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venerdì 5 febbraio 2016

S.Leopoldo protettore dei confessori a Medjugorje dal 1998


  Le spoglie di san Leopoldo Mandić saranno esposte a Roma, nella basilica vaticana di San Pietro, dal 5 al 10 febbraio 2016. La decisione di traslare a Roma il corpo del confessore cappuccino è stata presa da papa Francesco in persona, che ha voluto questo evento in concomitanza con la solenne celebrazione del 10 febbraio, mercoledì delle Ceneri, quando invierà i «missionari della misericordia» in tutto il mondo, affidando loro un compito importante: confessare e perdonare in segno della grande compassione divina.

A Medjugorje ,sul piazzale dei primi confessionali è posizionata la statua in bronzo di S.Leopoldo Mandic frate cappuccino protettore dei confessori, realizzata in grandezza naturale nel 1998 dallo scultore italiano Carmelo Puzzolo.
S.Leopoldo Mandic nacque il 12/5/1866 a Castelnuovo nella Dalmazia meridionale. A 16 anni iniziò gli studi religiosi a Venezia presso i Cappuccini, mentre svolse il suo ministero sacerdotale a Padova nel Convento dei Cappuccini.
Era un piccolo frate, alto solo un metro e quaranta, curvo, malaticcio, con artrite alle mani e difficoltà nel parlare. Persona umile e mite.
Instancabile nel confessionale, una celletta di due metri per tre, vi rimaneva dalle 10 alle 15 ore al giorno e si dedicava in modo particolare alla confessione dei sacerdoti.

statuapadremandicAlla fine del 1940 la salute peggiorava e nell’aprile del 1942 venne ricoverato in ospedale per un tumore all’esofago. Quando rientrò in convento riprese a confessare fino al mattino del 30 luglio quando morì dopo aver tentato di indossare i paramenti per la celebrazione della S.Messa.
Il 14/5/1944 due anni dopo la sua morte vi fu un’incursione aerea degli alleati anglo-americani che rasero al suolo la Chiesa e il Convento, ma miracolosamente venne risparmiato il suo confessionale. Lui stesso aveva predetto “La Chiesa e il Convento saranno duramente colpiti dalle bombe, ma questa celletta no. Qui il Padrone Iddio ha usato tanta misericordia alle anime…….deve restare a monumento della Sua bontà“.

La sua tomba venne riaperta dopo 24 anni e con grande sorpresa il suo corpo venne trovato intatto.
Venne poi beatificato da Paolo VI nel 1976, mentre Papa Giovanni Paolo II lo canonizzò nel 1993.
La festa di S.Leopoldo Mandic viene celebrata il 12 maggio di ogni anno.


 Sui lati della Chiesa di S.Giacomo sono posizionati molti confessionali: da una parte ve ne sono 25 costruiti nel 1990 e restaurati nel 2001, dall’altra 36 inaugurati nel 2012.
Esternamente ad ogni confessionale vi sono delle targhette indicanti la lingua con la quale il confessore accoglierà i penitenti.
Medjugorje è denominata “Il più grande confessionale del mondo“. I confessionali sono affollati da pellegrini che attendono pazientemente il loro turno, a volte confusi, increduli, sfiduciati. Il sacramento della riconciliazione è proprio la celebrazione della grande misericordia di Dio che dona il perdono delle colpe attraverso il Sacerdote, rinascendo nella grazia del Padre.


A Medjugorje c’è un forte richiamo alla rinascita spirituale. Molte persone infatti si confessano dopo molti anni di lontananza dai Sacramenti.
La Madonna ci ha inviato diversi messaggi sulla confessione, vorrei citarne alcuni:

15/01/1984

Molti vengono qui a Medjugorje per chiedere a Dio la guarigione fisica, ma alcuni di loro vivono nel peccato. Costoro non comprendono che devono cercare innanzitutto la salute dell’anima, che è la più importante, e purificarsi. Essi dovrebbero, per prima cosa, confessarsi e rinunciare al peccato. Poi potranno implorare la guarigione
02/08/1981

Coloro che hanno sporcato il mio vestito sono quelli che non sono in grazia di Dio. Confessatevi frequentemente. Non lasciate che nella vostra anima rimanga a lungo anche soltanto un piccolo peccato. Confessatevi e riparate i vostri peccati
06/08/1982

Bisogna esortare la gente a confessarsi ogni mese, soprattutto il primo venerdì o il primo sabato del mese. Fate ciò che vi dico! La confessione mensile sarà una medicina per la Chiesa d’occidente. Se i fedeli si confesseranno una volta al mese, presto intere regioni potranno essere guarite.

San Leopoldo Mandic è il famoso Cappuccino confessore a Padova, morto nel 1942. Le sue apparizioni dopo morte, numerose e ben documentate, costituiscono (come quelle degli altri santi) altrettanti indizi della sopravvivenza. Le guarigioni istantanee di malattie organiche seguite in parecchi casi alle apparizioni indicano che non si tratta di allucinazioni.
Ecco il racconto di una persona guarita.
Il fatto che, in certe apparizioni, il Santo sia stato creduto persona corporea vivente in questo mondo, che sia stato toccato, che abbia portato oggetti fisici, fa pensare ad un corpo parasornatico. Ecco il caso di Teresa Pezzo:
«Ero da molto tempo affetta da gravi disturbi al fegato. Si tentarono varie cure, ma tutto inutilmente, tanto che il 22 ottobre 1946, nonostante il persistere della febbre, venni sottoposta a gravissimo intervento chirurgico di oltre tre ore. Dopo parecchi giorni passati tra la vita e la morte, mi ripresi alquanto e andai a Bovolone presso lo zio Arciprete, monsignor Bartolomeo Pezzo. Per un po’ di giorni tutto andò bene, ma il 4 dicembre dovetti rimettermi a letto perché mi ritornarono fortissimi i dolori; la febbre risalì oltre i 40, ricominciò il vomito quasi continuo, tanto che non potevo ritenere nemmeno una goccia d’acqua. Si aggiunse un gonfiore duro e voluminoso al di sopra del taglio dell’operazione; i dolori continui e acutissimi si estendevano alla gamba e al braccio destro. Divenni così debole che non potevo quasi più parlare. Il medico curante dichiarò che si era ritornati allo stato di prima dell’operazione e forse peggio.
Dietro esortazione di un padre cappuccino, di passaggio da Bovolone, il giorno 8, domenica, cominciai la novena di Padre Leopoldo e posi una sua reliquia sulla parte ammalata. Martedì notte, mi addormentai alle 11.30. Suonava mezzanotte quando all’improvviso mi apparve Padre Leopoldo. Era identico alla sua immagine, ma senza stola e molto più bello. La stanza, quantunque la luce fosse spenta, era illuminata a giorno. Il Padre si avanzò sino quasi al mio letto. Tra noi due avvenne il dialogo seguente:
“Mamma! Mamma!” gridai io tra gioia e lo spavento.
“Non aver paura!” disse Padre Leopoldo. “Tu ti accosti tutte le mattine alla santa comunione a letto, non è vero?’
“Sì, Padre’
“Domani” continuò Padre Leopoldo mettendomi una mano sulla spalla “alle 8 vai in chiesa, ascolta la santa messa e fai la comunione, perché sei guarita. E ogni giorno dovrai recitare una corona di Gloria Patri. Questo per tutta la vita’
“Sì, Padre, anche due!”.
“Brava! Tu hai sofferto molto nella tua vita, specie in questo ultimo periodo, ma questo, cara, lo troverai nella eternità! Tu devi sempre fare del bene al mondo e, se ti giungerà qualche brutto momento, dolori e malattie, sopporta tutto con rassegnazione e soffri tutto per amore di Dio”.
“Padre, che grazia!’
“Quando termini la novena?”.
“Lunedì “.
“Allora tornerò lunedì a mezzanotte perché ho molte cose da dirti. Intanto ti dò la benedizione”.
«Mi benedisse e scomparve dicendo: “Sia lodato Gesù Cristo!” ».
«Scomparso Padre Leopoldo, mi scossi. Credevo di aver sognato, ma mi trovai perfettamente guarita. Non più dolori al fegato, scomparso il gonfiore, i dolori alla gamba e al braccio, cessata la febbre.
La zia, che dormiva in camera con me, aveva sentito tutte le parole mie, ma non quelle di Padre Leopoldo, e non aveva visto nulla.
La mattina mi alzai, scesi frettolosa le scale, mentre il giorno prima non potevo nemmeno reggermi in piedi, andai in chiesa alla Messa delle 8, feci la santa comunione, rimasi a lungo in preghiera e poi, ritornata in canonica, mangiai con un appetito formidabile senza sentire alcun disturbo.
Ero perfettamente guarita.
Il fatto suscitò nel paese una grande impressione, perché a tutti era nota la mia dolorosa condizione, e si accese una vivissima attesa della nuova apparizione promessa. Gran numero di persone m’incaricarono di presentare a Padre Leopoldo domande su diverse cose.
Alla mezzanotte tra il 16 e il 17 dicembre, Padre Leopoldo mi comparve di nuovo, circonfuso di luce, in modo da illuminare la stanza a giorno. Mi parlò di molte cose riguardanti la mia vita spirituale e mi raccomandò in modo particolare di pregare. Poi rispose alle domande che gli presentavo. Io scrivevo le risposte man mano che Padre Leopoldo parlava, e le scrivevo alla luce della visione perché la lampada era spenta. La zia che dormiva nella stessa camera e un sacerdote fuori dalla porta udivano le mie parole, ma non vedevano nulla e non sentivano le parole del Padre. Appena questi scomparve, io accesi la lampada esclamando: “Che bellezza! Che bellezza!”. Tenevo in mano il foglio che avevo scritto sotto dettatura di Padre Leopoldo, con la penna fornitami dallo stesso Padre.
Mia zia mi disse poi che durante la visione c’era per lei nella stanza buio perfetto, mi aveva sentito far scorrere velocemente la penna sulla carta, ma che quando Padre Leopoldo scomparve e si accese la lampada, essa vide in mano mia il foglio scritto, ma non la penna con cui l’avevo scritto.
Rileggendo le risposte di quel foglio, rilevai una cosa molto importante: Padre Leopoldo si lamenta quasi con tutti che pregano poco e male, e insiste con tutti che preghino di più se vogliono che Dio li benedica».

Valdi porro (Verona), 28 dicembre 1946: Teresa Pezzo.


Un apostolo della Misericordia:San Leopoldo Mandic' - Eco di Maria nr. 145
Questo cappuccino croato incarnò nella sua vita la parabola del Padre misericordioso che attende il "figlio prodigo". Per questo il richiamo del Papa alla confessione nell'Anno Santo trova in lui un modello eccezionale del ministero in cui il Padre vuol far scoprire ai figli peccatori il suo Cuore.
La celletta della Misericordia - Nato a Castelnuovo di Cattaro, sulla costa dalmata, nel 1866, era tanto piccolo (m 1.35), debole, claudicante per l'artrite deformante ai piedi, aveva un difetto di pronuncia che gli impediva di predicare e così fu sempre adibito alle confessioni. Nella sua celletta-confessionale del convento cappuccino di Padova, dove oggi i fedeli accorrono al suo corpo incorrotto, confessò per trent'anni dalle 10 alle 15 ore al giorno. Ma la città di Padova non si accorse subito del piccolo grande santo che ospitava.
Di se stesso P. Leopoldo diceva: "Sono veramente un uomo da nulla, anzi ridicolo". E così veniva ritenuto dai frati e dalla gente. Perfino i bambini lo deridevano per strada e gli mettevano i sassi nel cappuccio... Dicevano che "era un confessore ignorante, di manica troppo larga, che assolveva tutti senza discernimento". Poi progressivamente la città cominciò ad avviarsi a quel confessionale, alcuni mandati anche da P. Pio che usava dire: "Avete un Santo, perché venite da me?!"
Poco prima di morire nel 1942, P. Leopoldo fece questa profezia: "La città sarà bombardata molte volte, questo convento sarà duramente colpito, ma questa celletta no. Qui il padrone Dio ha usato molta misericordia alle anime: deve restare il monumento della sua bontà". Infatti i bombardamenti del 1944 distrussero il convento, ma la celletta rimase in piedi... Ma cosa avveniva in quella celletta? Se colui che vi entrava mostrava un po' di esitazione o qualche impaccio, P. Leopoldo si alzava in fretta e gli andava incontro allargando le braccia: "Si accomodi, signore, si accomodi... Non abbia paura sa, non abbia riguardo... Vede, anch'io, benché frate e sacerdote, sono tanto misero. Se il Padrone Dio non mi tenesse per le briglie, farei peggio degli altri...".
Tuttavia P. Leopoldo non riduceva la confessione a qualche minuto. Si tratteneva a volte molto a lungo. E non era dolce quando si cercava di scusare il male o minimizzarlo. Lo diventava invece infinitamente se lo si riconosceva con umiltà. Ci basti questo episodio.

Un giorno un uomo entrato in quella celletta si ostinava a difendere i suoi numerosi peccati con sottili ragionamenti. P. Leopoldo le aveva provate tutte ma poi, di fronte alla raffinata derisione dell'uomo, si era alzato in piedi e aveva esclamato: "Se ne vada! Se ne vada! Lei si mette dalla parte dei maledetti da Dio!". L'uomo quasi svenne dalla paura e si prostrò a terra piangendo; allora P. Leopoldo lo sollevò e, abbracciatolo, gli disse: "Vedi, ora sei di nuovo mio fratello".
Talvolta confessava anche con la febbre e saltava i pasti vedendo la fila dei penitenti. Non di rado, finite le confessioni, faceva lunghe preghiere, di notte. A molti penitenti aveva promesso: "Farò io penitenza per te, pregherò io per te". Una volta disse: "Se il Crocifisso mi avesse a rimproverare della 'manica larga' gli risponderei: questo cattivo esempio, Paròn Benedeto (Padrone Benedetto), me l'avete dato voi! Ancora non sono giunto alla follia di morire per le anime!"...
Apostolo dell'unità - Dietro questa vocazione c'è però un segreto. "Quando avevo 22 anni, dice lui stesso, ho sentito la voce di Dio che mi chiamava a pregare e a meditare per il ritorno degli ortodossi all'unità cattolica". Ne fece un voto. Era la sua "santa pazzia", dicevano i suoi confratelli; ne parlava a tutti e sperava di realizzare questa chiamata, concretamente, tornando in Croazia. E sembrava cosa fatta quando la città di Fiume venne annessa all'Italia e lui destinato a quel convento. Ma il Vescovo di Padova tanto fece che ottenne dal Provinciale di mantenerlo nella sua città dove tutti lo reclamavano. Sembrava una sconfitta. Ma non fu così.
Un confratello che si meravigliava per questo cambiamento, gliene chiese ragione e così rispose P. Leopoldo: "Tempo fa ebbi l'occasione di incontrare una santa persona che dopo la comunione mi disse: «Padre, Gesù mi ha ordinato di dirle che ogni anima che lei assiste qui nella confessione è il suo Oriente»". E da allora fece proprio così. Trattava ogni penitente come se la conversione all'unità del suo popolo dipendesse da quella del peccatore che aveva davanti.
Così anche nella Santa Messa - che offriva sempre, se poteva, per questa intenzione - sentiva una sofferenza fisica per la rottura dell'unità e, immedesimandosi a Cristo, piangeva a volte fino a bagnare la tovaglia dell'altare... Dio gli concesse di fare miracoli già in vita; ma lui sosteneva che non c'entrava niente: "Che colpa ne ho io -diceva- se vengono con tanta fede e se, per la loro fede, il Padrone Dio li esaudisce?"
Leggeva nelle anime. Un signore, che da anni non si confessava, era stato trascinato lì dagli amici e pensava tra sé: "Mi metto in coda e poi, quando se ne sono andati tutti, me ne vado anch'io prima che mi tocchi entrare in quello stanzino". Ma di colpo uscì fuori P. Leopoldo e, andando dritto a lui gli disse: "Venga avanti lei, signore... L'aspettavo sa, l'aspettavo...". E poi, una volta dentro: "Lei non voleva venire... ma non si preoccupi... le dico io quello che ha fatto... E' questo quello che ha fatto, vero? E ora è pentito, vero? Allora Dio le perdona tutto. La ringrazio di essere venuto a portarmi tanta gioia, ma l'aspetto ancora, sa... Venga e saremo buoni amici...". Ecco, ci auguriamo che con un buon confessore possiamo incontrare nell'intimo il nostro Padre del cielo...
P. Leopoldo tornò al Padre il 20 luglio 1942 pronunciando le ultime parole della Salve Regina, che aveva sempre chiamato con tenerezza "la Paròna Benedeta"... Il Santo, riprodotto in una statua bronzea a Medjugorje, sembra lì a proteggere e a ispirare i confessori nel loro ministero di misericordia.




Fonte: http://www.progettomedjugorje.it/luoghi/confessionali

http://medjugorje.altervista.org/doc/aldila/venutidallaldila//07-san_leopoldo.php  

http://medjugorje.altervista.org/doc/divinamisericordia/sanleopoldomandic.html 

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