Vicka, in collaborazione con il sacerdote, giornalista e opinionista religioso don Michele Barone.
Presenti all’evento, insieme a don Michele, la giornalista Mediaset Bruna Varriale, moderatrice; il vaticanista e giornalista Antonino D’Anna; Barbara Carere, direttrice di Telelibera Campania e, in rappresentanza del gruppo editoriale Mondadori e della famiglia Berlusconi, Paolo Enrico Beretta.

Don Michele apre la serata con un ringraziamento al Signore per la possibilità che gli ha dato di testimoniare, assieme a Vicka, i miracoli della terra delle apparizioni, la casa editrice Piemme Mondadori, citando la posizione del libro come primo in classifica tra i libri di argomento cattolico, il parroco don Vittorio, gli ospiti e tutti i presenti.
Fin da subito, don Michele Barone, Varriale e D’Anna espongono opinioni, domande e risposte. “Ho letto questo libro in una serata – commenta la Varriale – ed è un libro bellissimo, perché è un libro che racconta la pace. È la storia di una donna vera, che potrebbe benissimo essere una nostra vicina di casa, per la semplicità e la quotidianità della sua vita”.
“Don Michele – continua la giornalista – secondo la ‘mission’ di un vero giornalista, è riuscito a farsi raccontare le cose da chi le ha vissute veramente. È riuscito ad avere un’intervista, anzi una vera e propria biografia della protagonista”.
“Intervistare la maggiore in età dei veggenti di Medjugorje è un grande privilegio, innanzitutto perché è una persona schiva, che non ama parlare di sé”, aggiunge D’Anna. “Credo che sulla vicenda di Medjugorje si sia fatta troppa tifoseria e poco giornalismo, quindi dobbiamo ringraziare Don Michele per avere cercato una testimonianza diretta della vicenda”. D’Anna continua l’intervento chiarendo la posizione della Chiesa cattolica sulla vicenda delle apparizioni mariane. “Per bollare un evento sovrannaturale come vero o falso si deve capire se questo corrisponda o meno ai dogmi donatici dai vangeli, se insomma intacchi o meno ciò che Dio ha rivelato attraverso le scritture. Le rivelazioni private, in questo caso ai veggenti di Medjugorje, nulla possono aggiungere o togliere agli insegnamenti di Gesù nel vangelo”.
Collegandosi alle curiosità di D’Anna sulla veridicità delle apparizioni suffragate dal contenuto teologico, don Michele ne spiega l’inizio: “La Madonna è apparsa il 24 giugno dell’86, ma si è rivelata come Regina della pace il 25 giugno ed è questo l’anniversario da festeggiare”.
Varriale, ritornando al libro, chiede come sia riuscito don Michele ad ottenere il racconto della vita della veggente. “Nel pellegrinaggio di ottobre dello scorso anno – risponde il sacerdote – ho chiesto a Vicka se volesse partecipare a questo progetto, Vicka mi disse che ci avrebbe pregato su. Ai primi di dicembre, le richiesi cosa volesse fare e lei mi disse che la Madonna stessa le aveva detto che con me poteva scrivere il libro”.
“È però importante specificare che il caso Medjugorje al Vaticano ha un’X fisso in schedina. Le apparizioni per poter essere ufficializzate come veritiere devono terminare, il fenomeno deve essersi concluso”, continua D’Anna. “Le apparizioni, per ora, sono contrassegnate col termine ‘Non constat de supernaturalitate’, nel senso che non si può dire se sono vere o false, se ci credete o meno, in entrambi i casi, non fate peccato”.
La presentazione si sofferma poi su una parte molto interessante della vicenda di Medjugorje: i segreti che la Madonna ha rivelato ai veggenti. “Ogni veggente possiede un segreto – asserisce Don Michele – e tutti e dieci sono conservati da Mirjana. Mirjana possiede, inoltre, una carta pergamena dove sono scritti tutti i segreti. La carta è stata analizzata dall’università di Zagabria e gli studiosi hanno dichiarato che questa carta è composta da un materiale che non esiste qui sulla terra. Mirjana, da piccola, cercò di far leggere la pergamena ad una sua cuginetta. Sembrerebbe che la ragazzina leggesse cose totalmente diverse da quelle che in realtà vi erano scritte”.
“I segreti saranno rivelati da un sacerdote scelto – continua don Michele – tre giorni prima che si compiranno. Noi sappiamo solo che il terzo segreto lascerà un segno indelebile, tanto che la Madonna ha garantito che dopo la rivelazione di questo tutto il mondo crederà che Lei esiste. Il settimo segreto, invece, che parlava di flagelli, è stato per metà cancellato, per volontà della Madonna, grazie alle preghiere dei fedeli”.
Don Michele aggiunge che la vera differenza tra Lourdes, Fatima e Medjugorje è che nei primi due posti si sente che la Madonna c’è stata, nell’ultimo che la Madonna c’è. “Quando la gente va a Medjugorje cambia: ricerca la confessione, si avvicina ai sacramenti, riesce a scalare montagne quando magari a casa non riesce neanche a salire facilmente le scale. Medjugorje non può essere frutto del demonio. Il demonio non vuole che preghiamo, non vuole che ci confessiamo, non vuole tutto ciò che avviene a Medjugorje”, dice.
“Al di là dell’aspetto religioso – afferma Varriale – questo libro secondo me potrebbe essere letto anche da un ateo, perché può essere visto come un momento di raccoglimento in se stessi, un momento di pace personale. È un libro che rasserena”. “Ci sono, tuttavia, passaggi straordinari – ammette – come quello sul viaggio ultraterreno molto simile al viaggio dantesco, che lasciano un po’ perplessi”.
Il libro, infatti, racconta di un viaggio in Paradiso, Purgatorio e Inferno compiuto dai veggenti Vicka e Jakov accompagnati dalla Madonna. Secondo la testimonianza di Vicka, il Paradiso viene descritto come un grandissimo e bellissimo prato fiorito immerso in una luce folgorante in cui le anime sono vestite con tuniche di colore grigio, giallo e rosso, il Purgatorio come un luogo nebbioso in cui si odono tantissimi lamenti e l’Inferno come un luogo terribile, di grande sofferenza e in cui si sente continuamente bestemmiare.
“Nell’inferno – aggiunge Don Michele – vanno coloro che scelgono liberamente di dannarsi. Dio ci dà tutte le possibilità per salvarci, fino all’ultimo momento e pensate che per coloro che muoiono in particolari giorni come l’8 dicembre le porte del Paradiso sono totalmente aperte. Ci fa una grande grazia”.
“Il viaggio nell’oltretombra non è una novità – afferma D’Anna – Natuzza Evolo, mistica italiana, descriveva il Paradiso proprio come lo ha descritto Vicka”.
“Sì e dobbiamo considerare che Vicka da umile bambina, in quell’ambiente, non poteva conoscere certe testimonianze letterarie e non sull’oltretomba (come quella di Dante o Natuzza Evolo, N.d.r.) e per questo alla sua testimonianza ci si può credere di più”, sostiene Bruna Varriale.
Alla fine della presentazione, è intervenuta una donna dal pubblico che ha raccontato di una sua esperienza personale: soggetta a vari malefici, è stata posseduta dal demonio per 22 anni.
“A Medjugorje, Vicka nell’abbracciarmi mi disse che mi sarei liberata” ha dichiarato. “Quando si ritorna da Medjugorje si ritorna diversi, è un luogo che tocca il nostro cuore”.
Don Michele chiarisce, inoltre, alcune posizioni di Papa Francesco che qualche mese fa aveva affermato: “La Madonna non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni”. “Il santo padre mi ha spiegato che non si riferiva a Medjugorje ma ad altri due casi in Irlanda e a Buenos Aires”. “Inoltre, vorrei anche aggiungere che Medjugorje è stato il luogo di grandi prodigi, come la guarigione di due malati di Sla e i medici ben sanno che dalla Sla è impossibile guarire, tanto che un’equipe medica internazionale è giunta in Bosnia proprio per capire se lì vi è qualche pietanza o qualcosa nell’acqua o nell’aria che permette a queste cellule del corpo di risanarsi”.
Dopo una veloce lettura della presentazione del libro da parte di don Michele, la serata si è conclusa con la preghiera e la benedizione.

Mentre altrove le chiese si vanno svuotando, qui accade il contrario.

I giovani di Medjugorje: «Il miracolo? Conquistare la luce della fede»

21/08/2015  Circa settantamila ragazzi da tutto il mondo hanno raggiunto il villaggio bosniaco per il Festival internazionale dei giovani. Siamo saliti a bordo di un pullman di pellegrini partito da Milano. Abbiamo raccolto le loro storie, scalato il Podbrdo, il colle delle apparizioni, osservato il silenzio durante l'adorazione eucaristica e le lunghe file per confessarsi. «Questo luogo», dicono, «converte»


Pellegrini in ginocchio durante l'adorazione del Santissimo Sacramento (foto Ugo Zamborlini per Famiglia Cristiana)
Pellegrini in ginocchio durante l'adorazione del Santissimo Sacramento (foto Ugo Zamborlini per Famiglia Cristiana)
Vedere, toccare, scorgere i segni del Cielo. Non cerca forse tutto questo, animato magari sulle prime solo da spirito di curiosità o d’avventura, chi si mette in viaggio per Medjugorje? E non è forse lo stesso anelito delle folle che duemila anni fa assiepavano i villaggi della Palestina per ascoltare Gesù di Nazareth e poter anche solo toccare un lembo del suo mantello? Sono passati quasi trentacinque anni da quel giugno 1981 in cui nel villaggio bosniaco “tra due monti” – questo il significato di Medjugorje – tutto ebbe inizio con le prime apparizioni della Gospa (Signora, in croato) a sei veggenti giovinetti e le folle di pellegrini, anziché diminuire, aumentano. Cinquantamila i giovani arrivati lo scorso anno per il Festival internazionale della gioventù che ai primi di agosto, ogni estate, richiama persone da ogni parte del mondo. Più di settantamila quest’anno. Protagonisti, molti se non tutti, di un’esperienza spirituale che considerano importante e qualcuno addirittura decisiva. Conversioni, vite cambiate, vocazioni religiose sbocciate, pratiche religiose riscoperte, speranze di nuovo rifiorite. No, non è possibile scrutare il “dilemma Medjugorje”, sul quale da tre decenni duellano senza requie credenti e increduli, uomini di fede e scienziati, scettici e curiosi, senza immergersi nei volti e nelle storie di chi a Medjugorje va e continua, imperterrito, a tornare. Con il fervore del devoto, la consapevolezza del pellegrino o – ce ne sono pure – lo scetticismo di chi, una volta laggiù, spera di “smascherare” finalmente l’imbroglio che si propagherebbe.
Medjugorje, diciamolo pure, non è un luogo per puristi o intellettualismi troppo raffinati. È un corpo a corpo tra fede autentica e sacro selvaggio, paccottiglia devozionale e merchandising un po’ kitsch, scene dal sapore evangelico e quell’aura profondamente mistica che quasi ti pervade nel silenzio orante, genuino e non artefatto, che avvolge migliaia di persone tutte in ginocchio in adorazione del Santissimo.
Il gruppo di giovani pellegrini dell'associazione "Amici di Medjugorje" di Varese in pullman diretti a Medjugorje. Al centro, frate Attilio Gueli, guida spirituale del gruppo (foto Ugo Zamborlini)
Il gruppo di giovani pellegrini dell'associazione "Amici di Medjugorje" di Varese in pullman diretti a Medjugorje. Al centro, frate Attilio Gueli, guida spirituale del gruppo (foto Ugo Zamborlini)

la partenza da Milano

Milano, venerdì 31 luglio, stazione degli autobus di Lampugnano. Il nostro pullman organizzato dall’associazione “Amici di Medjugorje” di Varese arriva puntuale alle 7.15. Si parte. Destinazione: Medjugorje. A guidare la truppa, composta per metà da giovani e ragazzi, l’energica Marilena, veterana di questi viaggi. «La Madonna», chiosa, «ci aspetta». Icona di quella fede che, Vangelo alla mano, nei piccoli e negli umili trova un’accoglienza privilegiata. «Non chiedete al Signore di assistere a segni particolari: il sole che gira o altri prodigi. Il senso del pellegrinaggio è la purificazione del cuore», tuona frate Attilio, il giovane cappuccino che è la guida spirituale del gruppo.
Per Cinzia è la quinta volta, nel 2011 quella “decisiva”: «Quando sono salita sul Podbrdo, il monte della apparizioni, è come se fossi stata abbracciata», racconta. «Ho capito in quell’istante che il Signore vuole bene anche a me e che anche l'ultimo peccatore si può salvare, è prezioso ai suoi occhi».
Per Daniela, 39 anni, master alla Bocconi, dirigente d’azienda, invece è la prima volta. Otto mesi fa ha perso il ragazzo con cui sognava di fare una famiglia. Un colpo durissimo che, spiega, «mi ha costretto a fermarmi e chiedermi perché». Michela, 34 anni, impiegata in un'azienda di spedizioni della Brianza, era a un passo dal buddismo quando decise di andare a Medjugorje. «Vedendo i miei genitori, pensavo che la gente laggiù venisse drogata», dice tranchant. E invece? «Partii con l’obiettivo di dimostrare che era un gigantesco imbroglio, un’impostura. E invece ho incontrato persone che hanno dissipato i miei dubbi sulla fede e mi hanno fatto capire che il Signore guida la mia vita».

Fra’ Attilio spiega la differenza tra rivelazione pubblica (Incarnazione, morte e risurrezione di Cristo) e rivelazioni private come le apparizioni mariane che, ricorda, «sono un aiuto per credere ma non il centro della fede». Prudenza e realismo, dunque, come ben s’addicono a un uomo di Chiesa.
Alcuni giovani si confessano ai lati della chiesa di San Giacomo (foto Ugo Zamborlini)
Alcuni giovani si confessano ai lati della chiesa di San Giacomo (foto Ugo Zamborlini)

l'arrivo nel "confessionale del mondo"

  
Sabato 1° agosto. Arriviamo alla meta poco dopo mezzogiorno. L’impressione fin da subito è nitida: né ordine, né rigore urbanistico, Medjugorje è un villaggio cresciuto troppo in fretta. L’ombelico è la chiesa parrocchiale, dedicata a San Giacomo apostolo, protettore dei pellegrini. Tutto attorno alberghi spuntati come funghi e che in questi giorni registrano il tutto esaurito, parcheggi improvvisati di pullman e strade ricavate tra una costruzione e l’altra. Ai lati della chiesa due file lunghissime di persone, soprattutto giovani, aspettano per confessarsi sotto il sole cocente. Basta scorgerne i volti per vedere che qui, in barba a ogni pretesa di liquidare tutto come un fenomeno devozionalistico per vecchi bigotti un po’ fissati con la Madonna, arriva gente di ogni età, condizione sociale, livello culturale.
Cinquecentocinque tra sacerdoti e religiosi si alternano a confessare in tutte le lingue: inglese, francese, italiano ovviamente. Ma pure arabo, magiaro, coreano, slovacco, cinese... Nessun confessore, a nessuna ora del giorno, resta disoccupato. Qualcuno espone un cartello con l'orario: “Fino alle 18.30”. I penitenti s’inginocchiano a terra. Tanti hanno i volti rigati di lacrime, c’è chi al momento dell’assoluzione scoppia in pianto. «È un fiume di grazia», mormora un frate francescano del Libano. Padre Roberto Panizzo dei “Figli e Figlie del Cuore Immacolato di Maria” trascorre qui sei mesi all’anno e snocciola un aneddoto che ben riassume lo spirito di Medjugorje: «Una volta da Vigevano arrivò un prete: non fece in tempo ad arrivare in chiesa e posare il bagaglio che un gruppo di ragazzi lo bloccò alla stazione degli autobus per farsi confessare». Poi aggiunge: «Ai sacerdoti dubbiosi dico sempre una cosa: venite qui, restate due ore in confessionale e cambierete idea su Medjugorje. In tanti anni non ho mai visto il sole che gira o altri segni simili. Ma di conversioni del cuore sì, tante. E molte sorprendenti».
Pellegrini in cima al Podbrdo, il colle tutto speroni rocciosi delle prime apparizioni (foto Ugo Zamborlini)
Pellegrini in cima al Podbrdo, il colle tutto speroni rocciosi delle prime apparizioni (foto Ugo Zamborlini)

La scalata sul Podbrdo

Domenica 2 agosto. È ancora l’alba ma sul Podbordo, il monte tutto speroni rocciosi delle apparizioni, sono già abbarbicati migliaia di pellegrini per l’apparizione mensile a Mirjana, una dei sei veggenti. Ai crocicchi delle strade si prega il Rosario e si mescolano le Ave Maria in croato, italiano, spagnolo, inglese… I ragazzi della Comunità Cenacolo di Madre Elvira, che per prima quassù nel ’91 piantò una tenda per pregare insieme a un manipolo di coraggiosi mentre infuriava la guerra, hanno preparato una sedia per portare in cima un paralitico. Due ragazzoni, braccia tatuate e rosario al collo, si sono arrampicati sui rami di un albero per vedere. Come il capomafia Zaccheo tra la folla di Gerico. I volti, ancora una volta, impediscono ogni classificazione sociologica: ragazzini che potresti tranquillamente incontrare a Ibiza o in qualche discoteca della Riviera romagnola, famiglie con bimbi che sonnecchiano placidi, giovani, tanti, anziani.
Ma il cuore di Medjugorje è la spianata dietro la chiesa di San Giacomo dove sventolano bandiere da ogni parte del globo e si respira aria di Gmg, i raduni dei giovani nati nel 1985 dall’intuizione di Giovanni Paolo II. Sorpresa? Meraviglia? Non agli occhi del parroco, fra’ Marinko Šakota: «Qui in fondo non accade nulla di speciale», dice, «si celebra l’Eucarestia, si adora il Santissimo, ci si confessa. È il modo con cui viene fatto che è diverso. Il fariseo del Vangelo faceva tutte queste cose ma il suo cuore non era toccato da Dio. Qui l’invito della Madonna a pregare e convertirsi fa breccia nel cuore di molti. Ho visto vite spezzate rifiorire d’un tratto. Per capire Medjugorje bisogna venire e vedere».
giovani in preghiera con le candele davanti alla Croce (foto Ugo Zamborlini)
giovani in preghiera con le candele davanti alla Croce (foto Ugo Zamborlini)

«Ognuno di voi è un miracolo eucaristico»

  
È quasi sera. I pellegrini, zaino in spalla, continuano ad arrivare. Nel Vangelo della liturgia del giorno la folla di Cafàrnao sfida Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai?». Nel silenzio vibra la voce possente di don Ivan Filipovic. «Il vero segno? Inginocchiarsi davanti a Gesù Eucarestia, riconoscerlo vivo e presente in mezzo a noi», dice. «Io sono un miracolo eucaristico vivente perché da tossicodipendente sono diventato sacerdote grazie alla Comunità Cenacolo. Cercavo la libertà e ho trovato la droga. Sapete dove mi sono convertito? Davanti al Santissimo». Poi continua: «Nel 2005 al Sinodo sull’Eucarestia sapete chi chiamarono i vescovi per farsi spiegare il mistero eucaristico? Non un teologo o un filosofo ma una suora, Madre Elvira. Il motivo? Nella sua opera avevano visto compiersi il vero miracolo eucaristico: far inginocchiare davanti all’Eucarestia giovani come me che si erano persi e che poi da quella preghiera hanno attinto la forza necessaria per cambiare vita. Ognuno di voi è un miracolo eucaristico! Medjugorje mostra al mondo il volto di una Chiesa giovane e viva». Applausi. Poi di nuovo silenzio.
Viene portata in processione la statua della Madonna seguita dalle bandiere delle varie delegazioni. Sono arrivati da ogni parte del mondo: Cina, Macao, Hong Kong, Messico, Nigeria, Guatemala, Stati Uniti, Albania, Brasile, Congo, Colombia, Giappone, Libano. Fino a quel Medio Oriente dove i cristiani sono ormai ridotti al lumicino.
La Messa sulla spianata dietro la chiesa di San Giacomo con le bandiere dei giovani (foto Ugo Zamborlini)
La Messa sulla spianata dietro la chiesa di San Giacomo con le bandiere dei giovani (foto Ugo Zamborlini)

E se fosse tutto falso?

Elena Khilmanovich, 27 anni, arriva dalla Bielorussa. Studiava all'università di Tor Vergata a Roma, inseguiva la carriera («di che cosa poi? per diventare importante?») e a Medjugorje, nella comunità “Luce di Maria”, ha trovato un’oasi dove fermarsi. «Mi mancava la vita interiore, adesso tutti corrono e lo facevo anch’io», racconta. «Ma dov’era il senso? Ad un certo punto mi sono chiesta “voglio veramente vivere così?”». Jean Darido, giovane cantante libanese, fa parte del coro internazionale che accompagna le celebrazioni del festival dei giovani. «È un’esperienza bellissima», dice, «la cosa più bella è sentire, quando canto qui, di essere più vicino a Gesù. E poi prego molto di più». Marco Zoppella, che a Medjugorje arrivò nel ’91 con la Comunità Cenacolo di Madre Elvira («con alcuni dei veggenti giocavo a pallone e ricordo che non passavano mai la palla», ricorda con un sorriso), riassume così: «Da buon muratore bergamasco io sono molto terra terra, concreto. Di segni strani in tanti anni che sono qui non ne ho mai visti. Il vero miracolo di Medjugorje è la preghiera e la guarigione dell’anima. Mentre altrove le chiese si vanno svuotando, qui accade il contrario. È come se questo posto avesse la missione di custodire la fede».
E se fosse tutto falso? Michela, che a Medjugorje arrivò la prima volta per smascherare ciò che ai suoi occhi era solo un grande “imbroglio”, non fa una piega: «Forse non tornerei più in pellegrinaggio ma non posso negare che in questo luogo ho riacquistato la fede e ricominciato a pregare». E Cinzia, sicura: «Da Medjugorje non si torna mai come si è partiti». Sulle note struggenti del violino di Melinda Dumitrescu, che ha abbandonato una carriera di successi per suonare qui, risuona l’inno alla Regina della pace. “Siamo venuti Madre cara / da ogni parte della terra / ti portiam le nostre pene / con le gioie e le speranze. / Il tuo sguardo ci consoli / su noi posa le tue mani”. I ragazzi cantano all’unisono, molti hanno volti radiosi.

In fin dei conti, forse la cosa più importante e affascinante di Medjugorje è ciò che accade e continua ad accadere nel segreto dei cuori. È possibile liquidare tutto questo con un sorriso scettico, allegando magari le ragioni di uno sbrigativo buonsenso? Può darsi di sì ma il rischio è disprezzare l'unità irripetibile delle singole persone che siamo e le vie, misteriose e tutte diverse tra loro, per le quali ognuno arriva alla fede.

Da Hong Kong a Medjugorje:"Vedo che qui le persone vengono e si convertono".

Esperienze di pellegrini di Medjugorje


data: 22.11.2015.


Michelle viene da Hong Kong. Ci ha detto che viene in pellegrinaggio a Medjugorje già da tredici anni. “Sono stata a Medjugorje più di quaranta volte. In Cina noi abbiamo dei siti che riportano i messaggi mensili della Madonna e le sue indicazioni sui cinque sassi, per cui le persone del mio paese formano regolarmente dei gruppi per venire qui. I dati ufficiali dicono che, in Cina, ci sono 27 000 000 di cattolici, ma noi sappiamo che i membri della nostra Chiesa sono di più, anche se è impossibile determinarne esattamente il numero. Le persone in Cina sono veramente entusiaste dei messaggi della Madonna. Tuttavia ad Hong Kong e Macao, che fanno parte della Cina, la gente è più riservata e più attenta a sapere se le apparizioni siano confermate da parte del Vaticano. Così metà dei fedeli e propensa a credere agli eventi di Medjugorje, mentre l’altra metà attende il riconoscimento della Chiesa. Personalmente non ho alcun dubbio riguardo alle apparizioni della Madonna, perché vedo che qui le persone vengono e si convertono. Per me personalmente la Madonna è una vera Madre, mi aiuta nella vita di ogni giorno e in quella di preghiera, affinché io cresca spiritualmente. Ogni volta che ho qualche problema mi rivolgo a lei e so che, insieme a lei, ricevo anche Gesù. Il messaggio della Madonna, per quanto riguarda i giovani, è chiaro: è importante la preghiera, la preghiera in famiglia aiuta i giovani. Dobbiamo unirci nella vita di ogni giorno: ognuno di noi dovrebbe far parte di un gruppo di preghiera. Per questo, ad Hong Kong e Macao, noi abbiamo dei gruppi di preghiera ispirati a Medjugorje. Ad Hong Kong poi si svolge annualmente un Festival dei Giovani come quello di Medjugorje. Vi partecipano centinaia di giovani, che si rinnovano spiritualmente per tre giorni cantando insieme, dando le loro testimonianze ed ascoltando catechesi. I giovani sono veramente essenziali e, soprattutto quando hanno le vacanze estive, vanno portati a rinnovarsi tutti insieme spiritualmente”.
Fonte: http://www.medjugorje.hr/it/attualita/esperienze-di-pellegrini-di-medjugorje,7477.html